«Vedo un bambino di 6-7 anni. Esce da un edificio sotto la pioggia, corre in pigiama leggero, la via che percorre mi dà la sensazione che sia quella dove c’è l’ingresso dell’ambulatorio di mio padre a Foligno… ad un certo punto lo vedo in un vicolo cieco di un centro storico di città, ha accanto a terra un enorme (quasi come lui) pezzo di pane spezzato e scavato dalla mollica, la punta di un filone di pane, lo mangia spezzando dei pezzi… c’è credo anche un altro bambino, lì si sente al sicuro». È un passaggio di una delle lettere che Luigi Chiatti, il mostro di Foligno arrestato nel 1993, dopo aver ucciso il piccolo Simone Allegretti, di quattro anni e, in seguito, Lorenzo Paolucci, di 13) ha scritto a un amico conosciuto in carcere e che il settimanale “Oggi”, in edicola da domani, rivela in esclusiva.
Le lettere Chiatti racconta all’amico i suoi sogni, come quello di «armeggiare di nascosto con un dito di mano intero distaccato, tagliato di netto. Non si vedono perdite di sangue… è come fosse irrorato di sangue. Mi diverto, lo prendo e lo attacco per pressione tra le dita». Nelle lettere compaiono «scarafaggi rossi», «conigli scuoiati, cotti, lessati, tagliati per lungo a metà, da fare a pezzi con le mani», ma anche insetti «da schiacciare», soprattutto i più piccoli, e «mucche da fare a pezzi con le forbicine della Chicco».
Il sogno «L’animale rappresenta qualcuno di indifeso. Far loro del male, in sogno, sintetizza il desiderio di sopraffare. Ma potrebbe anche essere che la mente di Chiatti stia rielaborando i delitti», spiega Luana De Vita, psicoterapeuta, esperta di criminologia, docente di vittimologia all’Università Sapienza di Roma.
2015 «Il mio fine pena è il 19 ottobre 2015», scrive Chiatti all’ex compagno di detenzione. In base a uno studio americano, su un campione di 128 pedofili esaminati, oltre il 50 per cento era recidivo e il 39 per cento veniva nuovamente posto in stato di fermo.
