Anche per i vigili del fuoco è finalmente cessata la fase di allarme  per  il danno subito alla diga del Montedoglio. Lo comunica una nota del comando provinciale di Perugia.

Dispositivo torna all’ordinario «Nella giornata odierna, 31.12.2010 – si legge – su disposizione del Dipartimento dei vigili del fuoco soccorso pubblico difesa civile è stato ricondotto all’ordinario il dispositivo di soccorso posto in essere dai vigili del fuoco  a seguito del danneggiamento del sistema di scarico di superficie delle acque della diga del Montedoglio posta sul fiume Tevere a nord della provincia di Perugia». Quella del Montedoglio è una diga  in esercizio dal 1993 e che invasa oltre 130 milioni di metri cubi di acqua e che di fatto  regola il regime del fiume Tevere.

Allarme di tipo 2 Nella tarda serata del 29 dicembre i vigili del fuoco sono stati allertati dalle Prefetture di Perugia e di Arezzo che sulla base dell’attivazione del gestore della diga  aveva diramato un allarme di tipo 2 come definito  dalle pianificazioni di protezione civile  a suo tempo predisposte. «Di fatto – spiegano i vigili del fuoco – la rottura di una parte del sistema di tenuta dell’acqua aveva prodotto l’immediato rilascio a valle di una massa d’acqua  di alcune centinaia di mc\sec che immessa sul fiume Tevere ne ha provocato un repentino allontanamento del livello  formando una vera e proprio onda di piena anomala. Dai modelli previsionali è stato subito ipotizzato il possibile coinvolgimento dei territori circostanti a partire da  alcune case sparse ed alcune piccole frazioni poste a quota più bassa per cui i sindaci dei comuni dell’Alto Tevere hanno  disposto l’evacuazione della popolazione attivando appositi centri di accoglienza. E’ stato immediatamente attivato il dispositivo di soccorso dei vigili del fuoco  con l’invio in zona delle squadre operative potenziate  con l’immediato richiamo in servizio di personale  libero a partire da quello con specializzazione nei settori Saf (speleo alpino fluviale) ed  acquatici».

Sul campo 100 uomini e 50 mezzi Il direttore regionale dell’Umbria Gioacchino Giomi che ha seguito la vicenda sin dai primi momenti – d’intesa con quello della Toscana Cosimo Pulito –  ha anche disposto  l’attivazione di altro personale e mezzi ed il Centro operativo nazionale dei vigili del fuoco  ha disposto una considerevole integrazione del  dispositivo  di soccorso  con il personale delle sezioni operative  provenienti da altre regioni (Lazio,Toscana, Marche, Emilia Romagna) oltre che del Comando di Terni. In tutto circa 100 uomini con 50 mezzi tra cui anfibi, barche,  gommoni, torre fari, mezzi fuoristrada ed idrovore hanno presidiato il territorio lungo l’asta del Tevere rimodulando la loro posizione sulla base dell’andamento del fronte di piena mettendosi a disposizione delle autorità locali e della popolazione. Tecnici hanno preso poi parte alle attività svolte presso il Centri coordinamento soccorsi delle Prefetture  e dei Centri operativi attivarti nei vari comuni interessati.

Dispiegati gli elicotteri Nella giornata successiva è stato possibile effettuare ulteriori valutazioni del fenomeno anche attraverso ricognizioni eseguite dagli elicotteri dei nuclei di Arezzo e Roma sia sul fiume Tevere sia sulla diga anche se attraverso  il collegamento diretto con il sistema  automatico di monitoraggio del fiume Tevere gestito dal Centro funzionale della Regione Umbria è stato possibile seguire quasi “on line” l’andamento del fronte di piena che ha si provocato allagamenti ma solo in alcune zone senza far rilevare danni a persone.

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