Repertate tracce nel cantiere di fronte a casa ( foto Umbria 24)

di Francesca Marruco

Gli orari, le tracce, le testimonianze, i rilievi che proseguiranno a Pasqua. Sono ore importanti, decisive, quelle che la squadra mobile sta utilizzando per dare un nome ai responsabili dell’omicidio di Cenerente, in cui sono stati uccisi Sergio Scoscia, 52 anni, e la madre Maria Raffaelli, 74 anni.

Le chiamate Il primo allarme è stato dato dal nipote delle vittime Valerio alle 8.24. Il secondo, quello che ha fatto precipitare tutti nel casolare lungo la strada Cenerente Capocavallo, è delle 8.50, quando il nipote delle due vittime dice di aver trovato la nonna e lo zio morti. Ma c’è chi dice che le urla da quella casa si sono sentite già intorno alle sette di mattina. Ci sono gli operai del cantiere che dista una manciata di passi dalla casa del delitto che dicono di aver sentito qualcuno urlare già a quell’ora. Non solo, avrebbero anche sentito qualcuno che gridava «L’hanno ammazzati, sono tutti morti». Forse al telefono. E poi chiamava disperato il nome di una donna. Forse Marcella, coma la figlia della vittima. Sarebbe stato un uomo alto e vestito di nero ad urlare queste frasi.

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Il ritardo Intorno alle sette di mattina. Almeno un’ora prima del primo allarme per il furto. Almeno un’ora e mezza prima di quello decisivo per il ritrovamento dei cadaveri. Una grossa incongruenza o una testimonianza chiave. Un arco di volta per un’indagine di certo non semplice. I poliziotti della squadra mobile diretta da Marco Chiacchiera stanno valutando queste testimonianze che necessitano di riscontri oggettivi. E anche tutte le altre. Continuano ad incrociare elementi per poter chiudere presto il cerchio, in una direzione o nell’altra. Si perché al momento resterebbero in piedi ancora più ipotesi investigative a partire dalla rapina finita in tragedia. Sono sempre gli operai dello stesso cantiere a confermare che il martello con cui è stato ucciso Sergio è stato rubato da loro. E anche la scala ritrovata appoggiata alla tettoia dietro casa. Sempre loro indicano delle impronte. Utili? Presto per dirlo. La finestra da cui sarebbero entrati i presunti ladri è stata smontata. Ma come da fuori?

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Nessun rumore? Addetti ai lavori e meno esperti continuano ad interrogarsi su come sia possibile che un uomo venga preso a martellate sulla schiena, colpi sembrerebbe inferti non in sequenza ravvicinata, e nessuno, al di là della porta a soffietto che divide le due porzioni del casolare senta nulla. Secondo quanto riferito dai fratelli delle vittime, Marcella, Valerio e Mauro, la figlia di Maria Raffaelli il suo compagno e il figlio, sarebbero stati a dormire in casa loro. Pochi metri e qualche muro più in là Maria Raffaelli e Sergio Scoscia sono stati trucidati.

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L’oro o cosa? Sergio era un orafo, da tutti definito molto abile. Da 15 anni l’attività di famiglia era cessata, ma lui continuava a fare dei lavoretti per due oreficerie, una di Gubbio e una di Ponte San Giovanni. In casa aveva ancora un laboratorio. E dentro c’erano dei preziosi. Forse i presunti ladri hanno provato a farsi aprire. Forse volevano qualcosa che invece in casa non c’era e allora hanno ucciso. Oppure un omicidio che con il furto di soldi o gioielli potrebbe non aver nulla a che fare. Non è stato ancora possibile stabilire infatti se dalla casa sia stato portato via nulla oppure no. La cassaforte non è stata toccata. Tante ipotesi per un rompicapo da risolvere nel minor tempo possibile.

Sopralluoghi e rientri a casa E per farlo i poliziotti della mobile insieme agli esperti della scientifica hanno proseguito anche sabato per tutta la giornata con sopralluoghi tecnici all’interno della casa dove sono stati rinvenuti i cadaveri. L’altra porzione di casa è infatti tornata nella disponibilità dei proprietari che vi hanno fatto ritorno. Il lavoro degli esperti in quella casa è quindi terminato. Ora quanto repertato verrà analizzato, non prima forse di un’altra giornata di sopralluoghi.

Il casolare del duplice omicidio ( foto U24)

Il ritrovamento Anche Marcella, la figlia dell’anziana uccisa, nel corso della mattinata aveva partecipato ad un sopralluogo. E’ stata lei insieme al figlio 21enne Valerio a trovare i cadaveri. Al gemello della mamma ammazzata ha detto che inizialmente hanno pensato che fossero usciti di casa, o che fossero stati portati via dai ladri che avevano messo sotto sopra la casa. Solo dopo un po’, dalla prima alla seconda chiamata di Valerio al 112 passano 27 minuti, rientrano in casa e dietro il letto del fratello vedono i corpi dei loro cari riversi a terra ancora in pigiama.

Il nipote E’ a quel punto che capiscono. Valerio, che invece di chiamare il padre poliziotto chiama i carabinieri, si sente male. Verrà poi portato in ospedale per un attacco d’ansia. Sabato mattina piangeva chiuso nell’automobile del padre davanti casa in cui ha trovato la nonna e lo zio ammazzati. La madre, riferisce un amico, non vorrebbe rientrarci.

Il doppio filo col cantiere Da casa sua si vede quel cantiere da cui sono stati rubati la scala con cui i presunti ladri sono entrati in casa e il martello con cui è stato ucciso il fratello. Ma quale ladro va a rubare attrezzi per un furto in un cantiere vicino alla casa designata per essere svaligiata? Qualcuno che sa che ci sono questi attrezzi? Qualcuno che ha a che fare con il cantiere? O qualcuno che vuole si indaghi in quella direzione e magari non in un altra? Sempre dal cantiere arrivano le parole che sparigliano le carte in tavola sul primo allarme della mattina. Ma perché testimoniare di aver sentito urla se non è così? Per allontanare le indagini da sé stessi? Tanti interrogativi. In attesa di una logica che renda tutto più comprensibile.

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One reply on “Omicidio di Cenerente, indagini a tappeto. Dal cantiere testimonianze, tracce e dubbi”

  1. Si diceva che un mese fa ci fosse stato un tentativo di rapina e la vittima stessa avesse messo in fuga i banditi. Questo fatto fu denunciato? Fu raccontato dalla stessa vittima a persone al di fuori della casa? Se è appurato non vedo il perché non si possa essere ripetuto in modo letale. Se non è appurato allora si tratterebbe di un tentativo di depistaggio.

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