Raffaele Arzu ( foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Quell’uomo che il 30 gennaio del 2006 era non lontano dalla filiale del Monte dei Paschi di Siena di Umbertide dove era appena avvenuta una rapina e l’omicidio del carabiniere Donato Fezzuoglio, ha riconosciuto in aula da un book fotografico un uomo sardo come il conducente della Lancia Thema che aveva sparato contro i locali della banca.

Carta Si tratta di Ivo Carta, un pluripregiudicato che venne ucciso il 14 luglio del 2006 con 11 colpi di fucile in un bar di Orune. Sul banco degli imputati per  l’omicidio del carabiniere e della rapina siedono l’ex primula rossa del banditismo sardo Raffaele Arzu, e un altro sardo residente a Marsciano, Pietro Pala.

Carta in Italia durante le rapine «Dagli atti trasmessi  all’Ufficio  del  PM  dopo l’omicidio del Carta – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare che portò in carcere Pala e Arzu – ,  si evidenzierà come fra gli effetti del Carta vi fosse la scheda prepagata Telecom 2656086886 che aveva contattato in data 30 aprile 2006 da una cabina telefonica di Livorno l’utenza intestata a tale Giovanna Cocco ma in uso a Melchiorre Giuseppe Deiana(già condannato in primo grado per il delitto associativo a lui contestato unitamente a Pala Pietro e Raffaele Arzu) ed un appunto manoscritto contenente, tra l’altro, l’indicazione “P. Giuseppina 3491859430”, utenza risultata essere in uso a Pala Pietro».

I telefoni spenti durante le rapine «Sono stati altresì accertati nel corso del presente procedimento  –  si legge ancora nel documento –  i dati relativi allo spegnimento del telefono del Carta in concomitanza con suoi spostamenti dalla Sardegna alla penisola, che risultano totalmente sovrapponibili con le date sia della rapina di Vaiano di Prato del 1.6.2005, che con quella di Umbertide del 30.1.2006 e con quella avvenuta in Tavernelle il 12.1.2006».

La vendetta Ivo Carta venne ucciso con 11 colpi di fucile. I colpi di fucile gli spezzarono le braccia. Ad ucciderlo due uomini con il casco integrale. Una vendetta si dirà poi. Per aver abbandonato i complici durante la rapina di Umbertide e averli costretti a cercare un’automobile di fortuna. Il testimone aveva già riconosciuto Carta durante una deposizione. «La conoscenza di Ivo Carta da parte di Pietro Pala –  si legge sempre nell’ordinanza – e l’appartenenza dei due alla medesima consorteria criminale finalizzata al compimento di una serie indeterminata di rapine risulta acclarata dalle attività intercettive, dai contatti fra i due, dalla sentenza di condanna di primo grado emessa dal Tribunale di Perugia in data 23.4.2010 e trova un ulteriore elemento di riscontro nella profonda conoscenza del Pala con la sorella del Carta, Sonia; dalle conversazioni intercettate emerge non solo la comune conoscenza di  vicende legate alla consorteria criminale e delle rapine o attività illecite poste in essere, ma altresì il profondo rapporto che legava Carta Ivo a Pala Pietro».

Don Matteo? In aula, davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Daniele Cenci, l’uomo che ha riconosciuto il volto di Ivo Carta, lo ha anche descritto come un uomo molto basso, quale realmente era. Prima di lui avevano testimoniato anche altre persone presenti a Umbertide nei pressi del luogo della rapina. Alcuni di loro hanno in un primo momento pensato che si trattasse di una scena della fiction Don Matteo, in quei giorni in lavorazione in città. Una donna ha detto di aver visto questa Thema targata Forlì tutta impolverata. Anche un’altra concorda nel dire che si trattava di una Thema. Tutti i testimoni che hanno visto quella macchina concordano nel dire che dal finestrino posteriore sinistro sfondato sporgeva la canna di una pistola grigio argento.

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