Maltempo del 16/9 in tendopoli (foto Fabrizi)

di Chia.Fa.

Cinquecento posti letto in albergo disponibili per gli sfollati di Norcia. Complessivamente sono ottanta le strutture alberghiere umbre che hanno risposto all’avviso della Regione manifestando la disponibilità ad accogliere le famiglie rimaste senza una casa a seguito del terremoto del 24 agosto.

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Autonoma sistemazione e alberghi A renderlo noto sono la Regione e il Comune di Norcia all’indomani dei disagi registrati nella tendopoli di San Pellegrino, dove le abbondanti piogge di venerdì hanno causato disagi ai circa ottanta sfollati ospitati nel campo allestito alle porte del paese, classificato come zona rossa: «Da oltre dieci dieci giorni – si legge in una nota congiunta – i cittadini le cui case sono state danneggiate possono scegliere soluzioni alternative rispetto alle tende, che rappresentano in ogni caso una soluzione temporanea, e quindi di accedere al contributo per autonoma sistemazione» ossia il sostegno per l’affitto o altra soluzione che vale fino a 600 a famiglia (300 se il nucleo è composto da un solo componente) con ulteriori 200 euro riconosciuti a chi ha in famiglia «persone di età superiore a 65 anni, portatrici di handicap, ovvero disabili con una percentuale di invalidità non inferiore al 67 per cento».

La paura degli sfollati Regione e Comune tornano poi a ricordare che i «benefici economici sono erogati ai nuclei familiari la cui abitazione principale, abituale e continuativa sia stata distrutta in tutto o in parte, ovvero sia stata sgomberata in esecuzione di provvedimenti delle competenti autorità, infine può essere concesso ai cittadini anche in attesa della verifica dell’agibilità del fabbricato. Il sostegno è concesso a decorrere dalla data indicata nel provvedimento di sgombero dell’immobile e finché non si siano realizzate le condizioni per il rientro nell’abitazione, ovvero si sia provveduto ad altra sistemazione avente carattere di stabilità e comunque non oltre la data di scadenza dello stato di emergenza». La soluzione dell’albergo a Norcia, è emerso nuovamente venerdì, non piace agli sfollati della tendopoli di San Pellegrino, tra loro anche mezza dozzina di bimbi, altrettanti adolescenti e diversi anziani, profondamente spaventati dal sisma e per questo ancora molto poco propensi a rientrare negli edifici nonostante i disagi crescenti e patiti nei in ventiquattro giorni già trascorsi in tenda.

«L’inverno non ci dà il tempo di assorbire paura, ma occorre fare in fretta» Negli ultimi dieci giorni, ossia dall’8 settembre quando in Umbria la protezione civile ha contato 1.111 sfollati, il numero delle persone assistite è comunque sceso sensibilmente fino ai 660 comunicati giovedì mattina risaliti dopo le tre forti scosse del pomeriggio a poco meno di 700. «L’arrivo dell’inverno – dice il capo della protezione civile regionale Alfiero Moretti – non concede alle popolazioni il tempo di assorbire ed elaborare il terremoto, naturalmente se si fosse verificato ad aprile non ci sarebbe stata alcuna urgenza di smontare le tende, e il processo sarebbe stato più semplice». Ma così non è. La notte la colonnina di mercurio non raggiunge già più i dieci gradi e le piogge di questi giorni nella tendopoli moltiplicano i disagi: «Abbiamo cinquecento posti letto a Norcia in camere d’albergo che distano otto chilometri da San Pellegrino e che sono già pronte da alcuni giorni – prosegue Moretti – coi volontari assisteremo le famiglie nello spostamento, ma occorre collaborazione perché il clima nei prossimi giorni non migliorerà e nelle tende da oltre tre settimane vivono anche anziani e bambini. Abbiamo la possibilità – dice il dirigente della Regione – di gestire l’emergenza dentro i confini comunali, disponendo Norcia e dintorni di strutture ricettive, mentre ad Accumoli si è dovuto ricorrere agli alberghi di San Benedetto del Tronto, non è un aspetto di poco conto». In tanti hanno paura di tornare a dormire in un edificio e in questo senso le tre scosse di giovedì hanno azzerato il percorso di stabilizzazione soprattutto emotiva. A tal fine, conferma lo stesso capo della protezione civile regionale, continuano a lavorare anche assistenti sociali e psicologi.

@chilodice

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