Terni Donne si stringe intorno alla famiglia di Fatiha El Afghani, a sua figlia e a tutte le persone che le hanno voluto bene.

«La morte di Fatiha – il messaggio diffuso dopo il decesso della 44enne massacrata dal coniuge – è una ferita che riguarda l’intera comunità. Per questo chiediamo che venga proclamato il lutto cittadino come espressione di dolore e vicinanza di un’intera comunità, ma anche come momento collettivo di consapevolezza e impegno».

A pochi giorni dalla brutale aggressione, tante donne erano scese in piazza per esprimere solidarietà e vicinanza alla famiglia di Fatiha El Afghani: figlia, mamma e sorella strappata all’affetto dei suoi cari per mano di un uomo violento che presto sarà rinviato a giudizio, non più per tentato femminicidio ma per omicidio volontario aggravato. L’agguato a bordo di quel bus di linea, oltre il tragico epilogo, porta con sé molti interrogativi sulle misure restrittive adottate in caso di maltrattamenti accertati. Il braccialetto elettronico non è bastato a fermare il marito. Secondo quanto dichiarato dal legale della vittima, Valentino Viali, in occasione dell’udienza di convalida dell’arresto di Mohamed El Messaoudi, quella tragedia poteva essere evitata. Il dispositivo forse, quel 9 maggio scorso, non ha funzionato. Presto il processo.