di Francesca Marruco
Sei denunce tre referti ospedalieri con prognosi da sette a quindici giorni. L’ultima denuncia presentata la scorsa settimana quando il compagno le dà uno schiaffone in faccia. La donna a quel punto chiama il 113. E da quel momento abbandona la casa in cui viveva con lui, dopo aver ricevuto il fondamentale aiuto di uno degli operatori dell’associazione Margot, che da poco ha aperto uno sportello per uomini violenti e che da qualche anno è al fianco delle donne maltrattate, che l’ha accolta in casa sua.
Margot «Noi – racconta l’operatore di Margot – abbiamo un numero di telefono e lei ci aveva chiamato due mesi fa perche già c’era stata già una situazione pericolosa e lei aveva deciso di smettere con questa persona, noi quindi le avevamo dato un appuntamento per vedere come lavorare e quale fosse la soluzione migliore per lei di fronte a leggi standardizzate».
Progetti sulla persona «Per esempio se vai in un centro antiviolenza non puoi andare a lavorare e questo può essere un problema per alcune donne. Ci sono situazioni variegate e noi cerchiamo, per quello che possiamo fare perche siamo professionisti ma volontari -, di fare dei piccoli progetti sulle persone, vedere di cosa hanno bisogno. Facciamo interventi personalizzati». Esattamente come quelli che vengono attuati nei confronti delgi uomini violenti che chiedono aiuto al centro ascolto istituito proprio per gli uini che maltrattano le donne.
A casa di uno sconosciuto Insomma la donna prima chiese aiuto e poi però non andò agli appuntamenti. Fino a che sabato scorso, dopo che è stata nuovamente aggredita dal compagno, ha deciso di chiedere di nuovo il loro aiuto, dopo aver chiamato il 113. «Sabato scorso – spiega l’operatore di Margot – il magistrato ha ritenuto che non ci fossero le prerogative per un arresto e i poliziotti le hanno proposto di andare in una casa protetta. Ma la donna ha rifiutato perché da li non potrebbe muoversi. La donna ha ricevuto molta solidarietà nel quartiere ma non poteva bastare e quindi le ho proposto di venire a casa mia. Non mi aveva mai vista eppure è salita in macchina fidandosi di me».
Prestito d’onore «Lei adesso sta da una persona che la protegge e stiamo mettendo in atto con la psicologa un intervento di sostegno. Abbiamo preso i vestiti da casa e se n’è andata. A lei servirebbe un prestito, magari sarebbe bene istituire un prestito d’onore per tutte quelle donne che vogliono uscire da una situazione di maltrattamenti e molto spesso non lo fanno anche per difficoltà economiche». Quindi intanto per sottrarsi alle violenze dell’uomo che un tempo amava ha dovuto lasciare casa e il suo esercizio commerciale, in cui lavora anche lui. Giovedì mattina è infine saltata l’udienza preliminare davanti al giudice Avenoso che avrebbe dovuto valutare una delle sei denunce presentate dalla donna contro il suo uomo violento.
