di Francesca Marruco
Verranno sentiti mercoledì mattina con la formula dell’incidente probatorio i cinque ragazzi che hanno denunciato per molestie e violenza sessuale il sacerdote perugino don Lucio Gatti. A chiedere che la testimonianza fosse resa in questi termini era stato il pubblico ministero titolare dell’indagine Massimo Casucci. L’udienza, fissata inizialmente per il 26 novembre scorso, era stata rinviata a causa di una richiesta della difesa.
Sarà dunque mercoledì il giorno in cui i ragazzi, alcuni ex detenuti e altri ex tossicodipendenti, davanti al giudice Lidia Brutti, racconteranno le loro storie. Che, in virtù della formula dell’incidente probatorio, diventeranno ‘prove’ pronte per un eventuale processo. La vicenda dei presunti abusi in alcune strutture della Caritas di Perugia e provincia, all’epoca gestite dal sacerdote, era emersa lo scorso anno, a fine novembre, quando anche la trasmissione ‘Le Iene’ si era interessata del caso.
Dì lì a poco, alcuni giovani avevano sporto denuncia e la Curia di Perugia aveva istituito una commissione d’inchiesta. Alcuni dei ragazzi vennero ascoltati immediatamente dalla stessa commissione che, al termine dei lavori, aveva deciso di sospendere il sacerdote per cinque anni. Lo aveva reso noto la stessa curia con una nota stampa del 30 aprile scorso.
Don Lucio Gatti, difeso dall’avvocato Nicola Di Mario, aveva anche chiesto di essere ascoltato dal pubblico ministero e aveva sostenuto la sua estraneità ai fatti che gli venivano addebitati. Il sacerdote aveva detto infatti di non aver mai obbligato nessuno a fare niente.
«Erano loro che mi chiedevano baci, abbracci e carezze – aveva detto al pubblico ministero- . Erano loro che mi chiedevano di dormire insieme. E io acconsentivo. Ma mai con nessuno di loro è accaduto qualcosa con caratteristiche anche lontanamente sessuali. Mai nessuno di loro è stato spinto a fare qualcosa da me contro la loro volontà».
Un ragazzo disse che Don Gatti lo costrinse ad avere un rapporto con lui. Il prete, ora sospeso dal sacerdozio per cinque anni dalla Curia vescovile di Perugia, nega che quell’evento «si sia mai storicamente verificato». Così come anche quello relativo alla denuncia di un altro giovane che dal carcere doveva essere trasferito in comunità che ha raccontato di essere stato molestato dal sacerdote.
Lo scontro tra la tesi del sacerdote e quella dei ragazzi che lo accusano emergerà dunque in tutta la sua statura e per i giudici sarà molto difficile stabilire come siano andate veramente le cose. Le denunce non sono arrivate a ridosso dei fatti, ma anni dopo. Per chi difende il sacerdote può voler dire molte cose negative.
Invece le presunte vittime hanno spiegato di non aver denunciato nulla subito perché la loro condizione, anche la loro libertà in alcuni casi, dipendeva da una parola del sacerdote. Un ragazzo straniero ha raccontato di non averlo denunciato perché aveva paura che poi non avrebbe ottenuto il permesso di soggiorno. Un ragazzo italiano tossicodipendente disse di non averlo fatto per paura di ritorsioni all’interno della comunità.
E nel registro degli indagati di questa triste storia è finito anche un collaboratore del sacerdote, indagato per abuso dei mezzi di correzione. Anche lui, interrogato dal pubblico ministero ha respinto ogni addebito. Dopo l’incidente probatorio, il magistrato Massimo Casucci, si avvierà probabilmente verso la chiusura delle indagini.

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