Il tribunale penale di Perugia (Foto F. Troccoli)

di Fra. Mar.

«Mi spogliava, mi baciava e si strusciava nudo contro di me. Succedeva quando la mamma era fuori di casa». Al Telefono Azzurro la ragazzina che allìepoca aveva 14 anni aveva raccontato le molestie sessuali subite da parte del padre. Quella ragazzina lo aveva detto anche alla mamma della sua migliore amica:«Non ce la faccio più a vivere così». Lo hanno riferito i testimoni martedì mattina in aula davanti al collegio presieduto dal giudice Nicla Restivo e al pm Paolo Abbritti.

Telefono Azzurro «Ho preso la chiamata di una ragazzina 14enne – ha detto un’operatrice di Telefono azzurro – che diceva di essere maltrattata dal padre. Inizialmente era molto agitata, poi mi raccontò le molestie sessuali da parte del papà». Da quella telefonata partì la segnalazione alla polizia e infatti poi furono i poliziotti della terza sezione della squadra mobile ad indagare sui fatti. Il tutto è stato ripercorso in aula dalla madre dell’amichetta della presunta vittima di abusi e dalla madre badessa della casa famiglia in cui la minorenne andò a vivere per un po’ dopo la denuncia del padre.

La testimone «La bimba – racconta in aula la madre della sua amichetta – era particolarmente triste e si lamentava dei suoi genitori. Poco tempo prima mi aveva detto di aver trovato delle immagini pornografiche nel computer e nel pc del padre. Non so perché ma quel giorno, quando la vidi così strana, decisi di prenderla in disparte e chiederle se era successo qualcosa. Le ho detto il papà ti ha fatto qualcosa? E lei, ha abbassato lo sguardo, ha detto di si e si è messa a piangere. Le ho chiesto se era qualcosa di brutto e di intimo, lei ha detto di si. Le ho detto di parlarne con la mamma, ma lei mi disse ‘ci ho provato ma è difficile’. Inoltre aveva molta paura che se il padre potesse accorgersi che lei aveva parlato e l’aveva minacciata di farle del male se lo avesse fatto. Mi ha detto che più o meno dagli otto ai dodici anni suo padre aveva abusato di lei. Non mi disse che tipo di abusi. Io non ho avuto il coraggio di chiederlo. Disse anche che picchiava il fratellino, e che aveva paura che alla sorellina di un anno il padre avrebbe fatto quello che faceva a lei». Una lunga deposizione in cui la donna spiega di essere stata in buoni rapporti con la famiglia della ragazzina fino al momento della confessione della minore.

Voleva andare via «Lei – ha detto ancora la testimone – mi disse che una volta la mamma tornando dal lavoro li aveva trovati chiusi in camera a chiave e si mise ad urlare, ma visto che papà l’aveva minacciata la bambina non disse niente. La mamma le disse di non abbracciare il padre quando erano da soli. La bambina non voleva denunciare perche aveva paura che sarebbe finita male per lei e non voleva fare del male a mamma, sorella e fratellino, lei voleva solo andare via. Tanto è vero che al Telefono azzurro non disse subito il suo vero nome». Ma da quella telefonata partì una segnalazione alla polizia e la bambina insieme al fratellino vennero allontanati dalla casa dei genitori e portati in una casa famiglia.«Il giorno che la portarono via – ha detto ancora la donna – il padre era molto violento e ce l’aveva con noi, ha detto che ce l’avrebbe fatta pagare».

La psicologa In aula ha deposto anche la psicologa che seguì per un certo periodo la minore e il fratellino.«I figli per un certo periodo non ne volevano saperne nulla del babbo». Poi, dopo qualche mese di incontri protetti, la minorenne chiese di poter tornare a casa perchè «non ce la faceva più a vivere nella casa famiglia». La minorenne scrisse anche una lettera alla madre in cui le diceva che«doveva decidere se stare dalla loro parte o credere al padre». La madre, che dalle testimonianze emerge come colei che non ha mai veramente creduto alle molestie del padre, ma che non rinunciò mai ai figli, alla fine riuscì a farli tornare a casa. L’allora quattordicenne adesso è quasi maggiorenne e forse potrà decidere se cambiare casa e vita.

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