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giovedì 21 ottobre - Aggiornato alle 17:45

«Bambino porta cocumella»: le intercettazioni di Suarez sul tavolo del giudice

Il gup di Perugia incarica un perito di Teramo per trascrivere le conversazioni spiate prima e durante l’esame. Si fa interrogare l’avvocato della Juve

Luis Suarez a Perugia (©️Fabrizio Troccoli, riproduzione riservata)

di Enzo Beretta 

Il gup Natalia Giubilei ha incaricato il perito Leonarda Alonzo di Teramo di trascrivere le intercettazioni telefoniche e ambientali relative all’inchiesta portata avanti dalla Procura di Perugia sull’esame farsa del calciatore uruguaiano Luis Suarez all’Università per Stranieri. Si tratta di un centinaio di telefonate fra tutto, forse meno, alle quali si aggiungono le intercettazioni ambientali registrate dalla guardia di finanza tra il 7 e il 17 settembre 2020, quando il centravanti del Barcellona contattato dalla Juventus era venuto in Umbria per sostenere l’esame e mettere in tasca la certificazione B1 di lingua italiana utile ad per ottenere il passaporto in vista dell’ipotetico trasferimento (poi saltato) al club bianconero.

«Bambino porta cocumella» Alonzo avrà a disposizione 90 giorni di tempo per esaminare e trascrivere le voci in cuffia dell’ex rettrice Giuliana Grego Bolli, della professoressa Stefania Spina, dell’ex direttore generale Simone Olivieri e dell’avvocato della Juventus, Maria Cesarina Turco. Nelle ambientali c’è anche il famoso video dell’esame durante il quale, in italiano stentato, il bomber pronuncia la famosa frase «Bambino porta cocumella». Si torna in aula il 25 gennaio. Quel giorno hanno deciso di farsi interrogare Grego Bolli (difeso da David Brunelli), Turco (professor Franco Coppi) e Olivieri (avvocato Francesco Falcinelli). La trascrizione delle intercettazioni ha messo tutti d’accordo: la Procura e le difese. «In questo modo il giudice avrà un quadro conoscitivo stabile e concreto dei colloqui oggetto del processo – dice Falcinelli -. Capita, infatti, che i brogliacci siano per loro natura incompleti e altre conversazioni neppure siano presenti nelle carte dell’accusa».

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