di Francesca Marruco
«Dopo aver denunciato Don Lucio Gatti, sono stato avvicinato due volte dal cappellano del carcere Don Cesare Piazzoli. Una volta, quando ero in carcere, voleva sapere di più della mia denuncia per molestie. Poi venne a cercarmi anche a casa, quando mi avevano trasferito agli arresti domiciliari, sempre per parlare dello stesso argomento. In quell’occasione mi lasciò anche un foglio col numero del vicario della Curia arcivescovile di Perugia. Mi disse di contattarlo per parlare di quanto successo con don Gatti». È quanto ha riferito al giudice Lidia Brutti durante l’incidente probatorio uno dei ragazzi che hanno denunciato per molestie l’ex numero uno della Caritas di Perugia, sospeso per cinque anni dal sacerdozio per questi fatti, don Lucio Gatti.
La denuncia È lui, tra i cinque che hanno sporto denuncia, ad aver raccontato il fatto più recente, che, secondo il suo racconto, sarebbe avvenuto il 18 ottobre dello scorso anno. «Appena partiti ( dal carcere verso la comunità, ndr) abbiamo iniziato a parlare del più e del meno sempre del contesto carcerario e del periodo relativo alla mia detenzione – aveva raccontato in sede di denuncia – neanche cinque minuti dopo la partenza dal carcere, Don Lucio Gatti, con fare disinvolto poneva la sua mano sinistra sul mio collo precisamente sulla parte sinistra, alzando con le dita il maglione a collo alto che indossavo, chiedendomi dove fosse il tatuaggio che aveva visto in un colloquio in carcere. Il tutto in quel momento sembrava un gesto quasi normale e privo di qualsiasi tipo di malizia o intenzioni, da me al momento non percepite, successivamente dopo non aver opposto resistenza a questo gesto, il sig. Don Lucio Gatti ha posto la sua mano destra sopra i miei organi genitali, logicamente ricoperti da jeans, ha trattenuto la mano per circa cinque secondi per poi dopo un mio sguardo attonito, toglierla e ricollocarla sul pomello del cambio della sua auto. A quel punto ho avuto il primo impulso di colpirlo al volto con un pugno ma fortunatamente ho subito realizzato che, dopo un anno di detenzione, sarei passato direttamente dalla parte del torto e decisi di lasciar perdere e denunciare l’accaduto direttamente alle forze dell’ordine. Abbiamo continuato a parlare come se nulla fosse successo, anche se sentivo rabbia ne malessere».
La decisione Il giovane ha raccontato poi di aver passato una notte insonne «a causa del forte risentimento causato dal gesto subito» e di aver «subito comunicato ai responsabili della comunità presenti la mia intenzione di tornare in carcere motivando la mia incompatibilità con la struttura». Racconta poi che quando il pomeriggio i carabinieri lo prelevarono da San Fatucchio raccontò loro tutto, fece lo stesso con i militari della caserma di Castiglione del Lago, e con la polizia penitenziaria quando rientrò in carcere.
L’incidente probatorio Lui, e altri quattro giovani, due nigeriani, un italiano e un rumeno, mercoledì mattina sono stati ascoltati a Perugia dal gip Lidia Brutti con la formula dell’incidente probatorio richiesto dal pm titolare delle indagini Massimo Casucci. Tutti e cinque, difesi dagli avvocati David Zaganelli, Massimo Brazzi, Federico Mazzi e Alessandro Fratini, hanno confermato le loro accuse contro l’ex numero uno della Caritas perugina.
Le diverse storie Tra loro c’è chi dice di essere stato costretto a subire un rapporto sessuale completo con don Lucio. Chi dice di essere stato toccato nelle parti intime e baciato dall’ex sacerdote. Chi di aver subito carezze spinte da un uomo che, a sentire i loro racconti, poteva decidere dei loro destini.
La difesa A sentire il legale del principale indagato, l’avvocato Nicola Di Mario, dalle quasi dieci ore di udienza è uscito un «incidente probatorio estremamente proficuo perché sono emersi dei tratti di inverosimiglianza persino logica». Adesso sarà il pm a dover decidere il da farsi e avviarsi probabilmente verso la chiusura delle indagini.
