di Francesca Marruco
Sei mesi di sospensione dal servizio come misura cautelare interdittiva per il maresciallo del nucleo polizia tributaria della guardia di finanza di Perugia che, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe chiesto 30 mila euro ad un imprenditore per non effettuare un controllo. A più di due mesi dalla richiesta della procura della Repubblica di Perugia è arrivata la decisione del gip Lidia Brutti che ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri Gemma Miliani e Paolo Abbritti e, vista la modifica della norma in tema di corruzione, ha applicato la misura per un periodo di sei mesi e non due come invece sarebbe avvenuto in precedenza.
Sospeso anche dal comando Anche il comando provinciale delle fiamme gialle di Perugia, ha già preso ulteriori predisposizioni sospendendo il militare anche dal punto di vista amministrativo. Il periodo massimo di sospensione amministrativa è di cinque anni, o comunque entro la definizione del procedimento penale. Al termine dell’iter della giustizia ordinaria, seguirà anche quello amministrativo che può prevedere da sanzioni disciplinari di varia natura ed entità fino alla rimozione.
La richiesta La vicenda del maresciallo della guardia di finanza di Perugia era emersa alla fine del mese di ottobre quando era stato interrogato dal gip Lidia Brutti e davanti al pm Gemma Miliani. L’uomo, difeso dall’avvocato Francesco Falcinelli, aveva respinto tutte le accuse che gli vengono mosse, dicendo che anche volendo non avrebbe mai potuto fare quello di cui veniva accusato.
L’accusa E dunque l’accusa è tentata concussione. E’ stato l’imprenditore a cui il maresciallo avrebbe chiesto una tangente di 30 mila euro per evitare un controllo a denunciare quanto sarebbe accaduto alla fine del 2011. Il maresciallo aveva fatto nella ditta dell’imprenditore dei controlli di routine, legati agli scambi intracomunitari, per evitare frodi all’Iva comunitaria. Nell’ambito di questo controllo, secondo quanto denunciato dall’imprenditore, e secondo quanto poi sostenuto dall’accusa che è arrivata alla richiesta cautelare dopo un’indagine interna della stessa guardia di finanza, avrebbe prospettato la possibilità di altri, più insidiosi controlli.
La ricostruzione dell’accusa E’ a questo punto che il maresciallo avrebbe chiesto trentamila euro per evitare queste verifiche che lui avrebbe prospettato in un momento diverso dal controllo ufficiale che non aveva eseguito da solo. Avrebbe tentato in diverse occasioni, e in diversi modi di approcciare l’imprenditore per chiedergli denaro. In questo modo, gli avrebbe prospettato la possibilità di evitargli il controllo. Ma l’imprenditore a questo punto avrebbe deciso di denunciare tutto. Ne ha prima parlato con un suo amico finanziere e poi ha sporto regolare denuncia.
Ricorso al Riesame Il maresciallo delle fiamme gialle, tramite il suo legale Francesco Falcinelli, è intenzionato a far ricorso al tribunale del Riesame contro questo provvedimento del giudice. Lui infatti ha sempre professato la sua innocenza, dicendo tra l’altro che nell’ambito di quel controllo era impossibile prospettarne altri e che non era solo. L’accusa però parla di un tentativo fatto in un secondo momento, che avrebbe insospettito l’imprenditore anche prima della presunta richiesta di soldi. Adesso la parola passa di nuovo alla procura e al Riesame, dopo che la difesa avrà fatto ricorso.
