Uno degli arrestati (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Un quarto d’ora e sono lì». «Lì» è il pub Merlin, uno dei locali più conosciuti del centro storico di Perugia, un luogo di ritrovo talmente abituale per alcuni membri del sodalizio criminale sgominato grazie all’operazione ‘Quarto Passo’ che non c’è bisogno neppure di nominarlo: «Io sono in centro – diceva al telefono il 13 ottobre 2012 Salvatore Papaianni, un 39enne di Cirò Marina “di elevata caratura criminale” in carcere per omicidio, a Giovanni Cataldi, residente a Perugia e ora arrestato – se vuoi venire…». «Un quarto d’ora e sono lì» risponde Cataldi. Una conversazione «rilevante» per gli inquirenti perché, più che attestare uno dei tanti incontri fatti nel pub cittadino, «nella stessa – è scritto nell’ordinanza – non si fa menzione del luogo dell’incontro (non viene indicata né la città né il luogo preciso) che, all’evidenza, è un luogo abituale».

LA MAPPA INTERATTIVA: I LUOGHI CHIAVE DELL’INCHIESTA

Il pub La centralità del ‘Quattro passi al Merlin’, già involontariamente assurto agli onori della cronaca dato che lì nel 2007 Meredith Kercher passò la sua ultima notte di Halloween, è testimoniata anche dal fatto che l’operazione si chiama ‘Quarto Passo’. Il pub è in mano a Gennaro Grugliano, arrestato insieme al fratello Daniele. I due fratelli secondo gli inquirenti erano gestori, per interposta persona, proprio del Merlin «utilizzato dall’organizzazione – è detto nell’ordianza – come stabile luogo di incontro fra i sodali ed i vertici dell’associazione cirotana, nonché con il Papaianni». Qui quest’ultimo convocava alcuni dei suoi «referenti perugini» e, sempre qui, Vittorio Farao (emissario di spicco della ‘ndrangheta calabrese) nel 2012 e nel 2013 ha incontrato «alcuni dei sodali umbri».

GLI ARRESTATI: FOTOGALLERY – VIDEO

La storia A gestire il locale è una società (la Eat and Go) che ha due soci: uno è un cugino, cirotano, dei fratelli Crugliano mentre l’altra è una donna straniera. L’immobile invece è in mano a una società che attraverso un leasing immobiliare nel 2008 l’ha ceduto alla Gioia Immobiliare, il cui capitale sociale (10 mila euro) appartiene per il 90% alla sorella dei Crugliano, mentre il fratello Daniele ne è l’amministratore. Il vorticoso valzer societario mostra nel febbraio 2011 la Gioia cedere in locazione il pub alla Eat and Go, che secondo i patti deve versare a Daniele Crugliano 25 mila euro all’anno per l’affitto dell’azienda e 46 mila alla Gioia per il canone dell’immobile. Un giro di carte bollate alla fine del quale è chiara una cosa: «I due fratelli Crugliano – scrivono gli inquirenti – sono i reali proprietari e gestori dell’esercizio commerciale, solo fittiziamente intestato alla Eat and Go». Daniele fa il cuoco mentre Gennaro è responsabile di sala.

INQUIRENTI: «NON E’ ROMA CAPITALE, CITTADINI DENUNCINO»
VIDEO – LA  CONFERENZA STAMPA CON I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

Le telefonate A ulteriore testimonianza di ciò ci sono le telefonate, «tutte chiaramente incompatibili con le formali mansioni di cuoco e responsabile di sala dei fratelli Crugliano»: i fratelli danno disposizioni per la chiusura, si informano, ordinano merci, parlano con il commercialista per le buste paga e così via. Quanto al formale proprietario della Eat and Go, «di tutto si occupa meno che della gestione» della società. Un altro luogo che veniva utilizzato per le riunioni operative è il Legè Cafè di Ponte san Giovanni (che un tempo si chiamava Apollo 4): qui si tenevano «gli incontri con i vertici della cosca, l’organizzazione e la gestione dei delitti contro il patrimonio, gli appuntamenti con gruppi di altra etnia, lo spaccio di stupefacente e la programmazione delle estorsioni».

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I luoghi Incontri e progetti simili si facevano in una pizzeria di Ponte San Giovanni, che ora ha cambiato gestione, mentre un capannone di Balanzano veniva utilizzato come deposito della merce (dai materiali edili ai mezzi meccanici) arraffata grazie a truffe e furti. Sempre a Ponte San Giovani due appartamenti di via Manzoni erano usati come magazzino per la cocaina, centro di spaccio, luogo dove gestire lo sfruttamento della prostituzione e ‘sala riunioni’. Due ditte invece servivano per emettere false fatture. Nell’indagine compaiono anche delle copisterie. Una è quella di Luigi Orlando, arrestato, che si trova in corso Garibaldi e dove in un’occasione, nel gennaio 2013, convergono altre persone coinvolte nell’indagine dalla quale emerge anche il contrasto con altri calabri dediti allo stesso business. Due di questi venivano chiamati «gli zingari» e all’inizio del 2013 «entravano in frizione con alcuni dei cirotani del clan operante a Perugia (Lombardo Antonio, Orlando Luigi e Murgi Natale), per la competizione che si era innescata nello specifico settore economico».

I sequestri I sigilli sono stati messi sia alla copisteria di corso Garibaldi che al «Copione» di via Pascoli, non per un suo coinvolgimento nell’indagine bensì per violazione del diritto d’autore. In tutto i beni finiti sotto sequestro sono 22: copisteria e Merlin a parte (sottoposto a sequestro preventivo e che continuerà a operare attraverso un amministratore giudiziario nominato dalla magistratura) per quanto riguarda Perugia nella lista compaiono un fabbricato a Ponte Felcino, case in via Teognide, via Pico della Mirandola, via Ombrone (Ponte Valleceppi), a Ponte Felcino, Ramazzano, Ponte Rio, Resina, e alcuni ettari di terreno.

Twitter @DanieleBovi

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3 replies on “Perugia, dal pub Merlin alle copisterie passando per i bar: le basi logistiche degli ‘ndranghetisti”

    1. Non generalizzare Alex. Ci sono gran parte di Calabresi meritevoli!!
      Correggi il tiro e non infangare i Calabresi con le tue affermazioni senza alcun fondamento. Grazie

      1. Generalizzare no. Ma dire che le sue affermazioni sono senza fondamento significa essere omertosi.

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