di Francesca Marruco

Portano a Roma le ricerche di Giovanni Miceli, il 67enne ricercato per l’omicidio volontario della moglie Olga Dunina, trovata morta lungo i binari della ferrovia a Spello chiusa in uno scatolone. Il suo telefono cellulare ha infatti agganciato una cella della capitale prima di essere spento. E a Roma Miceli ha dei familiari: sorelle nipoti, un figlio e una ex moglie. Tutti già sentiti dai carabinieri. Tutti all’oscuro di dove possa essere il loro congiunto. Contro lui, gli elementi si fanno di ora in ora più pesanti. Gli inquirenti coordinati dal pm Mario Formisano hanno bene chiaro il quadro della situazione. Stanno aspettando il momento di mettere l’uomo davanti alle sue presunte responsabilità.

Sangue sul materasso Soprattutto adesso che nella stanza occupata da lui e Olga,  i carabinieri del Ris mercoledì sera hanno isolato delle tracce di sangue sul retro del materasso. E che è stato appurato come sia stato lui a prendere da un negozio di abbigliamento di Foligno, la ‘Wonderfoul’, uno degli scatoloni in cui era contenuto il cadavere di sua moglie: lo dicono le riprese video del deposito e anche i commessi del negozio. Potrebbe aver preso gli scatoloni e averli portati in quella stanza, ipotetico luogo dell’omicidio di Olga. Poi, anche visto il modo in cui è stata ritrovata, potrebbe aver ripulito tutto. Il luminol avrebbe esaltato altre tracce latenti che potrebbero essere sangue. Ma bisogna attendere le analisi in quanto il Luminol reagisce anche ad altre sostanze.

Sparito nel nulla L’uomo è irreperibile dagli stessi momenti in cui, per sbaglio, è stato ritrovato il cadavere di Olga. Fino al giorno prima, testimoni dicono di averlo visto in giro per Foligno nei pressi del piccolo appartamento in cui avevano preso una stanza e in cui anche Olga era tornata a vivere da poco, dopo il suo ultimo impiego come badante. E questo potrebbe spiegare le tante valigie ritrovate nella camera. L’uomo aveva conosciuto la moglie alla Caritas, a cui entrambi si erano rivolti  in cerca di lavoro ed in condizioni economiche disagiate. Poi avevano deciso di sposarsi.

FOTOGALLERY – IL RITROVAMENTO

La stanza Dopo il matrimonio avevano vissuto per qualche tempo in un altro appartamento sempre al centro di Foligno, poi, a causa delle difficoltà economiche, avevano preso questa stanza nell’affittacamere gestito da una onlus da cui mercoledì pomeriggio i carabinieri del Ris hanno portato via alcuni reperti. Sembrerebbe trattarsi di abiti o coperte, che verranno analizzate nei laboratori di Roma.

FOTOGALLERY – LE INDAGINI DEL RIS

VIDEO: LUOGO DEL RITROVAMENTO – SALMA PORTATA VIA

Litigavano spesso  La posizione di Miceli si è aggravata anche alla luce delle testimonianze raccolte nelle lunghissime giornate di martedì  e mercoledì in cui gli inquirenti hanno lavorato senza sosta fino a notte fonda. Gli altri residenti nella casa famiglia di Foligno e i vicini di casa infatti hanno raccontato che Olga e il marito litigavano molto spesso- sembra che lui fosse molto geloso e le chiedesse continuamente quei pochi soldi che lei aveva per giocarli alle slot- e che non era raro sentire urla provenire dalla stanza che abitavano. Qualcuno ha anche raccontato di averlo riferito ai responsabili della struttura, che aveva aiutato l’uomo ad ottenere una pensione sociale.

Dove è stata uccisa? Olga andava e veniva da quella stanza nella casa famiglia, fino a quando ci era tornata qualche giorno fa. E questo particolare è quanto mai importante visto che, verosimilmente, la povera donna, è stata uccisa in un posto chiuso, a lei familiare, come quello. Il suo assassino le ha infilato un foulard in gola e questo potrebbe aver attutito le urla mentre veniva colpita violentemente alla testa. Non solo, dopo averla uccisa, forse aiutato da una seconda persona le ha legato i piedi con un cavo dell’antenna della televisione. Lo stesso cavo che usciva dallo scatolone e che ha incuriosito il passante che si era fermato per urinare. L’uomo lo ha tirato e si è aperto un pezzo di scatolone da cui ha visto un braccio.

VIDEO: PARLA IL SINDACO 

Il marito scomparso Il corpo di Olga poi era avvolto in coperte e lenzuola, che erano impregnate di sangue, e poi in sacchi della spazzatura tenuti insieme dallo scotch. L’assassino ha preso più scatoloni, li ha uniti con lo scotch da pacchi, ce l’ha infilata dentro, e poi l’ha trasportata lungo via La Pasciana. Un lavoro certosino, maniaco, che però poco verosimilmente può essere stato fatto da una persona sola, soprattutto se prossima ai settant’anni e descritta come di corporatura minuta. Per trasportare lo scatolone con il cadavere dopo il ritrovamento ci sono voluti quattro militari. Come potrebbe aver fatto una persona  a far tutto da sola dunque? La stanza del marito a Foligno è al terzo piano di una palazzina, e come se non bastasse, l’uomo, secondo quanto riferiscono i vicini, non aveva un’automobile nella sua disponibilità.

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