di Francesca Marruco

Chiedeva l’amicizia su Facebook fingendosi una giovane donna che praticava il loro stesso sport. Dai discorsi generici sulla vita e sull’adolescenza, manovrava le conversazioni fino ad arrivare a parlare di esperienze sessuali. Poi chiedeva loro delle foto nude, e una volta ricevute, le ricattava per avere dei video hard altrimenti, le minacciava, avrebbe diffuso le foto in rete. A quelle che acconsentivano, spiegava loro cosa fare passo passo: molte infatti non conoscevano neanche alcuni termini sessuali. In questo modo le spingeva a praticare autoerotismo, in alcuni casi anche utilizzando degli oggetti.

In manette E’ per questo che un imprenditore residente nella provincia di Pesaro di 44 anni, incensurato, sposato e padre di famiglia, è stato arrestato giovedì mattina con le accuse di pornografia e violenza sessuale aggravata: le indagini della polizia postale dell’Umbria, diretta dal vice questore Anna Lisa Lillini, hanno accertato che in un anno ha adescato ben 28 ragazzine. Tutte minorenni, la maggior parte minori di 14 anni, alcune all’epoca dei fatti anche di dieci e undici anni.

Sempre lo stesso modus La trappola funzionava così: l’uomo, tramite un falso account Facebook col nome e le foto – false – di una donna, contattava le ragazzine fingendosi praticante dello stesso sport praticato da tutte le vittime. Partendo dal comune interesse sportivo poi le conversazioni si spostavano su temi ‘proibiti’ e, complice l’immaturità, la curiosità e l’ingenuità delle ragazzine, dapprima le spingeva a fotografarsi nude e ad inviargli le foto, poi alzava il tiro chiedendo loro dei video. La maggior parte delle vittime ha acconsentito a farli, anche per le minacce di divulgare in rete non solo le loro foto nude, ma anche quelle delle amiche. Si perché l’imprenditore, adesso in carcere in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Luca Semeraro su richiesta del sostituto procuratore Gemma Miliani, faceva leva sul legame che c’era tra alcune ragazzine, che pur di salvare le amiche, hanno acconsentito ad accendere la webcam del loro pc.

Le registrazioni Lui dall’altra parte, tramite un apposito programma,  registrava tutto. Secondo quanto riferito dalla dottoressa Lillini in conferenza stampa, aveva un hard disk esterno in cui c’erano tutti i video e le foto che si era fatto mandare nell’ultimo anno. Una copia degli stessi filmati era anche nel computer di casa, in una sotto cartella nascosta. Dentro tanti video in cui ragazzine, in alcuni casi bambine, si toccavano, guidate dalle spiegazioni che lui- sotto falsa identità della coetanea- gli impartiva. In nessun caso, hanno accertato le indagini, ha mai chiesto di incontrare personalmente le sue vittime, residenti in quasi tutta Italia, tranne le Marche. In quasi tutti però, delle poco più che bambine hanno praticato autoerotismo – a volte anche con oggetti – davanti ad una webcam per soddisfare qualcuno che le minacciava di ritorsioni che a quell’età possono apparire irrecuperabili.

Una ha denunciato Tra loro c’erano cinque umbre. Una in particolare, dopo aver mandato la foto nuda, ha rifiutato di fare il video e, armandosi di coraggio, ha detto tutto al padre, con cui poi è andata a sporgere denuncia alla polizia postale. Era circa metà del 2012. Da lì sono partite le indagini che nel dicembre dello scorso anno, avevano portato alla perquisizione dell’indagato con il contestuale blocco dell’account del social network e la fine dell’attività delittuosa. Secondo quanto appurato nel corso dell’inchiesta, l’uomo non avrebbe divulgato alcuna foto delle ragazzine, anche quando queste si erano rifiutate di fare i video e avevano smesso di parlare con lui, ma le indagini in tal senso continuano. Allo stesso modo, non dovrebbe aver divulgato a terzi i video hard che aveva fatto alle minorenni.

Il gruppo Alcune parlavano tra loro della cosa e cercavano di farsi forza a vicenda. Alcune hanno taciuto sperando che finisse. Per identificarle, è stata «preziosa» la collaborazione della federazione sportiva di cui fanno parte, alcune infatti non avendo sporto denuncia erano presenti solo nel pc dell’uomo. Visto la giovanissima età delle vittime, si è potuto procedere d’ufficio anche senza la querela delle minorenni. Adesso l’intero fascicolo passerà per competenza al tribunale di Ancona davanti al quale dovrà rispondere di reati molto gravi. Ai poliziotti del capoluogo marchigiano che lo hanno arrestato ha detto di «aver sbagliato».

Vigilare La polizia postale invita a fare attenzione, soprattutto per i più giovani, a chi si concede l’amicizia online. «Fenomeni come questo-  ha detto la dottoressa Anna Lisa Lillini – stanno aumentando e bisogna vigilare. Noi portiamo avanti una campagna nelle scuole, ma a volte non basta. Queste ragazzine hanno delle famiglie solide alle spalle, eppure sono cadute in trappola». Attenzione dunque perché l’orco può nascondersi anche dietro un padre di famiglia, incensurato dalla vita specchiata.

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One reply on “Perugia, adescava bambine su Facebook e le costringeva a fare video hard: arrestato imprenditore 44enne”

  1. Esecrabile tutta la vicenda, ma c’è da chiedersi dove fossero i genitori di queste ragazze e del perchè permettano alle figli di caricare su facebook immagini spesso troppo provocanti. C’è da stupirsi, poi, se persone deviate ne approfittano? La colpa non è solo del “mostro” ma anche di chi non vigila sui propri figli, li lascia accedere indisturbati a internet e permette loro la troppa libertà.

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