Il figlio del signor Loredano Maranini, ucciso da un balordo in una tentata rapina di domenica pomeriggio a Perugia in via della Pallotta, si dichiara «sconvolto» della piega che sta prendendo l’indagine relativa alla morte di suo padre. In un primo momento – spiegano i legali Elena Cristofori e giusi Mazziotta – egli ha scelto volontariamente di rimanere in attesa, di non cedere alla facile e più volte sollecitata tentazione di «gridare al colpevole», di creare una gogna mediatica, ma ha voluto lasciare spazio al lavoro della magistratura, fiducioso di una risposta concreta. Aver però appreso che il sospettato numero uno, riconosciuto visivamente da più di un testimone, era stato rimesso in libertà ancor prima che venissero celebrati i funerali del padre ha acceso ancor più, in lui e nella sua famiglia, un «senso di ingiustizia», di fallimento e di «vero e proprio abbandono» da parte delle istituzioni. «Qua – spiegano – non si sta cercando un colpevole a tutti i costi, ma appare necessario e doveroso stigmatizzare l’assoluta mancanza di tutela che avverte un comune cittadino colpito da un efferato crimine, rispetto all’ipergarantismo che sta applicando qualche magistratura».

Dovrebbe attendere il processo in carcere «Il Maaloul – spiegano i legali in una nota – ha sì il diritto ad un giusto processo che possa ritenerlo, o meno, colpevole, ma nell’attesa del suo svolgimento è nel contempo necessario che un soggetto con numerosi precedenti penali e con già un obbligo di firma a suo carico, attenda il processo con misure maggiormente coercitive. E ciò anche alla luce di gravi elementi indiziati (riconoscimenti e celle rilevate dal telefonino di Borghetto di Prepo)».

Accanimento verso le vittime «Lo stesso gip – si legge ancora nella nota -, nella propria ordinanza con cui ha disposto la scarcerazione, ha individuato nel Maaloul soggetto dedito allo spaccio di stupefacenti di un determinato calibro e per tale motivo, aggiunge il Giudice, non avrebbe avuto bisogno di scippare…. Il commento a tale sillogismo è del tutto superfluo. Non ci stiamo a ritenere il Maaluol un “capro espiatorio” (sarebbe comunque molto difficile considerarlo tale). Qualora il processo dovesse vedere riconosciuta la sua colpevolezza, come ci fanno supporre le prove a carico, sarebbe difficile spiegare perché una persona di tale pericolosità sociale e con tale nota propensione al crimine, fosse libero di agire; se a ciò aggiungiamo lo “schiaffo” ricevuto con il provvedimento di scarcerazione odierno, diventerebbe impossibile non parlare di vero e proprio accanimento verso le vittime dei reati, a beneficio dei colpevoli degli stessi».

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One reply on “Perugia, il figlio dell’anziano morto dopo lo scippo: «Sconvolto dalla scarcerazione del sospettato numero uno»”

  1. “Uno che spaccia non ha bisogno di scippare….” trovo queste parole del giudice estremamente nauseanti, abominevoli, al di fuori di ogni logica umana. Profonda vergogna verso questa ordinanza e massima solidarietà per il figlio della vittima!!

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