La piscina di una delle case confiscate dalla finanza

Beni immobili, autovetture, motoveicoli, quote societarie ed orologi di pregio per un valore complessivo superiore  ai 3 milioni di euro, sono stati confiscati dai finanzieri del comando provinciale di Perugia, a Claudia Pasqua, la consulente della Fondazione Umbria contro l’usura condannata a tre anni per falso e peculato. La confisca è arrivata adesso  che ala sentenza è passata in giudicato, al termine di una complessa indagine patrimoniale.

I beni confiscati L’indagine prende spunto dal costante monitoraggio che gli uomini del Gico del Nucleo di polizia tributaria di Perugia eseguono a carico di quei soggetti che, condannati per specifici reati di criminalità organizzata e contro la pubblica amministrazione, risultano possedere patrimoni e disponibilità economiche sproporzionate alle loro fonti di reddito. In tale contesto, è emerso che Claudia Pasqua pur dichiarando al fisco somme esigue, risultava possedere vari immobili, uno a Perugia, uno a Santa Teresa di Gallura, in provincia di Sassari, un altro a Torgiano con piscina e giardino, sei garage, uno scooter, due  autovetture, tra cui un Suv di grossa cilindrata, svariate quote societarie e numerosi orologi di varie marche, tra cui Rolex, Cartier ed Hamilton.

Decisione del gip Per tali beni, il cui valore stimato è superiore ai  tre milioni di euro, è stata richiesta ed emessa dal gip del Tribunale di Firenze l’applicazione dell’articolo 12 sexies del decreto legge n. 306/1992 che, in caso di condanna per determinati gravi reati, prevede la confisca del danaro, dei beni o delle altre utilita’ di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui anche per interposta persona fisica o giuridica risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica. Si tratta, in sostanza, di una misura di sicurezza di carattere patrimoniale che comporta la confisca di beni che non sono direttamente frutto del reato, ma dei quali la persona responsabile dei delitti non è stata in grado di giustificarne le ragioni del possesso.

La storia La consulente era stata arrestata nel luglio del 2008 dal Gico della guardia di finanza, e lo scorso anno la donna aveva scelto di patteggiare tre anni di pena. Dalla vicenda era emerso che sin dal 2007 la commercialista, falsificando la firma del presidente Piero Cenci, era riuscita a far arrivare sui suoi conti correnti migliaia di euro che arrivavano mensilmente. Ora con i beni confiscati verranno risarciti coloro che vantano crediti nei suoi confronti, a partire forse dalla stessa Fondazione umbra contro l’usura.