di Francesca Marruco
Non contento di averlo preso a bottigliate, era salito in casa del fratello (agli arresti domiciliari) e aveva preso un coltello, con cui ha colpito nuovamente un suo connazionale tunisino 29enne. Il fatto di sangue, che ha destato molta preoccupazione nelle forze di polizia perché sembrava essere un preludio alla rottura della ‘pax’ che sembra esserci tra gli spacciatori in questi ultimi mesi, si è verificato il 2 giugno scorso in via Cortonese.
L’aggressione Il tutto è iniziato nei pressi di un bar gestito da cittadini orientali. Il tunisino poi arrestato, classe 1988, ha aggredito un connazionale prima a pugni e poi anche a bottigliate. Per difendere l’uomo aggredito, il cugino ha provato a mettersi in mezzo e sembrava che la cosa fosse finita lì. Invece l’aggressore, un uomo alto quasi due metri e molto robusto, si era solo allontanato per prendere un coletellaccio da cucina da casa del fratello, detenuto agli arresti domiciliari.
Il coltello Quando è sceso di nuovo in strada, ha colpito nuovamente il tunisino, affondando il coltello nel torace. Se non fosse stato soccorso in tempo, hanno specificato i medici dell’ospedale di Perugia che lo hanno soccorso e poi gli hanno asportato la milza, sarebbe morto senza alcun dubbio. Di lì, l’accusa di tentato omicidio aggravato per Ouasiai Atef, attualmente in stato dio fermo per indiziato di delitto.
Arrestato Il tunisino, pluripregiudicato come anche gli altri due, tutti per reati specifici, è stato arrestato mercoledì sera dagli uomini del reparto prevenzione crimine guidato da Michele Santoro che lo hanno notato durante un controllo. Sulla sua identità erano arrivati i poliziotti della seconda sezione della squadra mobile di Perugia guidata da Roberto Roscioli. La conoscenza completa di tutte le facce che popolano il mercato dello spaccio a Perugia, ha permesso ai poliziotti di individuare ben presto chi era il colpevole, nonostante inizialmente la vittima fosse restia a collaborare e aveva anche negato che il testimone fosse suo cugino.
Spaccio piazza diminuito Poi però, messi alle strette dagli uomini della squadra mobile di Marco Chiacchiera, hanno indirizzato le indagini nella giusta direzione. E in pochissimo tempo il colpevole è stato individuato e assicurato alla giustizia. «Lo spaccio di piazza – ha puntualizzato il capo della squadra mobile Chiacchiera – è molto normalizzato rispetto a prima. Adesso se voglio la droga, o conosco un pusher o non la trovo tanto facilmente come prima. Questo non vuol dire che il problema spacio sia risolto, anzi, c’è ancora molto da fare, ma la guardia da parte nostra è altissima e questa operazione ne è una prova tangibile».
