di Enzo Beretta
Foto ricordo. Sorrisoni da presa della Bastiglia. E poi, fuori, sullo spiazzo del Parco di Santa Margherita a Perugia, grida di evviva in mezzo a fischi di pura gioia. Quanti ricordi strepitosi l’esame di Luis Suarez all’Università per Stranieri. Il nome del centravanti del Barcellona in odor di Juventus diventa di tendenza praticamente subito, su Twitter, per quel certificato rilasciato un po’ troppo frettolosamente dall’Ateneo. Tweet e retweet della foto con i professori in posa insieme al campione appena promosso col cappellino in testa e i bermuda. Dopo il test lo studente – inconsapevole, come tutti, di essere intercettato mentre parla di ‘hermano’ e ‘cocumella’ – ammicca con quel pezzo di carta tra le dita utile per il tesseramento in bianconero. E lì, davanti ai flash, in splendida forma e il viso parzialmente coperto dalla mascherina chirurgica, l’ex rettrice Giuliana Grego Bolli, che per quella storia ci ha rimesso il posto e la faccia. Al giudice che l’ha interrogata un mese fa ha spiegato di essersi trovata lì, nel giorno forse più importante, quasi per caso: mica per l’esame, quanto piuttosto per rimediare «un autografo da portare al nipote tifoso della Juve». Suarez? «Guardate, io non sapevo neanche chi fosse Suarez, mi hanno spiegato che era un giocatore famoso, conosciuto a livello internazionale. Ancora oggi fatico a comprendere perché gli servisse la cittadinanza italiana, questa cosa mi è sembrata strana fin dall’inizio perché questi atleti stranieri si spostano facilmente da un Paese a un altro alla ricerca di contratti migliori. Non conoscendo il mondo e le regole del calcio proprio non riuscivo a capire». E così viene delegato tutto o quasi tutto al direttore generale Simone Olivieri. Va avanti Grego Bolli: «Era un periodo intenso di lavoro, mi dedicavo a temi di grande rilevanza per il futuro dell’Università come la riforma dello Statuto e la ripartenza dell’attività didattica in un periodo nel quale non c’erano i vaccini e stava per arrivare un’altra ondata di Covid». Secondo quanto emerso dalle indagini della guardia di finanza in quelle settimane la rettrice si interessava anche di truccare i concorsi all’Ateneo ma, di questo aspetto, non fa menzione al giudice.
Però, resti inteso, uno vale uno e Suarez è come tutti gli altri: «L’esame del calciatore, per me, era come quello di un altro candidato». Quando il pm le chiede se con qualche studente «maghrebino» o «indiano» l’Università abbia utilizzato analoghe gentilezze, come chiamare per dire ‘Guarda, abbiamo riaperto l’esame, vieni a partecipare’, Grego «non riesce a rispondere» però non se la sente neppure di escludere che «potrebbe essere successo». L’anticipazione del test dell’uruguaiano dal 22 al 17 settembre 2020 è un fatto. Il calendario stringe per la Juve interessata a tesserare il giocatore: «Ho saputo da Olivieri dell’esigenza di anticipare al 17 la valutazione del 22 e non ci ho trovato nessun problema ostativo, il Cvcl è un centro autonomo che può attivare sessioni straordinarie in autonomia. Era successo altre volte, l’ultima ad agosto. Su Suarez c’erano di mezzo questioni di riservatezza, non ci dimentichiamo che parliamo di un giocatore famoso e di due club quotati in borsa. Personalmente non ho dato nessunissima direttiva riguardo l’anticipazione, c’erano buoni motivi, motivi di organizzazione, proprio per evitare assembramenti».
Cioè, mi faccia capire – interviene il giudice Natalia Giubilei – è normale organizzare sessioni straordinarie una settimana prima? «È normale – risposta -. C’era la pandemia, era solo un esame orale, la decisione era più semplice e più veloce per tutti. Alla sessione del 22 c’erano 40 candidati». La domanda, provocatoria ma concordata, la fa l’avvocato David Brunelli: «Eppure nel capo di imputazione si sostiene che il rischio degli assembramenti era in realtà una scusa per coprire la vera intenzione dell’anticipazione, cioè fare un favore a Suarez ed eventualmente alla Juve». Grego non si scompone neppure questa volta: «In quel periodo ero quasi ossessionata dagli assembramenti all’Università che avrebbero potuto essere occasioni di possibili contagi di cui avrei risposto personalmente in quanto responsabile della sicurezza sanitaria. Indipendentemente da Suarez». Il bomber dai colpi di tacco magici intanto è atteso da fan e curiosi davanti all’aula dell’esame in un tripudio di selfie rubati, agenti della Digos in borghese e mascherine ammucchiate intorno a un taxi parcheggiato.
La rettrice si schiarisce la voce e riprende la parola per ammettere «la vera motivazione di anticipare la data»: «È un favore che avrei fatto a chiunque, non sapevo neppure chi fosse Suarez, non mi è mai importato, ma mi sembrava una buona occasione per promuovere l’Ateneo». In effetti è innegabile la cattiva figura planetaria per cui dopo Amanda Knox è tornata a far parlare di sé la città di Perugia. Nella richiesta di rinvio a giudizio contro l’ex rettrice, Olivieri, la professoressa Stefania Spina e l’avvocato bianconero Maria Cesarina Turco il procuratore Raffaele Cantone indica come unica persona offesa l’Università per Stranieri di Perugia. In un’eventuale processo il rettore pro tempore ha intenzione di far costituire Palazzo Gallenga parte civile oppure rimarrà silenzioso in disparte come ha fatto fino a questo momento? Se qualcuno degli imputati dovesse finire a processo nessun altro Ente chiederà di costituirsi? I grandi interrogativi. Più grandi, perfino, dell’autentico livello di preparazione dello studente più celebre che ha ricevuto in anteprima il testo: «Quello però l’ho saputo solo dopo, non ne sapevo niente – giura Grego Bolli -. È vero, alla Spina che mi scriveva su Whatsapp ‘È un bravo A1’ ho risposto ‘Perfetto per un B1’ e uno smile ma la mia era solo una battuta in un clima ironico e scherzoso».
L’esame di Luis Alberto Suarez Díaz, nato a Salto nel 1987, è terminato.
Foto ricordo, sorrisoni, il diploma in bella mostra (gli altri tre candidati quel giorno, per dire, non lo hanno avuto così celermente). Alla fine il supercampione viene fatto uscire dalla porta di servizio: «Per non farlo incontrare ai giornalisti. Mica per un fatto linguistico – conclude l’ex rettrice -. Io, Suarez, non l’ho neppure mai sentito parlare, dopo l’esame è rimasto muto, B1 è un livello medio basso, un B1 che parla coi giornalisti avrebbe fatto un notevole numero di errori. Non volevamo incontrasse i cronisti perché potevano venire fuori notizie riservate sul suo contratto da calciatore». In quale lingua, davvero, si fatica a comprenderlo.
