di Francesca Marruco
Fanghi di scavo fatti passare come sottoprodotto di lavorazione assolutamente biodegradabile e non come un rifiuti particolari da depurare e smaltire secondo norme ben precise. Conci costruiti eludendo le norme di sicurezza, che avrebbero potuto incendiarsi ad alte temperature. Guarnizioni scadenti per la fresa con cui venivano fatti gli scavi, da cui filtravano oli inquinanti. Una scuola pericolosamente sollevata durante i lavori di scavo perché i dati venivano aggiornati con estrema calma. Il lato inquietante dell’inchiesta sul nodo fiorentino dell’alta velocità sta nel suo impatto sull’ambiente e sulla sicurezza altrui. Non tutte le persone finite implicate in questa inchiesta erano al corrente di tutto, tanto è vero che non tutti hanno ricevuto le stesse contestazioni. Alla ormai ex presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti non vengono contestati né i reati relativi alla scuola, né ai conci, né alla fresa. Ma quelli sui rifiuti di lavorazione della fresa fatti passare per terra si. Lo spiegherà lei stessa al gip di Firenze quanto realmente sapeva. Tramite il suo avvocato si dice infatti pronta a spiegare tutto.
Rifiuti come argilla Rifiuti particolari sversati in terreni agricoli «al fine di conseguire ingiusto profitto derivante da una gestione totalmente illecita dei rifiuti speciali, senza accollarsene i costi di smaltimento e recupero, gestendo abusivamente e conferendo in siti non autorizzati ingenti quantitativi di rifiuti speciali». Furio Saraceno, della Novadia, Valerio Lombardi, tecnico della Italferr, Casal, Binaco, Bolodi, Forlani, Bencini , Varvarito, e Giorgetti, sono accusati di aver indotto in errore Italferr perché «hanno gonfiato smisuratamente i preventivi fittizi facendo credere alla stazione appaltante (Italferr) che il costo era oltre le cento euro a tonnellata quando il costo non era superiore ai 40-50 euro» conseguendo così un «ingiusto profitto pari alla somma erogata con gli stati di avanzamento e Sal della stazione appaltante, determinato ad oggi in oltre 15 milioni di euro».
I conci non conformi alle normative di sicurezza Conci costruiti in maniera «completamente difforme dal progetto e dalle specifiche tecniche di sicurezza per i trasporti e per le persone in quanto non adeguati a resistere alle alte temperature in caso di incendio». Per questo sono finiti indagati Morandini,come incaricato della Alta sorveglianza, Aristodemo Busillo e Vizzino, direttori tecnici ed responsabili del lavori per conto della ditta Seli. Per contratto era previsto che i conci dovevano contenere fibre di polipropilene, 3 chili per metro cubo, invece sarebbero stati commissionati con quantità molto più basse. Busillo si sarebbe accordato con Morandini di Italferr per farlo passare sotto silenzio e per fare pressioni sul professor Alberto Meda affinché non dicesse che al test si era verificato il fenomeno dello ‘spalling’ e cioè il collasso del materiale per effetto del fuoco e del calore. Seli avrebbe cercato di ottenere l’autorizzazione che riducesse da 3 a 2 kg per metro cubo la presenza di fibre nei conci, e addirittura progettato di utilizzare solo 1,8 Kg per metro cubo, facendo però formalmente figurare 2 kg. Dicevano che tanto «nessuno potrà mai accorgersi del magheggio».
Le guarnizioni scadenti La grande fresa Monna Lisa montata «priva delle guarnizioni originali non acquistate per mancanza di liquidità e sostituite con guarnizioni di minor costo, adattate in modo approssimativo e improvvisato e comunque non idonee a garantire prestazioni a regola d’arte e inidonee a prevenire ingenti perdite e dispersioni nell’ambiente di olii idraulici e lubrificanti altamente inquinanti». Indagati sempre Busillo e Vizzino, della ditta Seli. Le guarnizioni vengono definite «di merda» dallo stesso Busillo. «Come facciamo il primo metro piscia olio sta macchina», dice ancora. «Che facciamo – chiede ad un interlocutore – ci prendiamo un rischio pazzesco!».
La scuola sollevata Nel 2011, «omettendo fraudolentemente di disporre un monitoraggio efficiente che accompagnasse i lavori di scavo, di aggiornare i dati e di verificare in tempo reale il rispetto delle soglie di ‘allerta’ e ‘allarme’ in relazione agli scostamenti e ai movimenti dell’edificio ( la scuola Ottone Rosai, ndr), omettendo di disporre la sospensione dei lavori e continuando le lavorazioni anche dopo aver saputo degli scostamenti, in periodo di lezioni scolastiche, giungendo ad uno scostamento quantificabile a quella data in non meno di 4,5 cm verso l’alto». Per questo episodio sono stati indagati Furio Saraceno, geometra e legale rappresentante di Nodavia, e Lanzafame, tecnico di fiducia di Saraceno. Saraceno diceva: «la cosa preoccupante non è aver fatto una crepa nella scuola che fa morir dal ridere, è il sistema dell’organizzazione che nessuno, cioè te gli potevi pure fare una crepetta o la potevi alzare di un metro e la facevamo proprio crollare, cioè giù a terra, noi non ce ne saremmo manco accorti perché i dati non li controllavamo». Quando il problema viene a galla Valerio Lombardi , scrive il giudice, «contesta chiaramente il fatto a Saraceno», ma lo fa, «non perché preoccupato dei rischi conseguenti alle modallità di svolgimento dell’opera, ma solo per le conseguenze mediatiche: ‘ora ci massacreranno, ci attaccheranno su questa cosa’».
Chi sa cosa Valerio Lombardi sa di molte cose, ma non è acclarato se molte di queste informazioni sono arrivate fino all’ex presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti. A giudicare dalle contestazioni no. E’ possibile che nulla sapesse dei conci, delle guarnizioni scadenti e della scuola sollevata. Si è però molto adoperata affinché venisse approvato il decreto terre con cui si potevano lavorare i fanghi di scarto della fresa Monna Lisa come terre, e non come rifiuti speciali. Lo fa tramite contatti a Bruxelles e al ministero. Lo fa muovendo quelle conoscenze che lei stessa si vanta di avere e che usa anche presso il Ministero per i Beni culturali per la sopravvenuta scadenza di cinque anni dell’autorizzazione paesaggistica.
Le chiacchiere che portano ai fatti «Il gioco di squadra è fondamentale», dice la Lorenzetti a Lombardi. Poi lui le dice che in un colloquio con l’ingegner Casale, ad di Italferr, questo gli dice: «se non ci fosse stata lei che ci ha fatto aprire tutte le porte noi ancora staremmo a capire che cazzo dobbiamo fare». Lorenzetti ribatte dicendo che «lei è in grado di fornire la rete di conoscenze .. si perché le persone vanno utilizzate, tra virgolette utilizzate.. nel gioco di squadra per quello che sanno fare .. io relazioni rapporti, lo hai visto da solo: io li conosco tutti ecco, ti dico con esattezza dove posso arrivare, e l’autorevolezza che c’ho nei rapporti, questo state tranquilli con me, io sono famosa per essere una che chiacchiera, che chiacchiera tanto ma insomma però chiacchiere che portano ai fatti».
Gli interessamenti Secondo la procura, Lorenzetti, «grazie a modifiche normative e accomodanti disposizioni delle pubbliche amministrazioni a copertura dell’operato» dell’associazione, riesce a far si che «La gestione degli scarti della fresa Monna Lisa venisse fatta in deroga alla normativa sui rifiuti». Ma riesce anche ad «ottenere il massimo riconoscimento possibile delle riserve contrattuali poste dagli appaltatori per una maggiorazione delle spettanze economiche di centinaia di migliaia di euro». Lorenzetti si attiva anche a Bruxelles affinché nessuno si metta sulla strada della realizzazione della tav fiorentina, per come i protagonisti dell’inchiesta se la sono immaginata. E’ sempre la Lorenzetti che al telefono dice « I nostri uffici di Bruxelles consigliano di attendere con fiducia, o di utilizzare gli eurodeputati che sono nella commissione Ambiente e territorio».
Clini Tra i più attivi nell’aiutare ‘la squadra’ c’è il geologo siciliano Walter Bellomo, che ha un rapporto continuo con Lorenzetti. «Il 28 settembre – si legge nell’ordinanza -, le dice che il ministro Clini ha disposto la soppressione della commissione Via( di cui lui fa parte, ndr) e le fa presente l’importanza che lui resti anche nella costituenda commissione. La Lorenzetti, «parlando con un certo Paolo, con una utenza registrata a nome del Partito democratico) dice, ‘no ti volevo dire invece di Bellomo, c’hai parlato con Clini?’ e lui risponde:’ si tutto a posto, tutto a posto, ma ti pare che non lo conosco che non so chi è, tranquillissimi!’».
Ci fanno diventare berlusconiani Il 29 ottobre 2012 Valerio Lombardi dice alla Lorenzetti che i rappresentanti del Ministero per i beni culturali che la lettera con cui viene deciso delle varianti verrà trasmessa anche alla procura della Repubblica di Firenze, «hanno ribadito che loro, ‘cioè metteteci tutti gli allegati in questa lettera perché dobbiamo mandarla alla procura, anche sulle varianti ci hanno comunicato quelli del ministero che la procura li ha già interessati affinché ogni provvedimento che sarà preso su questo progetto sia trasmesso anche alla procura». Lorenzetti risponde: «Oh ma ti rendi conto cazzo! Che siamo diventati.. ma io.. ma io guarda, ma veramente ci fanno diventare berlusconiani, è ma è così, è una follia quello che sta succedendo, una follia proprio».
Niente autorità trasporti per Sanitopoli Nell’ordinanza del tribunale fiorentino finisce anche l’inchiesta perugina dei carabinieri del reparto operativo nota come Sanitopoli, per cui la Lorenzetti è stata rinviata a giudizio. «La dottoressa Ponzone Lorenza – scrive il gip – comunica all’ingegner Alessandro Coletta che Lorenzetti è fra i candidati per l’autorità dei trasporti. Ponzone già pensa di ottenere un incarico. La mattina dopo la Lorenzetti informa Anna Finocchiaro che purtroppo la sua candidatura ha un elemento ostativo costituito da un carico pendente per abuso d’ufficio presso la procura di Perugia. «Anna Buongiorno – scrive nell’sms -. Sui giornali è uscita la terna dell’autorità, ieri sera ho letto la norma, elenca le doti che i candidati devono avere e ovviamente c’è anche l’indiscussa moralità. Io ho un carico pendente. Il 27 novembre decideranno se devo andare a giudizio per falso e abuso. Valuta e decidi tu».
Vissani, Moretti e D’Alema Il 3 dicembre con un sms mandato a Lombardi, Lorenzetti dice che «grazie al lavoro di squadra sono stati superati gli ostacoli e i lavori della Tav sono ripresi. Lo fa con un sms: L’onta è stata lavata! L’Umbria rossa ha saputo reagire. Siamo pronti per festeggiare. Ieri sera sono stata a cena da Vissani e c’era Moretti che ha detto a D’Alema che io ero la sua presidente preferita e ha chiesto a Massimo di darci una mano in Brasile». E Lombardi le dice: «Ti sei riscattata! Alla faccia dei rottamatori»
Italferr azzerata All’indomani degli arresti domiciliari intanto Lorenzetti si è dimessa dalla carica di presidente di Italferr e insieme a lei hanno fatto lo stesso tre consiglieri, decapitando il direttivo dell’azienda che di fatto decade. Lorenzetti, ha incontrato di nuovo il suo avvocato Luciano Ghirga, che continua a sostenere l’insussistenza di elementi per giustificare la reiterazione del reato. Lorenzetti attende di essere convocata dal gip per l’interrogatorio di garanzia, a cui ha intenzione di fornire tutte le spiegazioni del caso per fargli capire che lei, agiva in buona fede. Poi sarà la volta del Riesame. Da ex presidente di Italferr, sussistono ancora le esigenze cautelari legate alla sua carica? Lo scontro tra accusa e difesa è solo all’inizio.
