di Francesca Marruco
«Io dovevo esse più furbo, io m’è partita la testa. Dovevo chiamà due killer no, come fanno tanti e basta». E’ il 13 maggio, poche ore dopo l’interrogatorio che Riccardo Menenti ha chiesto di avere con il pubblico ministero Antonella Duchini. Rientrato in cella parla col figlio Valerio, e raccontando com’è andata, pronuncia questa frase, che segue quella di qualche giorno prima in cui disse «Ho fatto quello che dovevo fa, grazie a Dio l’ho fatto, poi come andrà, io spero che tu ti lasceranno..». «Teoricamente dovrei essere sconvolto, non so se mi spiego, dovrei essere proprio maciullato dagli eventi, invece no».
La trascrizione La difesa di Riccardo e Valerio Menenti non ha intenzione di chiedere alcun rito alternativo per i loro assistiti in carcere con l’accusa di aver ucciso Alessandro Polizzi e aver tentato di uccidere Julia Tosti, è invece intenzionata a chiedere la trascrizione dei 12 dvd di intercettazioni ambientali in carcere, in cui, secondo i legali, emergerebbe la genuinità della versione che Riccardo ha dato al sostituto procuratore titolare delle indagini Antonella Duchini.
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I danni alla porta E la versione emerge anche nei brogliacci delle intercettazioni ambientali agli atti del fascicolo. «Riccardo – si legge nella relazione della squadra mobile – dice a Valerio che l’accusa che secondo lui avrebbe pianificato tutto non è vera. E’ invece vero che era sua intenzione fare ad Alessandro tutto quello che lui aveva fatto a Valerio, visto poi che ad Alessandro non avevano fatto nulla. Visto che non rischiava nulla, aveva deciso di andare lì di menarlo, tutto al più avrebbe pagato i danni alla porta».
Nessun pentimento Il 18 maggio nella cella dei Menenti c’è anche un altro detenuto a cui viene raccontato quanto accaduto: «Riccardo – sta scritto ancora nell’atto – dice che se gli dovessero chiedere se si è pentito di quello che ha fatto lui direbbe sicuramente no!! Anzi. Certo non era sua intenzione ucciderlo, ma solo ridurlo a brandelli ( mentre dice questo ride). Gesto motivato dal fatto che lui voleva uccidergli il figlio con tutte le aggressioni che gli aveva fatto».
Spacco tutto! E’ Riccardo a raccontare di quella sera: «Io mi sono vestito.. nel furgone c’avevo sto piede de porco.. Spacco tutto! Chi trovo trovo! O me fanno fori non ho nemmeno pensato una cosa del genere perché poi». E’ sempre lui a parlare di un particolare dell’aggressione omicida: «L’arma quando è saltata – racconta a Valerio – mi ha colpito la parte destra della fronte, quindi è impossibile che sta nel corridoio. Cioè sta nel corridoio, che vor dì? Vor dì che lei l’ha presa, l’ha pulita e l’ha buttata nel corridoio, se no c’era l’impronta del Polizzi».
Verità costruita per le intercettazioni? Per la difesa queste conversazioni e le tantissime altre contenute nei dodici dvd delle intercettazioni ambientali, e anche quelle dei sette dvd in cui sono contenute le registrazioni dei colloqui in carcere con la moglie, dimostrano l’assenza di premeditazione del delitto. Le registrazioni ambientali sono state sia audio che video, e soprattutto quanto alle riprese, i poliziotti nella relazione ritengono «doveroso segnalare il comportamento tenuto dai tre durante le fasi di alcuni colloqui», quando «molto frequentemente Riccardo si colta con fare circospetto guardando sopra la porta d’ingresso alla ricerca di eventuali telecamere, sovente parla alla moglie tramite gesti delle mani, abbassano repentinamente il tono della voce, giungendo anche ad alzarsi per bisbigliarsi alle orecchie».
