Accusati di trafficare almeno 50 chili di cocaina al mese, rifornendo perfino alcuni clan camorristici. La Procura di Perugia ha chiesto e ottenuto sei misure cautelari per altrettanti cittadini albanesi, si tratta di quattro uomini, per i quali è scattato il carcere, e due donne, che sono le mogli di due degli indagati, ma a cui sono stati concessi i domiciliari essendo mamme di bimbi in tenera età. Per tutti l’accusa è associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga.

L’inchiesta, con le indagini che sono state delegate alla Guardia di finanza, è considerata uno sviluppo di quella che nel gennaio 2025 ha portato all’arresto del 47enne di Foligno Gian Paolo Coresi e al sequestro di 65 chili di cocaina, gran parte dei quali nascosti nel controsoffitto della pizzeria di Coresi.

Il carcere è stato ordinato per un 37enne albanese domiciliato a Spello considerato il capo della presunta associazione per delinquere smantellata in queste ore e di cui farebbero parte anche un 43enne di Foligno detto “lo zingaro”, un 41enne residente a Perugia e un 34enne di Signa (Firenze). Ai domiciliari con la stessa accusa la moglie del capo, una 31enne albanese di Spello. Stessa misura anche per la moglie dell’indagato residente in Toscana, una 36enne che pure viveva a Signa.

Il gruppo è considerato una cellula con base operativa a Foligno, ma operante all’interno di un’organizzazione internazionale facente capo a un cittadino albanese che vivrebbe negli Emirati Arabi Uniti, motivo per cui veniva chiamato “Dubai”. I finanzieri, coordinati dal procuratore aggiunto di Perugia Gennaro Iannarone, avrebbero documentato 40 episodi di cessione di ingenti quantitativi di cocaina a partire dal maggio 2025, attraverso i quali i sei indagati avrebbero movimentato almeno 200 kg di polvere bianca.

Per trafficare chili e chili di cocaina, hanno riferito gli inquirenti, gli indagati raggiungevano in pieno giorno i parcheggi di alcuni centri commerciali di Roma portando con sé mogli e figli. Nel tentativo di non dare nell’occhio lo spostamento dei pacchi di cocaina da un’auto all’altra avveniva mentre le donne, oggi ai domiciliari, si dedicavano alla cura dei piccoli.

Nel giugno scorso è stato preso in flagranza il capo del gruppo, il 37enne albanese residente a Spello, che in un sofisticato doppiofondo dell’auto, ricavato sotto il pianale posteriore dell’auto, aveva piazzato 10 kg di cocaina: il nascondiglio si apriva soltanto a motore acceso, attraverso la combinazione di una serie di tasti collocati sia sul cruscotto che sotto al sedile del guidatore. A carico del capo della cellula di trafficanti trovato coi 10 kg è scattata la perquisizione domiciliari, da cui sono spuntati altri 13 kg della stessa sostanza, 55 mila euro in contanti e una pistola Beretta calibro 6,35 risultata rubata a un parente di un appartenente delle forze dell’ordine. Altri 2 kg della stessa droga sono stati trovati a Foligno a casa del padre del 37enne.

Per le indagini coordinate da Iannarone, i finanzieri si sono potuti avvalere di intercettazioni sia telefoniche che ambientali, ma anche di sistemi di localizzazione satellitare, oltreché di appostamenti e pedinamenti. Le indagini avrebbero svelato ramificazioni in molte regioni d’Italia e contatti con altri soggetti sia di nazionalità sia albanese che italiana, stanziati a Perugia, Roma, Bari e Napoli. Ed è nel capoluogo campano che sarebbero emersi rapporti con clan di spicco della camorra, ai quali la presunta associazione per delinquere albanese avrebbe consegnato cocaina.

Il 37enne albanese di Spello, considerato il promotore della presunta associazione, organizzava per conto dei vertici dell’organizzazione di narcotrafficanti, il trasporto di ingenti quantitativi di cocaina, che poi distribuiva ad altri gruppi attivi di fatto in tutta Italia. A complicare le indagine l’impiego dei criptofonini, che non sono intercettabili: nove i telefoni complessivamente sequestrati, di cui due criptati.


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