Il citofono dell'ostello di via Romana

di Iv. Por.

Dell’omicidio del 44enne tunisino di mercoledì sera ciò che ha colpito molti è stato il luogo del delitto: l’ostello comunale che ospita di notte i senza fissa dimora. Quella scritta sul citofono ‘Coordinamento centro socio culturale del Comune di Perugia’ rivela un angolo della città di quelli solitamente in ombra.

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Cernicchi: «Un luogo per gli ultimi» «Lo spazio di accoglienza notturna di via Romana (15 i posti letto) – spiega l’assessore comunale ai Servizi sociali Andrea Cernicchi – fu aperto nel gennaio 2011 dal Comune per rispondere ad una esigenza che una città civile deve porsi: disporre di un luogo in cui le persone senza fissa dimora e con problemi di marginalità e povertà estrema conseguenti a patologie psico-sociali e sanitarie possano avere un tetto, anche temporaneamente, sotto cui ripararsi. Nei tre anni di funzionamento, sotto la gestione di una cooperativa (in seguito a regolare gara) ha svolto in modo egregio il suo compito, anche attraverso una stretta e continua relazione con gli operatori dei diversi servizi che seguono queste persone. Nessuno a Perugia è morto in strada, di freddo o di stenti».

VITTIMA E ASSASSINO

«Delitto non metta in discussione servizio» Cernicchi sottolinea come «quello che è accaduto ieri sera, che poteva accadere dovunque, ci colpisce e ci addolora molto. Colpisce e addolora prima di tutti gli operatori che lavorano a quel servizio con passione e con grandi difficoltà. Bisogna sottolineare – aggiunge – che si tratta di un servizio a bassa soglia: siamo in pratica nella prima linea del disagio, perché tutte le persone ospitate nel centro durante la notte, inviate dalla Asl, anche attraverso l’unità di strada, soffrono situazioni di grave emergenza sociale. Il delitto – conclude Cernicchi – non deve mettere comunque in discussione un servizio che è riuscito e riesce a prevenire molti rischi. Resta un presidio fondamentale per situazioni che altrimenti non avrebbero soluzioni».

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Laffranco: «Più sicurezza» Intanto, però, il centrodestra cittadino e non solo chiede più impegno per la sicurezza. «Il cruento omicidio di stanotte – afferma il deputato Pietro Laffranco (FI) – che ha coinvolto due immigrati rende urgentissimo un impegno prioritario ed assoluto sulla questione sicurezza, che parta dal non negare, come continua a fare ancora oggi la sinistra, il problema. Innanzitutto sulla sicurezza – conclude Laffranco – i perugini misureranno la serietà degli impegni dell’imminente campagna elettorale amministrativa, la consistenza della candidature e, soprattutto, le prospettive del futuro della città, al di là delle bandiere partitiche».

Varasano e Valentino: «Serve davvero?» I consiglieri comunali Leonardo Varasano e Rocco Valentino (Forza Italia) affermano che «Perugia non è Gotham City, ma neppure, purtroppo, una città dove regnano ordine e sicurezza. L’efferato omicidio avvenuto nella zona di via Romana conferma la percezione, terribilmente concreta, di tanti perugini: spaccio, risse, accoltellamenti e morte, alimentano la paura e il clima d’insicurezza». Nel caso specifico per i due forzisti «c’è però anche dell’altro. È necessario fare luce sul costoso Servizio di accoglienza notturna di via Romana: l’ostello comunale ospita quasi esclusivamente tossicodipendenti in cura al Sert. È indispensabile un simile servizio? È gestito in sicurezza? Gli operatori che accolgono gli ospiti dell’ostello corrono rischi?».

Scarponi: «Convocare commissione»  Il capogruppo Ncd in Comune, Emanuele Scarponi, chiede invece la «convocazione urgente della commissione competente per un’ audizione con i responsabili della casa accoglienza per la notte “quartiere Pallotta” e eventuli dirigenti competenti per avere un chiarimento sulla vicenda, capire come vengono accolti i residenti e se esiste o meno un controllo all’interno della struttura».

Monni: «Più controlli» Il consigliere regionale Massimo Monni sottolinea invece «l’ennesimo fatto gravissimo che continua ad incrementare il senso di insicurezza dei cittadini. I nostri amministratori – aggiunge – dal canto loro continuano a nascondere la testa sotto la sabbia e a sentirsi offesi se Perugia viene classificata come una città violenta e insicura, dove il degrado e la droga le hanno strappato la serenità di un tempo. Ma dove vivono?». «Va bene – afferma – dare un tetto a chi vive senza fissa dimora, ma il Comune di Perugia almeno faccia uno sforzo per controllare chi usufruisce dell’accoglienza all’interno delle proprie strutture pubbliche».

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