Polizia in azione (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

I tunisini sfidano la polizia. Lo hanno fatto apertamente. Lo hanno fatto nella notte tra martedì e mercoledì esplodendo dei grossi petardi fuori dal posto fisso di polizia in piazza Danti, poi fuori dalla questura e infine vicino al centro di smistamento delle Poste in via Mario Angeloni.

L’allarme Tre forti botti a partire dalle 2.17 fino alle 2.50 di notte, in sequenza ravvicinata, il tempo di spostarsi fisicamente da una parte all’altra della città. In nottata, dopo una prima verifica da parte della polizia scientifica e della squadra volante,  si è subito mobilitata la Digos, diretta dal vicequestore Francesco Moretta, perché la matrice del gesto era ancora ignota. Dopo le prime indagini è stato subito chiaro che i responsabili del gesto, ripresi dalle telecamere, sono dei tunisini. Due uomini immortalati in tutti e tre i luoghi.

Lo spaccio  A quel punto dunque, le indagini hanno coinvolto anche gli agenti della squadra mobile di Marco Chiacchiera, che questi personaggi li conoscono benissimo. E anzi, la pista che stanno seguendo gli investigatori in queste ore, porta proprio all’operazione di rimpatrio di otto capi dello spaccio cittadino messa in campo la notte precedente dalla mobile, terminata con il primo volo da Perugia diretto al Cie di Trapani.

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La sfida Se dunque da un punto di vista penale, il gesto non si traduce in un reato ‘grave’ – verosimilmente si beccheranno una denuncia -, da tutti gli altri punti di vista il gesto ha molti significati, per nulla tranquillizzanti. Sicuramente si tratta di un gesto dimostrativo, che però acquisisce lo status di affronto a chi garantisce ordine e sicurezza in una città messa a dura prova dalla microcriminalità. Anche da quegli otto personaggi portati a Trapani martedì pomeriggio. I due tunisini – che potrebbero aver agito per una sorta di ritorsione dopo le espulsioni – hanno le ore contate. I poliziotti sanno dove scovarli.

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