di Antioco Fois e Francesca Marruco
Se la Corte di Cassazione dovesse confermare la condanna emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze nei confronti di Amanda Knox (e Raffaele Sollecito) l’Italia ne chiederà l’estradizione? E, soprattutto, gli Stati Uniti accetteranno la richiesta? A porsi questi interrogativi non sono solo i media italiani, ma anche quelli americani, che nelle ultime ore, in vista del pronunciamento del Palazzo di Giustizia di Roma, attesto per venerdì, hanno ripuntato i riflettori sul caso. Se il tribunale dovesse confermare la sentenza – scrive la Cnn – il caso verrà chiuso e quello che succederà alla 27enne americana è incerto: potrebbe dovere affrontare un’udienza davanti ai giudici americani per l’estradizione o raggiungere un accordo con il ministero della Giustizia italiano per scontare la pena negli Stati Uniti, ma questo potrebbe richiedere anni. Secondo alcuni analisti negli Stati Uniti, l’Italia potrebbe non chiedere all’America l’estradizione della Knox, perché provocherebbe una crisi diplomatica tra i due Paesi.
Raffaele unico a pagare? Ma la realtà è che potrebbe crearsi una spaccatura ancora maggiore se Amanda la facesse franca. Nonostante Roma e Washington abbiano firmato un trattato di estradizione nel maggio del 2006 le effettive possibilità di riportare la Knox in Italia, in caso di condanna per omicidio, sembrano piuttosto scarse, visto che in passato gli Usa hanno spesso detto “no”. Se poi fossero vere le indiscrezioni di stampa che vogliono Amanda incinta, la questione sarebbe ancora più complicata. Il meccanismo dell’estradizione di un imputato o di un condannato fa parte di accordi bilaterali tra Paesi, che prevedono la consegna di un soggetto per essere sottoposto a processo o per scontare una condanna definitiva. Quest’ultima è la fattispecie che potrebbe interessare l’ex studentessa americana. Il meccanismo di cooperazione internazionale, oltre che negli accordi bilaterali trova le proprie fonti nella Costituzione (art. 10, 26, 27) e nel codice di procedura penale (art. 696-722). Condizione necessaria per avviare un procedimento di estradizione è che vi sia concordanza nei codici dei due Paesi interessati riguardo al delitto in oggetto e che questo non sia andato prescritto. Ossia che i fatti contestati siano considerati reato nei due Stati legati dall’accordo di estradizione (e così è, come per la prescrizione, che per l’omicidio non è prevista dal nostro ordinamento). Inoltre né il codice di procedura penale né gli accordi con gli Usa prevedono termine di prescrizione per la stessa richiesta di estradizione. Nel caso di verdetto sfavorevole per Amanda sarebbe la Procura Generale presso la Corte di Appello di Firenze, dove è stata pronunciata la sentenza di condanna impugnata in Cassazione, a dover sollecitare il ministro della Giustizia per attivare ricerche in ambito internazionale.
Dopo le motivazioni La richiesta di estradare la Knox potrà di fatto essere inoltrata solo una volta che questa sarà individuata e arrestata. Una volta trovato il condannato, la Procura generale dovrà ancora rivolgersi al Guardasigilli, al fine di formulare la richiesta alle autorità straniere per tradurlo dagli Usa all’Italia. Il nostro ministro della Giustizia, in questo caso, può scegliere se inoltrare la domanda, non presentarla affatto, differirne la presentazione dandone comunicazione all’autorità giudiziaria richiedente. Si parla quindi di un iter molto complesso, che può essere avviato solo dopo la condanna e una volta che la Cassazione avrà depositato le motivazioni della sentenza, quindi generalmente entro 30 giorni dalla lettura del verdetto da parte dei supremi giudici. Oltreoceano, invece, il primo mittente della richiesta, se inoltrata tramite ambasciata, sarà il Dipartimento di Stato, che dovrà vagliare la corrispondenza della richiesta ai termini gli accordi del 2006. Superata la prova di legittimità, la competenza passerà al Dipartimento di Giustizia, davanti al quale Amanda sarà chiamata a difendersi per convincere i giudici americani che la richiesta dell’Italia non sia ammissibile. Amanda, quindi, nella sua Seattle ad ora appare molto lontana dall’Italia. E, in caso di doppia condanna della Cassazione, Raffaele potrebbe rimanere l’unico a pagare per l’omicidio di Meredith Kercher.
