di Ivano Porfiri e Maurizio Troccoli
Sotto il tappo della compostezza ribolle un paese colmo di rabbia. «Giustizia per Luca». E’ il grido di un corteo silenzioso e composto, al quale si sono uniti centinaia di cittadini di Ramazzano, forse in duemila, e non solo che ha attraversato il piccolo centro alle porte di Perugia. Qui, in una villetta isolata, venerdì sera poco dopo le 22.30 Luca Rosi, 38enne impiegato di banca, è stato barbaramente ucciso da tre banditi con quattro colpi di pistola dopo un tentativo di rapina. Con le mani legate si era alzato da terra e aveva detto ai rapinatori di lasciar stare la sua fidanzata. Sotto una pioggia battente sono ora le mani degli amici di Luca che aprono il corteo, tutti con addosso il k-way della squadra di calcio del Ramazzano (il cui cassiere era proprio Luca Rosi), a tenere in mano lo striscione con su scritto «Ciao Luca». Dietro, altri amici ne sorreggono un altro con quel grido: «Giustizia per Luca».
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Il grido silenzioso Un grido urlato da un corteo dove regna un silenzio quasi irreale. Tutto il percorso che dalla villetta dell’omicidio porta al cva di Ramazzano è stato transennato e punteggiato dalle fiaccole accese dei cittadini. Poco dopo le 21 il silenzioso corteo è arrivato al cva che non riesce a contenere la folla dei partecipanti. Dentro c’è il padre di Luca Rosi, Bruno, tenuto sottobraccio dal sindaco di Perugia Wladimiro Boccali. Da una parte c’è la fidanzata di Luca Rosi, Mary Mirabassi, abbracciata da tutti in un clima di enorme commozione per un atto così barbaro da aver scioccato una regione intera e straziato di dolore un piccolo paese tranquillo.
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La rabbia di Ramazzano Le esequie di Luca Rosi saranno celebrate nei prossimi giorni dall’arcivescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti. Ad annunciarlo, durante un breve discorso nel cva di Ramazzano, il vicario del vescovo monsignor Paolo Giulietti. I funerali, come spiegato sempre lunedì dal sindaco Boccali, si terranno in una città a lutto. Durante il discorso di don Giulietti non sono mancati mugugni e rabbia da parte di alcune persone che assistevano alla breve cerimonia. In particolare per due passaggi: quello in cui don Giulietti invita a «smetterla di essere chiusi nei propri interessi» e quello in cui invita a «buttarla la pistola se ce l’abbiamo in casa». A Ramazzano è il momento della rabbia, seppur composta, non del perdono.
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Esigenza di giustizia «C’è esigenza di giustizia per Luca – ha detto Giulietti -: non ci deve essere impunità per chi ha commesso un delitto così efferato. Ma la domanda che dobbiamo porci stasera è: “Qual è la giustizia che possiamo rendere noi a Luca?” E’ quella, come ci dicono le Scritture, di non diventare più cattivi, di non lasciarci catturare dal male. Continuiamo a dire ai bambini che non bisogna avere paura degli altri, smettiamola di essere chiusi nei nostri interessi. Stasera siamo tutti insieme e poi ognuno andrà per conto suo, ma la morte di Luca non ci deve rendere più cattivi e diffidenti, non insegniamo ad aver paura degli altri. Se abbiamo una pistola dentro casa buttiamola via».
La fidanzata: pena di morte Al sindaco Boccali si è avvicinata poi la compagna di Luca Rosi: «Chiappatelo – ha detto in dialetto perugino -: li dovete chiappare». Prendeteli. «Io – ha continuato – sono l’esempio sbagliato, ma dopo che me lo hanno ammazzato di fronte agli occhi sono per la pena di morte. Tu – ha detto a Boccali – questa città e questa famiglia le devi difendere. Questi qua me li dovete portare di fronte agli occhi. Si sono accaniti: è stato un massacro». Una parola ripetuta tre volte.
Boccali: sento la rabbia della gente «Caro Bruno – ha detto Boccali rivolgendosi al padre – ti porto la vicinanza mia personale e quella di tutta la città per uno dei delitti più feroci che noi ricordiamo. Sento la responsabilità di rappresentare tutte le istituzioni, il Comune, lo Stato, le forze dell’ordine. Tutti abbiamo un unico obiettivo: dare giustizia a Luca, ai suoi cari e a tutti noi. Sento in me tutta la rabbia della gente che chiede di fare di più, di prenderci le nostre responsabilità. La mamma di Luca sabato mattina mi ha detto “fate di tutto perché chi può assicuri alla giustizia queste persone”: noi non abbiamo intenzione di girarci dall’altra parte. Ai nostri parlamentari – alcuni presenti a Ramazzano – chiedo invece una legislazione che ci aiuti di più ad assicurare certezza della pena».
Furto a Casa del Diavolo Proprio mentre la gente era raccolta nel cva si è diffusa una notizia che ha acuito ancora, se possibile, il sentimento di esasperazione: un furto intorno all’ora di cena in un’abitazione a casa del Diavolo. Rientrati in casa, i proprietari hanno trovato un infisso forzato. Non mancava quasi nulla, c’era solo il filo del decoder tirato via: probabilmente i ladri hanno sentito un rumore e sono fuggiti.


derubati dal superfisco di giorno saccheggiati di notte dai ladri…