di Enzo Beretta

È stato convalidato il fermo ed è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti del 31enne albanese accusato di due episodi di violenza sessuale avvenuti a Perugia tra il 28 e il 29 aprile. Dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Natalia Giubilei emerge un quadro indiziario ritenuto grave, fondato sulle denunce delle persone offese, sui riconoscimenti fotografici e sulle immagini delle telecamere di sorveglianza che hanno documentato parte dei fatti. Le risultanze investigative e le dichiarazioni raccolte hanno portato a ritenere sussistenti elementi concreti circa la responsabilità dell’indagato nei reati contestati.  

Fatti Il primo episodio ricostruito riguarda una minorenne avvicinata nei pressi di un supermercato e destinataria di avances insistenti e molestie a sfondo sessuale, accompagnate da frasi offensive e minacciose. Nel capo di imputazione si riportano espressioni rivolte alla giovane prima di seguirla fino alla zona di Fontivegge dove l’uomo sarebbe riuscito a raggiungerla e a toccarla prima che la ragazza riuscisse a fuggire e a chiedere aiuto. Il giorno successivo – secondo quanto contestato – una studentessa universitaria sarebbe stata colpita con uno schiaffo sul sedere mentre si recava a lezione, con ulteriori insulti. Le dichiarazioni delle vittime sono state ritenute coerenti e attendibili e hanno trovato riscontro negli accertamenti svolti dagli investigatori, oltre che nelle parziali ammissioni rese dall’indagato nel corso dell’interrogatorio.  

Decisione Nel provvedimento il giudice ha sottolineato la presenza delle esigenze cautelari, evidenziando in particolare il pericolo di fuga e quello di reiterazione dei reati. L’indagato risulta privo di una stabile dimora e vive in condizioni precarie, senza legami consolidati, elementi che fanno ritenere concreto il rischio che possa sottrarsi al procedimento. È stato inoltre evidenziato come i precedenti penali e le modalità delle condotte contestate delineino una personalità incline a comportamenti aggressivi, in particolare nei confronti delle donne, con un rischio attuale di reiterazione. Alla luce di questi elementi, il giudice ha ritenuto inadeguate misure meno afflittive, escludendo anche la possibilità degli arresti domiciliari per l’assenza di un domicilio idoneo, e ha disposto la custodia cautelare in carcere come unica misura in grado di garantire le esigenze cautelari. 

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