di Francesca Marruco
Il giorno dopo è quello dello sgomento. Dell’incredulità e della rabbia. Il giorno dopo tutti gli impiegati della Regione scendono in piazza per ricordare e onorare la memoria delle loro colleghe Margherita e Daniela, uccise dalla follia di un uomo munito di pistola, e per dire basta. Basta alla violenza. Basta alla caccia alle streghe contro i dipendenti pubblici senza distinguo.
Un’ora di lavoro per le famiglie Le Rsu della Regione in mattinata hanno annunciato che devolveranno un’ora del loro stipendio alle famiglie di Margherita Peccati e Daniela Crispolti, che da ieri devono sopportare un dolore terribile e inspiegabile. Lo hanno annunciato dopo il minuto di silenzio con cui è stata aperta la celebrazione.
FOTOGALLERY: LE IMMAGINI DELLA TRAGEDIA
Gli abbracci e le lacrime Tra abbracci, lacrime, sguardi ancora impauriti, hanno parlato una decina di persone. Rappresentanti dei colleghi di Margherita e Daniela. Accanto ai dipendenti pubblici c’era quasi tutta la Giunta regionale a partire dalla presidente Catiuscia Marini e la sua vice Carla Casciari.
VIDEO: I PRIMI MINUTI DOPO LA SPARATORIA
MariniMarini ha avuto parole nette, che non lasciano spazio a dubbi: «non c’è nessun imprenditore maltrattato, comprendo il dolore della famiglia ma le vere vittime sono due. E lo dico soprattutto alla stampa, perché ora vorrei un po’ più di spazio dedicato alle due donne e non all’omicida», ha detto. E poi ha invitato i dipendenti pubblici a reagire, anche sui social network, a chi li addita come fannulloni. Marini ha anche annunciato una «offensiva culturale e mediatica per far conoscere il lavoro che si fa nei nostri uffici. Certamente non vanno blindati gli uffici pubblici, ma sono convinta che va ristabilito un clima di rispetto e solidarietà»
Identikit: L’ASSASSINO – LE DUE VITTIME
Boccali Alla cerimonia c’era anche il sindaco Wladimiro Boccali che, tra l’altro, ha detto: «Si è superato il limite. Il pubblico impiego viene considerato il capro espiatori. Dobbiamo fermarci qui». «Le difficoltà estreme di questo periodo – ha detto ancora Boccali – devono spingere tutti, a partire da chi ha responsabilità politiche e di governo a qualsiasi livello, a lavorare seriamente e tenendo ben presente, al primo punto di ogni agenda, il tema della coesione sociale»
Guasticchi «Denigrare e offendere istituzioni e dipendenti pubblici esaspera un clima sociale già precario. È’ il momento di unire le forze», ha scritto invece il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi, con un tweet, riferendosi alla tragedia che ieri ha colpito la Regione Umbria.
VIDEO – PARLA LA PRESIDENTE MARINI: BARBARIE
Ditta chiusa Intanto alla Progetto Moda, il giorno dopo la tragedia non c’è nessuno. E a Casaglia, la frazione di Perugia in cui Zampi viveva con i genitori non c’è voglia di parlare. In molti qui lo conoscevano. Alcuni lo descrivono come un tipo «strano», spesso «schivo». «Ce l’aveva con le istituzioni – riferiscono alcuni clienti del bar posto di fronte all’azienda di famiglia – c’è l’aveva con tutti».
Si lamentava spesso Anche Antonio, il barista, lo conosceva: «Era un tipo di poche parole – racconta – pochi sorrisi, molto serioso. Veniva soprattutto la sera, alla fine dei corsi. Si lamentava spesso del fatto che i soldi non bastavano più. Non urlava, ma si lamentava spesso, tra i denti, anche della vicenda dell’accreditamento». Antonio ha però detto di non aver mai sentito parlare Andrea di una pistola o di quello che l’imprenditore aveva in mente di fare. Ieri, nel popoloso quartiere di Madonna Alta, la voce della sparatoria si è diffusa velocemente. «Abbiamo prima visto uno strano movimento davanti al palazzo – hanno detto alcuni – poi la tragica notizia, eravamo increduli».
Autopsia I corpi di vittime e carnefice si trovano invece nell’obitorio dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il pubblico ministero Massimo Casucci conferirà con ogni probabilità in giornata l’incarico per l’autopsia ai medici legali. Poi sarà il momento del saluto estremo.
