di Ivano Porfiri
Non c’è molta voglia di parlare a Casaglia, la frazione di Perugia dove è cresciuto e viveva Andrea Zampi, l’imprenditore che ha ucciso Margherita Peccati e Daniela Crispolti, le due impiegate della Regione Umbria, e poi si è sparato. Il giorno dopo la tragedia la piccola comunità, meno di mille anime, vive in un clima di stordimento, di chi non capisce come sia potuto accadere.
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Famiglia in silenzio La famiglia è trincerata nel silenzio. Dalla casa dei Zampi si affaccia un uomo, probabilmente Giancarlo, il padre di Andrea: «Lasciateci stare, andate via», dice ai giornalisti davanti al cancello. Arriva il postino per recapitare una decina di telegrammi di condoglianze: «Conosco il fratello Dario anche lui postino – dice a chi gli chiede di Andrea – tutta la famiglia è bravissima, non so che dire, di questi tempi anch’io ho paura a portare le lettere, non si sa mai quando si recapita una bolletta da pagare».
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Comunità sconvolta «Siamo tutti sconvolti – spiega Elda, titolare di un bar panetteria poco lontano – è una famiglia buonissima: Andrea veniva qui a prendere il cappuccino, i genitori il pane. La mamma è venuta anche ieri mattina. Mai avremmo pensato che potesse accadere una cosa simile». Sul perché di quel gesto, la signora Elda non ha spiegazioni: «La politica deve intervenire – si limita a dire – ci deve venire incontro perché le attività stanno chiudendo».
Identikit: L’ASSASSINO – LE DUE VITTIME
Perché il porto d’armi? Di Andrea nessuno dice male, magari solo che fosse un po’ «scapestrato con le moto», come spiega Tommaso, uno studente di 22 anni. «Che fosse un ragazzo un po’ ‘strano’ in paese si sapeva – conferma Pia, che a Casaglia ha un alimentari -, certe volte veniva qui, prendeva una lattina, lasciava i soldi e usciva. Io lo chiamavo per lo scontrino. Non so dire altro: ho letto dei problemi che aveva sui giornali, mi chiedo perché diano il porto d’armi a persone a cui era stato tolto per ragioni di salute». «Se stanno male dovrebbero essere curati – aggiunge, amara, Graziella – avete visto che bella ragazza quell’impiegata, ho visto le foto sui giornali. Penso al dolore dei genitori, ma anche ai genitori di questo ragazzo: è una pena per tutti».
