di A.F. e F.M.
Dodici ore per giudicare, durante le quali mezzo mondo attendeva impaziente fuori dalla porta della camera di consiglio. In conclave, oltre quella porta, dieci giudici della Corte d’assise d’appello di Firenze formulavano quella sentenza rivelatasi pesantissima: 28 anni e 6 mesi di reclusione per Amanda Knox e 25 per Raffaele Sollecito, inasprita per la studentessa americana rispetto al primo grado, confermata per l’ingegnere pugliese.
MEREDITH: TUTTA LA STORIA IN UN MINUTO
In camera di consiglio Dodici ore per esaminare gli atti e mettere gli otto giudici popolari in condizione di esprimere un giudizio autentico e partecipato sulla vicenda, ha chiarito Alessandro Nencini, presidente della Corte. L’esame, ha detto poi Nencini alla stampa, ha riguardato una miriade di atti che costituiscono la vicenda processuale: 64 faldoni e 36 perizie. E oltre all’esame delle carte il confronto dei due togati e dei giudici popolari si è incentrato sulla richiesta dell’accusa di applicazione di misure cautelari agli imputati in caso di condanna. Restrizione della libertà personale che è stata poi applicata a Sollecito, cui è stato ritirato il passaporto.
Premiata la nostra tenacia «Professionalmente sono molto soddisfatto per una sentenza giusta e condanne adeguate alla gravità del fatto, pensando alla povera Meredith Kercher che ha subito una morte orrenda». È questo il commento del sostituto procuratore generale di Perugia Giancarlo Costagliola all’indomani della sentenza di Firenze per Amanda e Raffaele. «È stata premiata la tenacia mia, del procuratore generale Giovanni Galati e dei colleghi Manuela Comodi e Giuliano Mignini che hanno gestito con me il processo di secondo grado a Perugia». Per Costagliola «già l’appello di Perugia doveva mettere la parola fine a questa vicenda e invece c’ è stata una sentenza poi giustamente annullata dalla Cassazione. Il nostro ricorso – ha aggiunto- è stato integralmente accolto in tutti i suoi punti anche per l’impegno del procuratore generale presso la suprema corte Luigi Riello. Ora la pronuncia di Firenze – ha evidenziato – restituisce serenità ai nostri uffici. accomuno ai pm la polizia, che ha fatto nel corso delle indagini un lavoro approfondito e puntuale che ha avuto meritato riconoscimento nella sentenza di primo grado di Perugia e in quella di ieri sera a Firenze».
Spi-Cgil: sentenza riconosce professionalità «La sentenza di appello su rinvio emessa dalla Corte di Assise di Appello di Firenze, nel confermare sostanzialmente la condanna già emessa dal primo grado di Perugia per l’omicidio della giovane Meredith Kercher, evidenzia, ancora una volta, le continue storture che si generano nei casi di eccessiva trattazione mediatica, a fronte di simili e gravi quanto delicati fatti di sangue, influenzando, inopportunamente, l’opinione pubblica anche in presenza di un corretto e professionale operato delle donne e degli uomini della Polizia di Stato». E’ quanto scrive in una nota il Silp-Cgil. Per il segretario generale del Silp-Cgil Daniele Tissone «è stata pertanto riconosciuta la professionalità di lavoratori che con abnegazione e nei frequenti casi quotidiani nonostante la ben nota carenza di personale, mezzi e risorse anche economiche, raggiungono risultati che trovano ripetute conferme di merito nel convincimento dei giudici. L’azione della Polizia ha altresì consentito di notificare tempestivamente al Sollecito, nei pressi del confine di Stato, anche il contestuale divieto di espatrio emesso nei suoi confronti».
