Un aereo con otto persone a bordo che si incendia mentre atterra a Perugia dopo avere avuto un guasto sorvolando Terni: all’aeroporto San Francesco di Assisi scatta subito il piano di emergenza messo in atto dalla Sase, la società di gestione della struttura, con il coordinamento dell’Enac, per fare fronte all’incidente che provoca due morti e sei feriti. Ma gli interventi dei quali è stato teatro martedì mattina lo scalo di Sant’Egidio hanno fatto solo parte di una esercitazione globale, con «ottima riuscita» secondo gli enti che l’hanno organizzata. Che ha visto impegnati, oltre al vero personale di soccorso, controfigure per simulare vittime, feriti e loro parenti ma anche giornalisti in cerca di informazioni.
Scene di un’emergenza Coinvolte oltre 50 persone, tra personale dell’aeroporto, della polizia, dei vigili del fuoco e dell’agenzia delle dogane, nonché della protezione civile della Regione, della Cri e del 118. Con numero di vittime e feriti pianificati in base a dati statistici per incidenti di questo tipo. I primi ad intervenire sono stati i vigili del fuoco e poi il personale di soccorso sanitario, mentre intanto veniva convocato il «comitato operativo di emergenza» incaricato di coordinare le operazioni in aeroporto. Con l’aiuto della protezione si è iniziato poi ad allestire un «posto medico avanzato» per il triage che permette la valutazione del grado di emergenza per le persone ferite nell’incidente. Nel corso delle operazioni è stata simulata anche una unità di supporto psicologico arrivata in aeroporto per sostenere i feriti e soprattutto i parenti accorsi in attesa di notizie. Infatti, grazie all’ausilio di volontari, oltre ai finti feriti e congiunti, sono cominciati ad arrivare sul posto anche dei giornalisti simulati.
Ottima riuscita Ciascuno con le proprie richieste, per mettere pressione a tutto il personale coinvolto per avere notizie sull’incidente. Quindi la fase più concitata della simulazione, con la corsa delle ambulanze sulla pista e l’arrivo dei passeggeri che si sono salvati dall’incidente. Alla fine tutti si sono mostrati soddisfatti per quella che é stata definita «l’ottima riuscita» dell’esercitazione, che ricordano dalla Sase «è obbligatoria con una periodicità di almeno due all’anno». «Noi tendiamo a fare queste esercitazioni – ha sottolineato Angelo Bellucci, coordinatore Enac – ogni due mesi per tenere in allenamento il personale e testare le varie procedure». «Una sorta di processo di miglioramento continuo» le ha definite il direttore dello scalo umbro Piervittorio Farabbi. Terminata la simulazione, i vertici dell’Enac e della Sase si sono riuniti per esaminare l’andamento delle procedura attuate, mettendo in evidenza soprattutto gli elementi di criticità.

