8 marzo dedicato a Margherita Peccati e Daniela Crispolti

di Ivano Porfiri

Perugia e l’Umbria si fermano per Margherita e Daniela. E’ un otto marzo velato di tristezza e bagnato dalla pioggia quello in cui si aspetta di salutare per l’ultima volta Margherita Peccati e Daniela Crispolti, le due impiegate uccise mercoledì da Andrea Zampi nel loro ufficio in Regione. Saluto che potrebbe essere ufficiale, in Cattedrale a Perugia, con una sorta di «funerali di Stato», cui il sindaco Wladimiro Boccali invita il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

VIDEO I TESTIMONI OCULARI E LE STANZE DELL’OMICIDIO

Lettera a Napolitano Il sindaco Boccali ha scritto una lettera a Napolitano in cui sottolinea il dramma vissuto a Perugia e lo invita ai funerali. La riportiamo integralmente:

Signor Presidente, sono il Sindaco di una città che sta vivendo giornate di angoscia. Perugia è stata colpita da un gravissimo lutto. Mercoledì scorso un uomo, un piccolo imprenditore con problemi psichici ed in difficoltà per la sua azienda, è entrato nella sede della Regione ed ha ucciso Daniela Crispolti e Margherita Peccati, due impiegate, di cui una precaria, prima di suicidarsi. Alle vittime, ed in generale ai loro uffici, attribuiva le ragioni dei suoi problemi economici.

Un fatto di sangue di tale proporzioni in un edificio pubblico è una ferita profonda per la nostra comunità. Certamente il precario equilibrio dell’uomo ha avuto un ruolo nella genesi di questo dramma, ma è anche evidente che un clima malato in cui si mescolano, con effetti devastanti, qualunquistici attacchi alle istituzioni e quotidiane denigrazione di chi vi lavora ha creato il terreno fertile per l’incubazione di quello che, a memoria dei perugini più anziani, è un evento senza precedenti e che ha assunto, per i suoi significati simbolici, una rilevanza nazionale.

Come Sindaco di una città che ha alle spalle una tradizione di correttezza amministrativa, comprendo che, soprattutto recentemente, è forte, ed assolutamente condivisibile, la reazione dei cittadini di fronte a esempi di malgoverno e, perfino, di degenerazione dell’immagine delle istituzioni, ma questo non deve intaccare la rispettabilità di amministratori onesti e di lavoratori che compiono quotidianamente il proprio dovere con coscienza e dedizione al servizio dello Stato.

Purtroppo ciò si inserisce, e diventa ancora più grave, nel clima di crescente lacerazione sociale generata da una crisi economica che strangola le nostre città, mette a rischio i servizi, impedisce di investire in lavoro, costringe i Comuni ad una mera gestione delle emergenze senza poter dare le risposte alle domande di sostegno che le fasce più deboli rivolgono alle istituzioni locali. Ci sentiamo troppo spesso, noi Sindaci, in prima linea senza armi e senza difese. Siamo troppo spesso testimoni impotenti di un disagio che va oltre le nostre possibilità di intervento.

Tutti i Sindaci italiani hanno avuto in Lei, Signor Presidente, un riferimento certo nella difesa della dignità delle istituzioni ed hanno ascoltato nelle Sue parole una straordinaria spinta morale verso la rinascita del nostro Paese. Gli italiani hanno avuto nel loro Presidente non solo il garante dell’unità nazionale ma anche l’interprete della necessità di rimettere al primo posto gli interessi condivisi della Nazione, oltre gli egoismi e gli interessi di parte.

Sono sicuro di riportare con correttezza i sentimenti dei miei concittadini nell’esprimerle, assieme alla stima profonda per la Sua Persona e per l’Istituto che rappresenta, la richiesta di continuare a sostenere le ragioni del Paese e delle comunità locali, e nello stesso tempo a difendere le tante persone, pezzi e servitori dello Stato, che nei Comuni e nelle altre articolazioni territoriali cercano di contribuire al superamento di questo lungo inverno sociale.

I perugini, e con loro tutti coloro che lavorano nelle istituzioni, trarrebbero motivo di conforto e di incoraggiamento dalla Sua presenza ai funerali delle vittime

Dolore e memoria «Un 8 marzo di dolore e memoria…Il ricordo di Margherita e Daniela: due donne capaci, professionali, disponibili e cordiali….uccise, vittime innocenti….con l’orgoglio di averle avute tra noi». Poche, semplici parole della presidente della Regione, Catiuscia Marini, per Margherita Peccati e Daniela Crispolti. Parole condivise dalla presidente del Centro per le pari opportunità della Regione, anche a nome dell’Assemblea, che manifesta «vicinanza al dolore dei familiari e delle colleghe e dei colleghi di Daniela e Margherita, vittime della fragilità umana e del momento di esasperazione che sta attraversando il Paese. La loro tragica morte – affermano dal CPO – ci chiama ad un impegno comune, ad una seria  riflessione sulle azioni concrete da mettere in atto per ristabilire un clima di fiducia verso le Istituzioni e i dipendenti pubblici e per infondere nuova speranza nei cittadini».

FOTOGALLERY: LE IMMAGINI DELLA TRAGEDIA

L’Umbria si ferma Nel venerdì in cui dovrebbero essere effettuate le autopsie sul corpi delle tre persone morte, l’Umbria si è fermata per mezz’ora, come voluto dai sindacati, tra le 12.30 e le 13, per dedicare un pensiero a Margherita e Daniela.  Nello stesso giorno la Regione e molti Comuni, da Perugia a Todi a Città di Castello, queste ultime città di origine delle due impiegate, hanno cancellato tutte le iniziative pubbliche in segno di lutto.

VIDEO: I PRIMI MINUTI DOPO LA SPARATORIA 

Funerali di Stato Intanto si attende il nulla osta per i funerali, che verrà dato dalla procura al termine delle autopsie. Il vescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, ha dato la sua disponibilità, sulla scorta delle richieste di molti colleghi delle due donne, ma anche con l’appoggio della presidente Marini e del sindaco Boccali, a poter celebrare le esequie nella Cattedrale di San Lorenzo. Una sorta di «funerali di Stato» per due persone considerate «cadute» per la «Res Publica» come i militari caduti in missione di pace.

Identikit: L’ASSASSINO – LE DUE VITTIME

Consenso delle famiglie Perché ciò sia possibile, tuttavia, servirà il consenso delle famiglie, che comunque potrebbero, dopo la cerimonia ufficiale (a cui non è esclusa la presenza di qualche personalità istituzionale di alto livello), svolgere ciascuna il proprio saluto in forma privata a Todi e Trestina.

La dedica di Guasticchi Anche il presidente della Provincia Marco Vinicio Guasticchi dedica l’8 marzo alle dipendenti pubbliche: «Il giorno della festa è diventato il giorno del lutto – dice -. La ferita mortale del Broletto pesa come un macigno sulle coscienze di quanti, giorno dopo giorno, tra difficoltà di ogni genere, assicurano l’andamento delle istituzioni, dando al lavoro degli amministratori tutto l’apporto e l’intelligenza, tutta la moralità e la dignità di cui c’è bisogno».

Visita in carcere «È ancora molto forte in tutte noi il dolore e lo sgomento per la barbara uccisione di Margherita e Daniela. Per questo abbiamo voluto cancellare ogni celebrazione dell’8 Marzo, giornata internazionale della donna, ma non abbiamo voluto rinunciare ad essere qui con voi, in questo luogo dove è particolarmente difficile la condizione della donna, ma dove è forte il sentimento della fiducia e della speranza per il futuro». Queste le parole della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, rivolte alle detenute del carcere perugino di Capanne, che ha voluto incontrare assieme alla vicepresidente Carla Casciari e all’assessore Fernanda Cecchini. Accolte dalla direttrice della casa circondariale, Bernardina Di Mario, e dal comandante degli agenti di custodia, la presidente Marini e gli assessori Casciari e Cecchini hanno consegnato alle circa settanta detenute prodotti per la cura e la pulizia della persona. «Abbiamo voluto essere oggi con voi – ha detto la presidente – per testimoniarvi della grande attenzione che noi personalmente e come istituzione regionale rivolgiamo alla difficile condizione di detenzione, in particolar modo per le donne. Abbiamo voluto anche utilizzare questa circostanza in una giornata molto difficile per noi, proprio per condividere il valore della speranza per una nuova opportunità di vita, quando un giorno sarete fuori dal carcere».

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