di Enzo Beretta
Chiedono la revoca della misura cautelare in carcere, in subordine la detenzione domiciliare, perché «non ci sono condotte che costituiscono reato», Alfredo Mangone e la moglie Tatiana Ionel, gli indagati principali dell’inchiesta sulla presunta setta «Conoscenza e libertà» che in tutto ha portato all’iscrizione nel libro nero di sei persone. Insieme alla coppia è in carcere anche il curandero Antonio Accomando: i tre sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, truffa, estorsione e violenza sessuale. Questa mattina gli avvocati Emanuele Fierimonte e Deborah Wahl hanno chiesto al tribunale del Riesame di Perugia per Mangone e Ionel misure afflittive meno pesanti rispetto al carcere. Il collegio si è riservato, la decisione verrà comunicata nei prossimi giorni.
Le indagini Al vertice della presunta setta ipotizzata dall’accusa, con sede a Pietralunga, secondo le indagini c’era il maestro Mangone, nella cui disponibilità – è la ricostruzione della Procura – finivano parte delle donazioni fatte dagli adepti e dai partecipanti ai corsi di alchimia, trasmutazione spirituale e sciamanesimo. Un flusso da migliaia di euro al mese – è la ricostruzione del pm – che finiva per coprire i costi per soggiorni in alberghi, auto di lusso, computer, viaggi e gioielli. A Mangone la Procura contesta, tra le altre cose, le minacce rivolte verso chi cercarva di lasciare l’associazione o raccontare all’esterno dei versamenti.
