di Francesca Marruco
Quello di oggi potrebbe essere l’ultimo pronunciamento di un tribunale italiano sulla lunghissima storia giudiziaria di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Se infatti la Corte di Cassazione confermasse la sentenza di condanna emessa nel gennaio dello scorso anno dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze, si metterebbe la parola fine agli infiniti processi che hanno portato i due ex fidanzati ad essere prima condannati, poi assolti e poi nuovamente giudicati colpevoli a Firenze.
Sollecito c’è Raffaele Sollecito, a cui la Corte d’assise d’Appello di Firenze aveva imposto il divieto di espatrio dopo averlo condannato a 25 anni di carcere, mercoledì sarà presente al davanti ai giudici della quinta sezione. A darne conferma è l’avvocato del giovane, Luca Maori: «Raffaele sarà presente, come sempre sostenuto da noi legali e dalla sua famiglia». E Raffaele Sollecito, che in questi giorni si sta concedendo a più trasmissioni televisive chiede sempre che i giudici «finalmente gli credano e pongano rimedio agli abnormi errori che sono stati fatti su di lui».
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Una latitante? Amanda Knox invece, in contatto telefonico continuo con i suoi legali Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova, ovviamente aspetterà il verdetto negli Usa. Come annunciato nei giorni scorsi infatti l’americana si sposerà con il suo compagno (il musicista Colin Sutherland) e questo, come scrive il Guardian, potrebbe avere una certa influenza in caso di conferma della condanna e in caso l’Italia chieda l’estradizione. Se la Knox rimanesse incinta infatti ciò potrebbe complicare un eventuale procedimento. Secondo un articolo di Newsweek, la suprema Corte confermerà la condanna di Firenze e renderà Amanda Knox «una latitante». Sempre secondo la rivista, diplomatici italiani e americani si aspettano che l’eventuale richiesta di estradizione verrà respinta. Ad ogni modo i suoi legali, a cominciare da Robert Barnett, stanno lavorando per evitare questa eventualità.
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Cambio di strategia Anche perché il periodo della difesa unica dei due ragazzi si è concluso da un po’. Impossibile infatti non notare il marcato cambio di strategia processuale adottato da Sollecito. «Sollecito di quella notte – scrivono i legali nel ricorso per Cassazione – ha ricordi non nitidi, avendo fatto uso di cannabis e, dunque, può solo esprimere – come ha fatto – il convincimento che la Knox sia estranea ai fatti: tuttavia ciò non significa che non sia palese una diversità di posizioni processuali che la sentenza avrebbe dovuto esaminare».
Il memoriale Per la difesa di Sollecito inoltre «la Corte di rinvio sarebbe stata onerata dal valutare l’ipotesi alternativa che la Knox si fosse allontanata da casa di Sollecito per farvi ritorno nottetempo, in seguito al delitto», e questa ipotesi «trovava un fondamento dichiarativo e documentale nelle dichiarazioni e nel memoriale di Amanda». E in particolare, nella prima versione che Amanda diede alla polizia, quella in cui incolpava l’innocente Patrick Lumumba dell’omicidio di Meredith, Raffaele Sollecito non c’è.
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Derubricazione «La Corte – scrivono ancora Luca Maori e Giulia Bongiorno – non ha neppure valutato la eventualità che una derubricazione del contributo del Sollecito in una ipotesi meno grave». «Ed infatti, se il debole movente solidaristico non potrebbe spiegare razionalmente l’escalation di violenza che ha portato alla morte di Meredith Kercher, tale causale potrebbe invece supportare (in linea teorica) un’attività di favoreggiamento verso l’allora fidanzata. Il che non significa affermare che così andarono i fatti, ma solo precisare che tale ultima ipotesi è semmai più verosimile nel momento in cui ci si debba confrontare con l’ipotizzato movente delineato dalla corte di Firenze».
Nessuno sforzo Quanto alla difesa di Amanda invece, Carlo Dalla Vedova e Luciano Ghirga scrivono che «nella sentenza impugnata non vi è mai una ricerca o valutazione di ipotesi differenti dalla colpevolezza della Knox. Nessuno sforzo di indagine o argomentativo si è svolto su questo indirizzo. La Corte di legittimità aveva rimesso al merito per esaminare se ricorressero eventuali soluzioni alternative». Per i legali, i giudici di Firenze, la cui sentenza si chiede di annullare, hanno «di fatto operato una scelta selettiva di indizi e di prove, trascurando quelle di diversa e opposta valenza».
Gravissimi errori «Soluzioni contrarie alla colpevolezza della Knox – specificano i legali – non sono state esaminate anche in presenza di robuste argomentazioni contrarie illustrate dalla difesa e della sentenza di assoluzione della Corte di Assise di Perugia». Gli avvocati, nelle 118 pagine depositate alla Suprema Corte, chiedono e confidano, «che la Corte voglia rettificare il gravissimo errore giudiziario in cui è incorso il Giudice del rinvio, così da permettere all’imputata Amanda Marie Knox di riprendere una vita normale e costruttiva».
Nessuna prova Per i legali inoltre, «la sentenza impugnata tuttavia non indica, ne ha accertato nemmeno una prova diretta o storica a carico della Knox, che provi la sua assunta colpevolezza e ciò ovviamente perché tale prova non esiste. Parimenti rilevante è la costante incertezza dei principi di indizi esaminati. Tutti i dati sono connotati da indici di probabilità, di confronto, di utilizzazione per esclusione e non per accertare e ciò connota una carenza del requisito di “precisione”». I due ex fidanzati Amanda Knox e Raffaele Sollecito si sono sempre detti innocenti. Ma per loro, la condanna definitiva potrebbe essere dietro l’angolo. Oppure, in caso di annullamento della sentenza, andrebbero di nuovo dinanzi ad una Corte d’Appello.

questa storia vigliacca è un incubo per Perugia. Sperare che finisca è pura illusione, purtroppo! Che schifo!