di Francesca Marruco
«Ah e che vuoi da me Catà?lo aspetto io…» «No, poi fatti una camminata verso il bar che se lo vediamo lo consumiamo e glielo lasciamo morto davanti al bar». E’ solo una delle tantissime allarmanti intercettazioni che costellano l’operazione ‘Quarto passo’ del Ros di Perugia contro l’associazione ‘ndranghetista che si era stabilita nel capoluogo umbro e «hanno dimostrato – scrive il procuratore Antonella Duchini nella richiesta di misura cautelare – ampia capacità di intimidazione scaturente dalla consapevolezza, ormai diffusasi nel territorio, della pervasività di un potere spregiudicato e violento».
MAPPA INTERATTIVA: I LUOGHI CHIAVE DELL’INCHIESTA
Il tradimento Il «morto davanti al bar» doveva essere Cataldo Ceravolo, uno dei capi dell’organizzazione, arrestato in Germania con mandato di cattura internazionale, dove era scappato «temendo per la propria incolumità, avendo appreso – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – che i sodali avevano scoperto che stava fornendo informazioni alle forze dell’ordine (e segnatamente alla GdF di Perugia), circostanza che, nel contesto associativo di tipo ‘ndranghetista ha portato a decretare la condanna a morte del Ceravolo in quanto “infame”». «E in effetti – si legge ancora nell’ordinanza – il Ceravolo, nel tentativo di sviare da sé le investigazioni condotte in un diverso procedimento dalla GdF, non ha esitato a fornire notizie circa la presenza in Perugia di Papaianni Salvatore e Morrone Salvatore, sulle autovetture in loro possesso e sui loro spostamenti». Prima di scappare in Germania parlò con il fratello del pericolo che correva e in quella conversazione emerge che «l’organizzazione aveva condannato a morte uno per uno sgarro (“…quando vieni qua ti vengono i brividi, è un morto che cammina, devi vedere quello che ha fatto e gli è andata male…”) e che i parenti avevano provveduto a nascondere (“se ne sono accorti e l’hanno trasferito, però è un morto che cammina”)».
GLI ARRESTATI: FOTOGALLERY – VIDEO
VIDEO – LA CONFERENZA STAMPA CON I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE
Qua non apre nessuno I modi pesanti ovviamente non li riservavano solo ai sodali traditori, ma anche a chi non poteva costituire per loro un ostacolo. Ed ecco che uno dei più emblematici tentativi di estorsione avviene ai danni di un egiziano che vorrebbe acquistare un negozio a Ponte San Giovanni. L’associazione ha deciso che questo acquisto non può avvenire, e Natalino Paletta, titolare di una pizzeria di Ponte San Giovanni, in cui, durante la sua gestione hanno avuto luogo parecchie riunioni dell’associazione criminale, lo stesso a cui, a seguito di ripetute estorsioni, è stata gratuitamente ceduta un’impresa edile, alza il telefono e al potenziale acquirente dice: «devi prendere un negozio tu qui a Perugia? E non prenderlo più …ti ho detto di non prenderlo il negozio…perché se no chiudi, il secondo giorno chiudi… te lo dico io … ti sto dicendo di non prenderlo perché poi avrai problemi dopo, se lo prendi…tu prendilo che poi li vedrai i problemi che avrai…ti sto dando un consiglio, non prenderlo e basta…». Secondo le intercetazioni, Paletta lo richiama per rinnovare la denuncia: «ti ho chiamato l’altro giorno per quel negozio di Ponte San Giovanni – gli dice – il negozio lo dovevo prendere io… siete venuti voi a rompere i coglioni… siete arrivati voi che gli avete offerto di più…». L’acquirente spaventato dice allora a Paletta che il negozio lo aveva preso un altro ragazzo, allora Paltta dice: «e chi è sto ragazzo che lo devo trovare prima che lo apre, che non glielo faccio aprire il negozio, voglio sapere chi è questo ragazzo, dimmelo tu… va bene, se siete stati voi io ti avviso di una cosa, se sei tu con un altro ragazzo… come aprite vi faccio chiudere… vi sto avvisando già… se caso mai lo conosci diglielo, se no ci perde i soldi perché lo faccio chiudere io, capito glielo faccio chiudere… ci perdete pure i soldi, diglielo hai capito? Che qua lui non apre sicuramente il negozio… ti sto avvisando, qua non apre nessuno…».
VIDEO: INTERVISTA AL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA
Il pizzo L’estorsione è all’ordine del giorno in «Quarto Passo», e in un’altra intercettazione uno degli imprenditori fagocitati dall’organizzazione parla con uno di loro, ecco lo stralcio di conversazione:
B.: tu sei abituato a riscuotere il pizzo laggiù in Calabria, ma qui non è così eh … hai visto che storia … inc … ancora non sono andato in banca … sto aspettando che quando è pronto vado là … appena lo hanno pagato lo prendo oggi pomeriggio speriamo che me li danno.
C.: mi hai fatto una …inc… strana perchè io ho speso una parola per te, questa è gente che veramente …..
B. ma va bene … ma mica … ma mica nessuno …
C. non è che chiediamo …. si ma questi non sono come dici tu e.
B. non abbiamo negato niente a nessuno.
C. non è pizzo quello ti ha fatto un favore non è pizzo eh. .
B. certo … i favori i favori sono un’altra cosa…. i favori sono gratis.
