di Fra. Mar.
Tra undici giorni svelerà cosa ha da dire al pubblico ministero dopo aver sostenuto di essere estraneo al barbaro omicidio di Alessandro Polizzi. Tra undici giorni si saprà se, come molti pensano, vuole provare a salvare il figlio. E’ stato fissato per il 13 maggio prossimo l’interrogatorio a Riccardo Menenti, l’ex pugile 54enne di origini romane arrestato insieme al figlio Valerio, perché ritenuti esecutore e mandante dell’omicidio del giovane perugino.
ACCERTAMENTI SCIENTIFICA: VIDEO FURGONE – FOTO FURGONE – FOTO CASALE DI TODI
La richiesta al pm A chiedere di essere interrogato dal pm Antonella Duchini era stato proprio Riccardo Menenti, dopo la doccia fredda arrivata dai laboratori della polizia scientifica di Roma. Il suo Dna nelle tracce di sangue trovate lungo le scale del palazzo, e sulla pistola hanno imposto alla difesa dei due arrestati un cambio di strategia, che si era già evidenziata con la rinuncia per l’udienza davanti al tribunale del Riesame.
TUTTI GLI ARTICOLI SUL DELITTO DI VIA RICCI
Strategie Secondo quanto sostenuto dai legali dei Menenti, gli avvocati Massimo Krogh, Luca Patalini e Alessia Papi, neanche loro saprebbero cosa Riccardo Menenti abbia da dire al pubblico ministero. E’ altamente probabile che, viste le risultanze scientifiche, cambierà la sua versione, cercando magari di ‘salvare’ il figlio Valerio, che invece non ha avanzato alcuna richiesta al magistrato e si era avvalso della facoltà di non rispondere anche davanti al gip Luca Semeraro.
Attesa Diventa molto difficile per Menenti senior continuare a sostenere di non avere nulla a che vedere con quell’omicidio, quando il suo Dna è stato trovato sull’arma con cui Alessandro è stato ucciso e Julia è stata ferita. Ma le reali intenzioni di Menenti si conosceranno solo il 13 maggio. Intanto ha quasi dieci giorni per prepararsi.
Le interviste I due arrestati, rinchiusi nella stessa cella del carcere perugino di Capanne, prima di essere arrestati su esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Perugia, avevano rilasciato numerose interviste in cui ribadivano la loro totale estraneità ai fatti. Ma la squadra mobile di Perugia, diretta da Marco Chiacchiera, ha messo in fila molti elementi che hanno permesso l’emissione di una misura cautelare. E probabilmente molti altri ne arriveranno visto che le indagini sono ancora nel loro pieno svolgimento.
