Una delle foto della scientifica nella stanza del delitto

di Fra. Mar.

A pesare come un macigno sulla decisione che devono prendere i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Perugia c’è la superperiza genetica redatta dai professori Stefano Conti e Carla Vecchiotti. A loro due, era stato dato mandato di fare nuove analisi su due reperti, il coltello che in primo grado venne ritenuto l’arma del delitto e il gancetto del reggiseno di Meredith Kercher, che la ragazza indossava quando venne uccisa. Sul primo, la polizia scientifica aveva individuato il dna di Amanda Knox sull’impugnatura e quello di Meredith sulla lama. Sul secondo invece, misto al profilo genetico della vittima, c’era il cromosoma y di Raffaele Sollecito. I periti non sono stati in grado di ripetere nuove analisi dato il cattivo stato in cui si trovava il gancetto e data l’esigua quantità di dna sul coltello, quindi  hanno proceduto, come esplicitamente richiesto dalla corte ad analizzare il lavoro della scientifica in base agli atti di indagine.

In poche parole le loro conclusioni sono che i risultati a cui è giunta la biologa della polizia scientifica Patrizia Stefanoni non sono attendibili. I pubblici ministeri hanno attaccato duramente la perizia e i periti stessi definendoli “inadeguati” e affermando che non hanno “ portato a termine il lavoro” che la Corte gli aveva chiesto.

Per questo motivo infatti la procura generale ha chiesto una parziale nuova perizia, almeno su una traccia isolata sulla lama del coltello. Una traccia “I” che secondo l’accusa potrebbe contenere informazioni utili al processo. I giudici della Corte però presieduti da Claudio Pratillo Hellmann hanno rigettato la richiesta dell’accusa, riformulata anche in sede di requisitoria come ultimo atto della fase istruttoria.

Le conclusioni a cui sono arrivati Conti e Vecchiotti, che mettono totalmente in discussione quelli della polizia scientifica, sono a loro volta “lacunose” secondo l’accusa. Gli avvocati degli imputati invece che già dal processo di primo grado avevano chiesto una perizia superpartes senza riuscire ad ottenerla hanno difeso a spada tratta  i risultati di Conti e Vecchiotti.

In particolare, i periti Carla Vecchiotti e Stefano Conti avevano scritto nella loro perizia che nel lavoro della polizia scientifica “non sono state seguite le procedure internazionali di sopralluogo e i protocolli di raccolta e campionamento”. In particolare, per quanto riguarda la lama del coltello, secondo i periti, la quantità di dna che è stato attribuito a Meredith Kercher, è troppo bassa per fornire un dato certo una volta analizzato. Per questo motivo, a loro avviso, non si può attribuire alla studentessa uccisa. Scrivevano infatti Conti e Vecchiotti, che “non sussistono elementi scientificamente probanti la natura ematica della traccia B (lama del coltello)”e “dai tracciati elettroforetici esibiti si evince che il campione indicato con la lettera B (lama del coltello) era un campione Low Copy Number e, in quanto tale, avrebbero dovuto essere applicate tutte le cautele indicate dalla Comunità Scientifica Internazionale”.

«Tenuto conto che non è stata seguita alcuna delle raccomandazioni della comunità scientifica internazionale, relativa al trattamento di campioni Low Copy Number – si legge ancora relativamente al coltello-  non si condividono le conclusioni circa la certa attribuzione del profilo rilevato sulla traccia B alla vittima Kercher Meredith Susanna Cara poiché il profilo genetico, così come ottenuto, appare inattendibile in quanto non supportato da procedimenti analitici scientificamente validati». Inoltre, sempre secondo i periti, «non si può escludere che il risultato ottenuto dalla campionatura B possa derivare da fenomeni di contaminazione verificatasi in una qualunque fase della repertazione e/o manipolazione e/o dei processi analitici eseguiti». L’unica cosa su cui concordano con la polizia scientifica, è la presenza del dna di Amanda Knox sull’impugnatura, cosa di per sé facilmente spiegabile con la frequentazione abituale della Knox a casa di Sollecito.

Circa il gancetto del reggiseno di Meredith Kercher, su cui la polizia scientifica aveva isolato il cromosoma Y di Raffaele Sollecito, per i periti, «vi è stata un’erronea interpretazione del cromosoma». Inoltre, «non si può escludere che i risultati ottenuti possano derivare da fenomeni di contaminazione». Per loro infatti, su quel gancetto c’era un x«profilo genetico derivante da mistura di sostanze biologiche non meglio identificate ( si ricorda che non è stata eseguita alcuna indagine mirata all’evidenziazione delle ipotizzate cellule di sfaldamento quindi l’affermazione è priva di fondamento scientifico) la cui componente maggiore è rappresentata da Dna della vittima e la componente minore è rappresentata da Dna proveniente da più individui di sesso maschile, uno dei quali corrisponde al cromosoma Y di Raffaele Sollecito».

Per i periti comunque la scientifica ha dato un’interpretazione sbagliata della mistura di sostanze biologiche. Se ciò non bastasse, i periti sostengono che il reperto potrebbe essere stato contaminato visto che è stato  «recuperato 46 giorni dopo il crimine in un contesto altamente suggestivo di contaminazione ambientale». Per i professori Carla Vecchiotti e Stefano Conti, «la documentazione circa la possibile contaminazione del reperto, sia prima che dopo il recupero, è inadeguata».

Due le scuole di pensiero proposte dalle parti: l’accusa chiede di non appiattirsi su quanto sostenuto dai periti. La difesa invece giudica i periti un prolungamento tecnico dei giudici, a cui la Corte deve necessariamente dare ascolto.

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