I 300 appartamenti di Ponte San Giovanni sequestrati

Fiorella Pavan era stata arrestata lo scorso 14 settembre nell’ambito dell’inchiesta perugina Apogeo, che aveva sgominato un’associazione affiliata al clan dei Casalesi, operante in Umbria e non solo. La donna, una stilista di San Donà di Piave, è stata rimessa in libertà dopo un mese dal tribunale dei Riesame che ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Perugia Carla Maria Giangamboni.

Io, nessun contatto coi Casalesi Secondo quanto scritto nella stessa ordinanza annullata, la Pavan sarebbe stata un prestanome a servizio della cupola dell’associazione. Una donna sui cui conti correnti sarebbero transitate grosse cifre, denaro sporco da riciclare. Ma la donna, intervistata da un’emittente del Nord Est dice di «non aver mai avuto nulla a che fare con il clan dei Casalesi, di cui so solo quello che sta scritto nel libro Gomorra». La donna si dice anche molto provata dal carcere e sicura di poter dimostrare la sua estraneità alle accuse che il pm Antonella Duchini le muove da Perugia. «Sui miei conti non sono mai passati soldi sporchi – ha detto ancora all’emittente – altrimenti che motivo avrei avuto di chiedere un mutuo?»

Per l’accusa era una prestanome Nelle carte dell’accusa Fiorella Pavan era la donna che insieme ai capi del sodalizio criminale aveva preso in gestione l’hotel Domo di Perugia e la Co.In.All di Bastia Umbra. Tutto falso per la donna, il suo legale e la sua famiglia che si è battuta per riportarla in libertà. E dopo un mese di galera, il tribunale della libertà le ha dato ragione. Ora dovrà dimostrare la sua innocenza anche con il pm o con chi dovrà decidere per un eventuale rinvio a giudizio.

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