di Fra. Mar.
E’ iniziato martedì mattina il processo all’infermiere del Santa Maria della Misericordia di Perugia , rinviato a giudizio perché, secondo quanto emerso, avrebbe molestato una paziente mentre la donna era ricoverata. La donna, ventenne all’epoca dei fatti, si è costituita parte civile con l’avvocato Giuseppe De Lio, tramite cui chiede un risarcimento di 200 mila euro.
L’accusa Secondo quanto recita il capo d’imputazione, le indagini furono condotte dal pm Massimo Casucci, mentre martedì mattina in aula l’accusa era sostenuta dal pm Manuali, l’infermiere, D.N.,«con violenza e abusando della condizione di inferiorità fisica della donna, costringeva quest’ultima a subire atti sessuali, in particolare, quale infermiere, col pretesto di misurarle la temperatura, quale paziente ricoverata per una colica renale, le alzava la maglietta toccandola sul rene destro, le metteva le mani su entrambi i fianchi, le abbassava i pantaloni del pigiama fino allaltezza del pube toccandole la pancia fino all’altezza delle ovaie. Dinanzi alle resistenze della donna che gli restituiva il termometro, le abbassava nuovamente la maglietta mettendole di nuovo le mani sui fianchi, salendo poi fin sotto le ascelle e poggiando volontariamente il suo braccio sinistro sul seno destro della ragazza».
I legali Secondo la ricostruzione dell’avvocato di parte civile De Lio, l’imputato è difeso da Francesco Bianchini,«la ragazza, che all’epoca dei fatti aveva solo ventanni, da allora non è più riuscita a rapportarsi serenamente con persone di sesso maschile. La ragazza si è sentita fragile e disorientata, e ha ancora ricorrenti crisi di pianto». L’avvocato dell’imputato, Francesco Bianchini, sottolinea che «i processi non si fanno sui giornali» e quindi non commenta in alcun modo. La prossima udienza è stata poi fissata a marzo del prossimo anno.
