di Ivano Porfiri e Barbara Maccari
Margherita, 61 anni, funzionaria sposata con un figlio e sull’orlo della pensione. Daniela, 46 anni, lavoratrice precaria senza marito né figli. Un destino intrecciato intorno a quell’ufficio al quarto piano al Broletto. Sono due facce dell’Italia del 2013 le vittime della furia omicida di Andrea Zampi, l’imprenditore che le ha uccise. Due donne cadute all’antivigilia dell’8 marzo.
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La precaria Daniela Crispolti era di Todi con la famiglia a Pian di Porto ma viveva da sola a Perugia in zona Montelaguardia. «Non la conoscevo di persona – spiega il sindaco Carlo Rossini – ma so che era molto legata alla famiglia e tornava spesso». Il padre è un ex ferroviere. Lei aveva fatto lo stesso liceo e la stessa università della presidente della Regione Catiuscia Marini. «La conoscevo bene», ha detto la presidente in lacrime davanti alla Regione. Intanto il sindaco e l’Amministrazione comunale esprimono «sgomento» per la tragedia. «Due donne, uccise nello svolgimento del loro lavoro, vittime di un gesto insensato che allarma ed interroga sul grave clima che ha avvolto il nostro Paese. Un gesto d’odio verso le istituzioni pubbliche pagato da due persone innocenti, dalle loro famiglie, dalle comunità a loro legate».
VIDEO – PARLA LA PRESIDENTE MARINI: BARBARIE
Todi in lutto «Todi – prosegue Rossini – è duramente colpita per la morte della concittadina Daniela Crispolti. A nome dell’Amministrazione comunale e della Città di Todi, esprimo profondo cordoglio per le vittime, manifesta piena solidarietà a tutti i dipendenti della Regione Umbria ed alla sua presidente, Catiuscia Marini, e invio un particolare pensiero alla famiglie delle vittime, stringendoci attorno ai familiari di Daniela Crispolti».
La funzionaria Margherita e Giovanni, invece, tutti i giorni partivano assieme da Canoscio per andare a lavoro a Perugia, lei negli uffici della Regione al Broletto, lui all’Università, dove è un docente ordinario della Facoltà di Veterinaria. Poi la sera tornavano nel loro nido, una villetta lungo la strada che porta alla Basilica di Canoscio, una frazione di Città di Castello. Oggi purtroppo Margherita non tornerà più a casa col suo Giovanni. In una giornata grigia, triste e piovosa è stata uccisa mentre era al lavoro. Sessantuno anni, funzionaria della Regione responsabile dell’accreditamento delle imprese di formazione, lascia un figlio trentenne, un marito, una sorella e un paese sotto shock.
VIDEO. INTERVISTA A UNA TESTIMONE
Presto in pensione «Margherita era una donna solare, affettuosa, sempre disponibile verso il prossimo, aveva sempre una parola buona per tutti. Purtroppo ce l’hanno portata via così, all’improvviso, stasera non potrà più tornare a casa. Le mancava pochissimo per andare in pensione, davvero una beffa del destino assurda». Queste le parole di Laura Pierini, la cugina, e vicina di casa, di Margherita Peccati, la dipendente della Regione uccisa a colpi di pistola stamani.
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Famiglia Margherita, 61 anni faceva il funzionario negli uffici della Regione al Broletto, era sposata con Giovanni Vitelozzi, 62 anni, docente universitario ordinario presso la Facoltà di Veterinaria. La coppia ha un figlio, trentenne, che lavora nel tifernate. Proprio lui è stato il primo ad essere avvertito della tragedia ed è corso a Perugia. I cancelli della loro casa al Bivio di Canoscio sono rimasti aperti, ad aspettare una madre che stasera non tornerà più.
Storia Margherita era nata a Montone, ha vissuto molti anni ad Umbertide e poi si era trasferita nella villetta a Bivio di Canoscio, in mezzo alla campagna umbra, tra la pace dei boschi. Il cane della cugina, vicina di casa, è l’unico che sembra non rendersi conto della tragedia, scodinzola, scava una buca in giardino, gioca con l’acqua, i suoi padroni sono impietriti ed increduli. Una tragedia che li ha scossi davvero nel profondo.
Paese sotto shock L’intera comunità tifernate è sotto shock, la morte di Margherita è stato un fulmine a ciel sereno. La gente che passa lungo le strade ha poca voglia di parlare, di commentare questa triste vicenda, il pensiero di tutti va ai famigliari e al loro dolore.
