E’ stato riconosciuto che una società perugina che operava nel settore delle plastiche è fallita fino al terzo grado di giudizio del processo civile. Ma in sede penale coloro che erano imputati del fallimento sono stati assolti. Accade a Perugia e, ancorché dal punto di vista giudiziario non c’è nulla di strano, dal punto di vista invece della prassi è praticamente raro che questo accada.
Insomma la società è oggettivamente fallita, incapace cioè di assolvere alla sua situazione debitoria anche nei confronti dell’erario, ma il comportamento dei soci, dimostrato al giudice con i documenti prodotti dalle difese, l’hanno convinto che quella situazione si è determinata senza la loro responsabilità penale.
Parliamo nel dettaglio di una società perugina ceduta nel 2014, poi trasferita in Senegal, quindi il fallimento dichiarato nel 2020 e un procedimento penale con sequestri di beni aziendali e disponibilità finanziarie. Dopo anni di indagini e udienze, il collegio penale del Tribunale di Perugia ha assolto tutti gli imputati dalle contestazioni formulate nei loro confronti. La decisione arriva dopo che la dichiarazione di fallimento era stata confermata nei diversi gradi della giustizia civile, compresa la Cassazione.
La sentenza penale apre un confronto tra due percorsi giudiziari che hanno esaminato aspetti diversi della stessa vicenda. Da una parte, il fallimento della società, confermato in sede civile; dall’altra, l’accertamento delle eventuali responsabilità penali delle persone coinvolte, conclusosi con l’assoluzione. Per comprendere le ragioni della decisione e il rapporto tra i due esiti sarà necessario esaminare le motivazioni della sentenza, non ancora disponibili.
La vicenda riguarda una società di lavorazione delle materie plastiche ceduta nel 2014 e successivamente trasferita in Senegal, dove l’attività venne spostata dopo la conclusione della produzione in Italia, il 31 dicembre 2014. Nel 2020 la società fu dichiarata fallita per debiti rimasti insoluti, anche tributari. La decisione è stata confermata nei successivi gradi di giudizio, fino alla Cassazione.
Negli atti difensivi vengono contestate diverse ricostruzioni relative alla gestione della società e alle somme movimentate. In particolare, i bonifici per complessivi 102.361,63 euro ricevuti da un ex amministratore vengono ricondotti a compensi per il 2014, pari a 49.478,85 euro, e alla restituzione di un prestito infruttifero di 51.882,78 euro, documentato attraverso versamenti personali e il pagamento di una fattura energetica. La difesa sostiene che i compensi fossero stati dichiarati e che le operazioni fossero regolarmente registrate.
Contestata anche l’entità del debito tributario, indicato nell’accusa in oltre 1,5 milioni di euro: secondo la difesa, il bilancio al 30 settembre 2014 riportava un’esposizione fiscale massima di 150 mila euro. Gli atti sostengono inoltre che la società avesse ceduto macchinari, beni strumentali, magazzino e marchio, incassando i relativi proventi per far fronte agli impegni ancora pendenti, pagare gli stipendi e liquidare il trattamento di fine rapporto ai dipendenti.
La difesa ha infine ricondotto la mancata presentazione dei bilanci successivi al trasferimento all’estero e la sottoscrizione della comunicazione annuale Iva del 2015 a circostanze legate alla cessazione dell’attività in Italia e a un errore dello studio contabile incaricato. È stata richiamata anche una controversia con un ex socio, conclusa con una transazione.
La particolarità della vicenda sta nella differenza tra l’esito della procedura civile e quello del processo penale. La conferma del fallimento non determina automaticamente la responsabilità penale delle persone che hanno amministrato la società: quest’ultima richiede un autonomo accertamento dei fatti contestati e dei relativi elementi di responsabilità. L’assoluzione pronunciata dal Tribunale di Perugia non cancella, a sua volta, la dichiarazione di fallimento confermata in sede civile. Resta da chiarire anche la sorte dei beni e delle disponibilità finanziarie sottoposti a sequestro durante l’inchiesta.
