di Francesca Marruco
Nel duplice omicidio di Cenerente si deve ripartire dalle tracce. più o meno scientifiche. Quelle di scarpa lasciate sul campo che divide il casolare del delitto dal cantiere, quelle biologiche repertate sulla scena del crimine. Quelle che potrebbero portare dritti dritti agli assassini, che inavvertitamente potrebbero aver lasciato tracce del loro dna sul luogo del delitto o sui vestiti delle vittime. Sulla cintura con cui Sergio è stato legato, sulla tenda con cui è stata legata Maria. La polizia scientifica, quella di Perugia insieme agli esperti dell’Ert di Roma hanno congelato gli ambienti e hanno repertato tutto il possibile. E i primi risultati potrebbero arrivare già tra qualche giorno.
Strangolato o soffocato? Come la prossima settimana si potrebbero conoscere quelli istologici relativi ai prelievi effettuati dai medici legali Laura Paglicci Reattelli e Anna Maria Verdelli sui cadaveri delle due vittime. Questi ultimi saranno fondamentali per capire ad esempio se Sergio Scoscia è stato ucciso perché qualcuno fisicamente gli ha stretto le mani intorno al collo o per la sorta di bavaglio che deve aver avuto n bocca. Lo testimonia lo «stampo» ben visibile sul cadavere. Addosso a lui non è stato trovato nulla, né bavagli di stoffa né nastro isolante. Potrebbero averlo portato via gli assassini? Possibile, anche se non si comprende la logica di un tale gesto a meno che il bavaglio non fosse un indizio troppo specifico sulla loro identità.
Gesti incoerenti Non si sono preoccupati di lasciare il martello delle torture in bella vista sul letto, anche se non ci sono impronte. Non si sono preoccupati che quel martello rubato dal cantiere potesse essere facilmente riconosciuto da qualcuno. Così come per la scala e la lana di vetro, rubate dal cantiere e usate per – almeno presumibilmente- entrare in casa dalla finestra del bagno sul retro. Ma potrebbero averlo fatto per quel bavaglio che attutiva le urla di Sergio. Che deve aver sofferto tremendamente.
Fratture Si perché quella ventina di martellate trovate sul corpo dell’ex orafo che pure non ne hanno causato la morte, devono avergli fatto provare molto dolore. Sergio ha vertebre e costole fratturate dalle martellate. I colpi hanno raggiunto milza e polmoni. Colpi dati sicuramente per fare male. Non appare altrettanto logica quella della martellate date per farsi dire qualcosa. L’ex orafo è stato colpito anche alle gambe e alle braccia. Se realmente avessero voluto farsi dire qualcosa perché colpirlo in punti in cui rischiavano di fargli veramente male e non farsi dire più niente? Stranezze. Come quella dei ladri assassini che alla fine se ne vanno a mani vuote.
I due laboratori E che visitano solo alcune porzioni del casolare. Non entrano in casa della sorella dell’ex orafo, Marcella Scoscia, e neanche nel laboratorio che Sergio ancora usava per fare gioielli al piano terra sotto quell’appartamento. Evitano tutta la parte destra della casa. Mentre devastano la sinistra. L’abitazione delle due vittime e il laboratorio dismesso che un tempo era stato anche negozio di gioielli. Era tra quelle mura che Sergio, abile incastonatore aveva insegnato l’arte alla sorella Marcella.
La chiusura del negozio Poi verso la fine degli anni novanta il negozio era stato chiuso, i fratelli erano arrivati ai ferri corti. E la casa viene divisa. Com’è ora. Dissapori in famiglia ci sono stati anche per quanto riguarda un terreno di proprietà degli Scoscia Raffaelli davanti casa. Tutto finito in tribunale anni fa. L’anziana Maria lo raccontava agli operai dei cantieri di quel terreno e dell’abilità del figlio nell’arte orafa. Da uno di quei cantieri viene il martello con cui è stato torturato il figlio.


Che indossassero i guanti è direi, scontato.C’era da aspettarselo. Ma provate a manipolare un nstro di scotch con i guanti, e vedrete che è impossibile! Per chiudere la bocca al povero Scoscia devono avere per forza tolto i guanti e tagliato e poi fissato sulla sua pelle un pezzo di nastro adesivo, a mani nude. Lasciando impronte sullo scotch, che quindi poi è stato rimosso e portato via, perchè a differenza che sul martello e presumibilmente sugli altri oggetti sottratti in cantiere e manovrabili con i guanti, il mastro adesivo per forza doveva essere messo e rimosso a mani nude. Ma le mani lasciano impronte anche sulla pelle umana; perciò sul viso della vittim devono esserci necessariamente trace di dna o di impronte digitali dell’aggressore.
Speriamo che li prendano (sono certa che non si possa fare tutto questo da soli) e che facciano in fretta. In Umbria ultimamente accadono tanti orrendi delitti.
Penso che questo delitto abbia diverse cartatteristiche da quello di Ramazzano. Mi pare trattarsi di una vendetta, quantomeno di un epilogo di un forte dissenzo. Questioni di affari o familiari. Visono elementi visibilmente ” studiati”
per depistare, ma appare chiaro un intento di “punire”.