di Francesca Marruco
«Quando seppi della goccia di sangue di mio padre sulla scena del delitto mi sentii male. Me lo dissero i miei legali il giorno in cui rinunciarono al Riesame. Chiedetelo alle guardie, mi portarono in infermeria. Poi in cella. Rimasi zitto per dieci ore, poi chiesi a mio padre. Lui mi ha risposto come è andata. Io lo guardavo incredulo. Tutto potevo immaginare tranne che fosse andata in quel modo, che fosse coinvolto in questa tragedia». Il nocciolo della difesa di Valerio Menenti dall’accusa di concorso in omicidio è tutta qui. E la sua difesa l’ha messa in scena lui lunedì in aula in quasi cinque ore di estenuante interrogatorio, in cui ha cercato di non lasciarsi dietro sbavature o imprecisioni.
Istigato L’unica frase, che a dire il vero ha fatto saltare sulle poltrone mezza aula, l’ha detta in chiusura. Sollecitato dalle domande dell’avvocato Donatella Donati, che difende Julia Tosti, e che gli chiedeva come fosse cambiato il suo rapporto col padre dopo quanto accaduto, «Lei dunque è in galera per quanto commesso da suo padre», ha detto Donati, e subito Menenti ha puntualizzato «Lo ha commesso perché istigato», per poi correggersi e dire «perché spinto», «perché ha sbroccato». Il presidente della Corte è lapidario: «Istigato ha un significato ben preciso».
Lo avrei legato Ma Valerio giura e spergiura di non aver istigato nessuno. Tanto meno il padre. Anzi, «se avessi saputo cosa stava per fare – ha detto al termine del suo interrogatorio – lo avrei legato al letto per impedirglielo». «Allora – chiede il pm Duchini – perché disse che i suoi genitori avevano dormito a Todi? Glielo chiese suo padre? » «A me non ha chiesto nulla» ribatte il giovane tatuatore, che anzi sottolinea come a rigor di logica, vista l’infermità della nonna, mamma Tiziana mai si sarebbe allontanata dalla casa di Ponte San Giovanni. «Allora perché lei in più interviste dice che avevano dormito a Todi?» «Avrò risposto facendo di tutta l’erba un fascio mi avranno fatto talmente tante domande.. che mi sarò confuso».
In ospedale Nessuna confusione invece tra padre e figlio sull’episodio dell’incontro fugace in ospedale qualche ora prima dell’omicidio. E’ Valerio a dire: «Erano venuti in ospedale e i miei genitori andarono via. Stavo uscendo dalla stanza e incontrai un infermiere o un dottore e gli chiesi a che ora avessi l’intervento il giorno dopo. Ero molto agitato, glielo stavo dicendo per telefono ai miei, ma stavo scendendo per fumare una sigaretta, scesi al piano zero e presi il corridoio verso l’uscita dove sapevo che stava rientrando mio padre e gli dissi di non arrivare troppo tardi perché avevo piacere di vederli prima dell’intervento». Per l’accusa, in quell’incontro che, telecamere alla mano, durò tre minuti scarsi, Valerio avrebbe dato le chiavi di via Ettore Ricci al padre Riccardo.
La novità Che, è emerso per la prima volta lunedì in udienza, una volta era anche entrato nell’appartamento un giorno in cui Julia era fuori ( e quindi certamente non potrebbe smentire questo racconto). Valerio riferisce che nell’ottobre del 2012 il padre era salito in casa con lui. O detto in altri termini, il padre, esecutore materiale dell’omicidio, conosceva l’appartamento anche se lui non gli diede nessuna indicazione.
Tensione Il giovane Menenti che dice di aver vissuto i giorni più terribili della sua vita nella cella d’isolamento, ad un certo punto sfida apertamente l’accusa e quando il pm Duchini gli chiede di parlare dei maltrattamenti contro Julia, lui ribatte dicendo di voler prima sapere di cosa è accusato, perché «non l’ho mai capito». Il pm allora cambia registro e gli fa presente che l’interrogatorio funziona che lui risponde e on al contrario. Quanto alle accuse, Duchini auspica che in « un anno e mezzo di galera qualcuno dei suoi avvocati glielo abbia spiegato». Ma non basta, perché dal banco degli imputati, Menenti non ha di meglio da fare che dire «vedo il signor Chiacchiera ( il capo della squadra mobile, ndr)che ride stupito». Gli costa una doppia ammonizione, del pm Duchini e del presidente Mautone.
Mai picchiato Julia «Julia non l’ho mai malmenata, abbiamo litigato, ma tra litigare e massacrare di botte ce ne corre. A me mi hanno massacrato di botte – azzarda – non è vera la storia del coltello». Valerio racconta secondo la sua versione tutti gli episodi già raccontati da Julia e nega di aver mai alzato le mani su di lei. Nega anche di averlo fatto su precedenti fidanzate, anche se una ragazza è venuta a dire in udienza che Valerio le sbattè la testa contro un’automobile e tentò di investirla.
Alessandro E’ la sua agguerrita legale Manuela Lupo a fargli dire che lui non ha mai avuto problemi di soldi, e mai ha avuto debiti di droga, al contrario di Julia. Che non è mai andato in un Compro Oro, che non possiede gioielli, se non dei teschietti e comunque non ha mai avuto bisogno di vendere nulla di prezioso. E’ sempre l’avvocato Lupo, che gli chiede genericamente dei suoi rapporti con Alessandro Polizzi, e Valerio è un fiume in piena: «l’ho conosciuto a fine 2009 credo fu uno dei miei primi clienti, era un ragazzo tranquillissimo. Un grosso cambiamento in lui lo vidi più avanti dopo qualche mese, mi ricordo che fece un viaggio in Thailandia, quando torno si lasciò con la ragazza e dopo, da quello che so io, tornò a frequentare persone di Ponte San Giovanni. Notai un cambiamento anche nei tatuaggi, il primo era un piccolo squalo sul petto, dopo si volle fare un tatuaggio con un tirapugni. Non ero contento di fargli determinati tatuaggi. Poi ci fu un episodio che mi lasciò molto scosso: poco prima di andare a convivere con Julia, stavo disegnando e sentii il campanello. Era Alessandro, veniva spesso a trovarmi, però era molto sudato, agitato. Lui mi disse non te lo posso dire, è successo un casino stanotte… mi disse se andavo dai carabinieri con lui perché doveva sporgere denuncia per una macchina e se potevo dire che aveva dormito da me. A suo dire aveva avuto problemi con una macchina che aveva usato per andare in Spagna e ci aveva portato della droga in Italia. Alessandro mi disse che Ardit prese la macchina, inscenò il furto per tenere la droga e dare la merce a chi aveva finanziato questo viaggio». Si torna in aula il 19, 22 e 26 gennaio. La sentenza potrebbe arrivare già entro marzo.
