©️Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta 

L’ex carabiniere Orazio Gisabella è stato condannato a quattro anni e otto mesi di carcere dal tribunale di Perugia. Il 61enne ex Ros, originario di Caltanissetta, era finito sotto processo per concorso in corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio insieme agli armatori messinesi Sergio La Cava e Vincenzo Franza: il primo è stato condannato a 4 anni, l’altro invece è stato assolto «per non aver commesso il fatto» (la Procura aveva sollecitato un’assoluzione ai sensi del secondo comma dell’articolo 530 del Codice di procedura penale).

«Concorso in corruzione» Gisabella e La Cava sono stati ritenuti responsabili del reato contestato nel primo capo di imputazione, quello riguardante l’accusa in concorso di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, nel quale si legge che Gisabella ha «concordato e accettato che La Cava, presidente della società ‘Navigazione Generale Italiana Spa’, collegata al gruppo imprenditoriale facente capo all’armatore Franza e comunque vicino a quest’ultimo in nome di stretti rapporti personali, promuovesse e agevolasse l’assunzione della figlia di Gisabella con contratto a tempo indeterminato e inquadramento al 4° livello presso la ‘Caronte & Tourist Isole Minori Spa’, di cui Franza è legale rappresentante, quale corrispettivo per aver eseguito condotte costituenti atti contrari ai suoi doveri d’ufficio in quanto strumentali agli interessi di La Cava e Franza diretti a osteggiare e recare pregiudizio alla società di navigazione marittima ‘Ustica Lines Spa’ (poi ribattezzata ‘Liberty Lines Spa’) e ai componenti della famiglia Morace proprietaria di essa». 

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Accessi abusivi Gisabella, per il quale i pm Mario Formisano e Laura Reale avevano chiesto una pena complessiva di 7 anni e 3 mesi, oltre alla corruzione è stato condannato per altri tre capi relativi all’accesso abusivo a sistema informatico risalenti all’agosto 2016 (8 mesi della pena totale, erano 5 gli episodi contestati) quando prestava servizio al Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Perugia. 

Interdetti dai pubblici uffici per cinque anni Al termine di una camera di consiglio durata circa tre ore il collegio di giudici (presidente Carla Giangamboni, a latere Edoardo Esposito e Paolo Sconocchia) ha emesso la sentenza dichiarando estinti per intervenuta prescrizione una serie di altri reati – truffa, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio e falso – per i quali la stessa Procura non aveva richiesto la condanna. Gisabella e La Cava sono stati interdetti dai pubblici uffici per cinque anni. Per quanto riguarda il risarcimento del danno alle parti civili la questione verrà affrontata in altre sedi. A Gisabella e La Cava sono state concesse le attenuanti generiche; dovranno pagare le spese processuali. Le motivazioni verranno depositate entro 60 giorni. 

La parte civile «Siamo soddisfatti della pronuncia del tribunale perché dopo anni di dibattimento è emerso un fatto molto grave ai danni dei nostri assistiti – ha detto l’avvocato Cristiano Savatteri che insieme a Lorenzo Contrada assisteva Morace -. Quindi ancorché la pronuncia di condanna non abbia investito tutti gli imputati, perché il dottor Franza è stato assolto, credo che il quadro emerso ai danni della Liberty e della famiglia Morace sia stato pacificamente riconosciuto dal tribunale».

La difesa Di avviso contrario l’avvocato Nicola Di Mario: «In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza di condanna, ritengo di poter affermare che, in esito alla lunga isttruttoria dibattimentale, non fosse emersa, al di là ogni ragionevole dubbio, la prova della esistenza di un accordo corruttivo, perfezionato da Orazio Gisabella con il coimputato, avente ad oggetto la promessa, da parte del privato, del riconocimento di una utilità in cambio del compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio. La condotta dell’ex sottoufficiale dell’Arma è stata sempre ispirata alla puntuale osservanza delle disposizioni di legge e degli ordini di servizio che disciplinavano la sua funzione pubblicistica da lui svolta. Allo stesso modo ogni accesso operato da Orazio Gisabella al sistema informatico in dotazione al suo ufficio risultava giustificato da specifiche e concrete esigenze di natura investigativa. Dunque, la decisione assunta dal Tribunale di Perugia verrà impugnata avanti alla Corte di Appello in ogni suo punto e capo».

L’avvocato Nicola Di Mario

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