di Francesca Marruco
Forse se qualcuno dei medici a cui si era rivolto prima di morire avesse anche solo ipotizzato che aveva in atto una dissecazione aortica, Fabrizio Cenciarini, morto nel 2008 a 55 anni, forse avrebbe avuto un destino diverso. Invece nessuno ci ha pensato e per capire cosa avesse gli avevano fatto fare un elettrocardiogramma sotto sforzo, che per lui fu il colpo di grazia.
Due a processo E per quella morte adesso il gup Andrea Claudiani ha rinviato a giudizio due medici. Un medico che all’epoca dei fatti prestava servizio al pronto soccorso di Umbertide e un medico di base. Questi i fatti: è il 30 aprile del 2008 quando Fabrizio, in cura da anni per una cardiopatia, si reca al pronto soccorso di Umbertide perché accusa nausea, vomito e sbalzi di pressione. Lo visitano e lo dimettono poco dopo con dei medicinali per la pressione. Due giorni dopo, accusando ancora dolori e malesseri, va a farsi visitare all’ospedale di Città di Castello: anche qui viene dimesso velocemente senza che nessuno pensi a ciò che davvero si sta verificando nel suo organismo.
La morte I malori non finiscono e allora va dal suo medico di base: lui gli prescrive una ecocardiogramma sotto sforzo. E’ il sette maggio del 2008 quando Fabrizio va in ospedale a Città di Castello per fare l’esame. Entra nello studio e fa quello che gli viene detto: inizia a pedalare. Azione che per il suo fisico risulta fatale.
Le difese Le difese dei medici indagati, tra loro quelli del pronto soccorso di Umbertide e di Castello, il suo medico di base e il cardiologo che gli fece fare l’elettrocardiogramma, avevano cercato di dimostrare che i sintomi non erano compatibili con la dissecazione aortica, o che comunque potevano essere ricondotti a moltissime altre patologie. Ma solo per due dei quattro medici era stata disposta l’archiviazione.
L’iter giudiziario La procura aveva chiesto due volte l’archiviazione per tutti e quattro gli indagati. Ma David Zaganelli, l’avvocato della famiglia dell’uomo deceduto, era riuscito già una prima volta ad ottenere il niet all’archiviazione, In quell’occasione il gip Carla Giangamboni aveva disposto un supplemento di indagine, che venne svolto con la formula dell’incidente probatorio da un perito. A quel punto la procura ha chiesto nuovamente l’archiviazione e il gip l’ha concessa per due medici, per gli altri due ha invece disposto l’imputazione coatta. Per loro, lo scorso 4 dcebre la procura aveva chiesto il non luogo a procedere ma giovedì il gup Claudiani ha di fatto dato ragione alla famiglia della vittima, decidendo per il rinvio a giudizio.Il loro processo inizierà il 22 ottobre prossimo davanti al giudice Nicla Restivo.
