«Il territorio umbro in generale e di Perugia in particolare, è un territorio sostanzialmente sano, non immune da tentativi di infiltrazioni mafiose, ma che comunque ha saputo reagire e quindi dimostrato vitalità e la sua sostanziale integrità». A dirlo è stato il procuratore nazionale antimafia nell’iniziativa promossa dalla Cgil in cui è stato proposto il Durc della legalità. Il procuratore Roberti non ha tralasciato di richiamare l’indagine Quarto Passo del Ros, che lo scorso anno ha portato alla luce un’organizzazione criminale legata alla cosca di Cirò dei Farao Marincola e ha voluto anche evidenziare che «senza la collaborazione delle vittime non si combatte la mafia», ma «tocca a noi tutti meritare la fiducia dei cittadini, senza la quale non potremo mai fare una vera lotta alle mafie».

Salvare l’economia Parallelamente però, vanno adottati tutti gli strumenti preventivi. E in questo caso a proporne uno è stata la Cgil. «La Cgil di Perugia – si legge in una nota – anche alla luce delle ultime operazioni di magistratura e forze dell’ordine sul territorio, lancia dunque un allarme: a fronte di una situazione di emergenza come quella in atto, è necessario dotarsi di strumenti e procedure in grado di contrastare il malaffare e i tentativi di penetrazione delle organizzazioni criminali, anche e soprattutto nel tessuto economico».

No collegamenti mafia amministrazione Questo è vero naturalmente anche in Umbria, dove però, per fortuna – come ha ricordato lo stesso Roberti – «non sono state accertate connessioni tra le organizzazioni criminali operanti sul territorio e la pubblica amministrazione». «Merito degli anticorpi che sono presenti nel nostro corpo sociale – ha osservato nella sua relazione introduttiva Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil – anticorpi che però noi dobbiamo oggi rafforzare, dotandoci di strumenti che ci consentano, anche come sindacato, di attivare meccanismi difensivi, non appena ci sia anche solo il sospetto di qualcosa che non va». Sgalla ha ricordato che la Cgil aveva lavoratori iscritti anche tra le imprese che sono finite al centro delle recenti operazioni anti ‘ndrangheta, brillantemente condotte da magistratura e forze dell’ordine a Perugia. «Quali rischi abbiamo corso nel tutelare quei lavoratori? – si è chiesto il segretario della Cgil – e quali strumenti abbiamo per evitare comportamenti che possano anche solo lontanamente favorire fenomeni di illegalità economica?».

Marini Tuttavia, secondo la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, gli strumenti formali non sono sufficienti. «Dobbiamo rafforzare la prevenzione – ha detto – attraverso meccanismi di selezione e qualificazione, attraverso liste di imprese di qualità, che siano consolidate e strutturate negli anni nel sistema degli appalti pubblici e non costituite ad hoc per vincere una gara. Da questo punto di vista – ha aggiunto – certamente l’esperienza della ricostruzione post terremoto del ‘97 è un bagaglio importante». «Penso, inoltre che un buon modo per creare ‘anticorpi’ sia anche quello di mettere in atto politiche pubbliche che favoriscano le imprese sane che investono onestamente sulla propria capacità di essere competitive. Ciò contribuirebbe, inoltre, a creare più lavoro, soprattutto per i giovani. Perché è anche con il lavoro onesto e regolare – ha concluso Marini – che si sottrae terreno alle organizzazioni mafiose e criminali».

Corruzione Sullo sfondo di tutta la discussione, più volte richiamato dagli interlocutori, il problema dei problemi: la corruzione, il vero carburante delle mafie, e al tempo stesso – come ha osservato ancora il procuratore Roberti – zavorra pesantissima per la crescita della competitività e della qualità delle imprese. «Se per battere la concorrenza è meglio pagare qualche funzionario corrotto, piuttosto che investire in nuove tecnologie, è chiaro che le imprese virtuose partono sempre svantaggiate», ha osservato il procuratore. Ma nonostante le dimensioni drammatiche di questo fenomeno, «non c’è mai stata in Italia una reale volontà di aggredire la corruzione», ha osservato Daniele Tissone, segretario generale del Silp, il sindacato di polizia della Cgil. «Al tempo stesso – ha aggiunto – anziché investire per contrastare questi fenomeni, continuano i tagli selvaggi al sistema della sicurezza che negli ultimi anni ha perso diversi miliardi di euro».

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