di Fra. Mar.

Un milione e mezzo a testa per i genitori e un milione per il fratello di Alessandro Polizzi, con provvisionali da 700 mila e 500 mila euro e 800 mila euro con ua provvisionale di 150 mila euro per la sopravvissuta Julia Tosti. Sono queste le richieste di risarcimento avanzate dalle parti civili nel processo in cui Riccardo e Valerio Menenti sono imputati per l’omicidio di Alessandro Polizzi e quello tentato di Julia Tosti.

Parti civili Giovedì mattina i legali di parte civile Luca Maori, Donatella Donati, Nadia Trappolini e Gianni Rondini hanno quantificato le loro richieste al termine di arringhe in cui hanno ripercorso tutto il dolore patito dalla famiglia della vittima, dalla giovane Julia e dalla sua famiglia. E mentre i genitori di Alessandro, nel loro dolore pieno di dignità stringono l’album delle fotografie del loro guerriero, il loro avvocato Nadia Trappolini dice che «in carcere Valerio e Riccardo parlano in carcere di scrivere un libro su questa esperienza, parlano delle conferenze stampa, dei giornalisti della copertina del libro che la madre sta abbozzando e Valerio disegna». Per tutta l’udienza Riccardo prende appunti e Valerio scuote la testa, affiancati solo dal loro legale Francesco Mattiangeli perché gli altri due legali Giuseppe Tiraboschi e Manuela Lupo non erano presenti all’udienza in cui la parola spettava alle parti civili.

Incastrati da quei du minuti Parti civili che ci sono andate giù pesantemente nel tratteggiare gli elementi che devono far decidere ai giudici di dichiarare colpevoli sia Riccardo che Valerio. La carrellata di intercettazioni inedite snocciolate dagli avvocati di certo tiene alta l’attenzione della corte. C’è quella in cui Riccardo dice al figlio: «Valè c’hanno incastrato quei du minuti che tu sei sceso per parlà», alludendo a quando, poche ore prima dell’omcidio, Riccardo e la moglie Tiziana, dopo aver già salutato il figlio in ospedale, tornano indietro per pochissimi minuti. Per l’accusa in quel frangente Valerio potrebbe aver dato le chiavi dell’appartamento di Julia a Riccardo. Poi c’è quall’altra conversazione letta in aula da Donatella Donati da cui, dice l’agguerrito legale di Julia Tosti, «si desume la dimestichezza dei Menenti per le armi, nonostane loro abbiano sempre negato di saper usare le armi. Valero parla del fuciletto e dice, “lo metto a nuovo, lo smonto, lo pulisco, gli do un po’ di olio” e Riccard gli risponde “ gli devi dà l’olio paglierino, gli devi dà quello per metterlo a nuovo”. Questa conversazione è tanto importante -dice la Donati – perché quasi ci ricorda quello che ci ha detto la polizia scientifica sulla pistola oliata con cui è stato ucciso Alessandro. Sono le stesse attività che Valerio dimostra di fare senza nessun problema».

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Le intercettazioni Riccardo Menenti continua nella scellerata versione che la pistola ce l’aveva Alessandro, «Se così fosse – affonda l’avvocato Donati – staremmo qui a parti invertite: staremmo a discutere della morte di Riccardo Menenti, perché se davvero Alessandro avesse avuto una pistola sotto il cuscino, una pistola carica, quindi quanto mai pericolosa, avrebbe di certo sparato a chi gli aveva buttato giù la porta di casa nel cuore della notte». Invece per i legali di parti civile, che nella scorsa udienza hanno protestato vivacemente quando i menenti hanno chiesto il permesso di incontrare un notaio in carcere senza spiegare il motivo, con l’evidente timore di un tentativo di distrazione di beni in vista delle quantificazioni dei risarcimenti, la pistola era di Riccardo e Valerio. E Riccardo ha infierito su Alessandro «che ormai – dice l’avvocato Trappolini – stava morendo, con una ferocia inaudita» e nelle fasi successive non ha mai «un neanche minimo rigurgito coscienza per azioni fatte», ed è per questo che «sussiste certamente l’aggravante della crudeltà». Che vuol dire una pena più pesante.

I conti Ma Riccardo e Valerio in carcere si fanno i conti sulle possibili condanne: è Riccardo che dice «Secondo lui se non viene dimostrato che la pistola stava lì, cioè che è la mia dovrei partì da 14 anni» e Valerio risponde «che la pistola non era la tua?» e ancora Riccardo «che era la mia, no, che era la mia perché ci sta un terzo per il rito abbreviato, poi ce sta un altro terzo per un’altra cosa, insomma, se parti da questo, e poi ce so le attenuanti. Se invece se riesce a dimostrà che la pistola non era la mia, allora è un’altra storia, è proprio un’altra storia, preterintenzionale però ce so le attenuanti, che non è stato fatto per futili motivi, poi secondo lui la premeditazione non parte proprio, decade subito, perchè la premeditazione significa che tu hai fatto tutta un’organizzazione, già quella… già quella non c’è». La prossima udienza è fissata per il 20 aprile per le arringhe delle difese e poi si torna in aula il 27 per repliche e sentenza.

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