Risultavano in cassa integrazione ma erano regolarmente al loro posto di lavoro. L’amministratore di una azienda metalmeccanica dell’Alta Valle del Tevere è stato denunciato a piede libero alla procura di Perugia in concorso con altri sei dipendenti che si erano prestati nella commissione dell’illecito. A scoprire tutto la guardia di finanza del capoluogo umbro.

In otto mesi mille ore di lavoro L’impresa, dal mese di ottobre 2009, aveva richiesto e ottenuto lo stato di crisi aziendale, con ottenimento della cassa integrazione straodinaria. Dai riscontri eseguiti dai militari della tenenza della gdf di Città di Castello è stato accertato che in otto mesi erano quasi mille le ore lavorate e indicate illecitamente sulla busta paga dei dipendenti come Cigs.

Cinque lavoratori in nero Nel corso dell’intervento e di successivi controlli mirati ed effettuati presso gli stabilimenti di note multinazionali dove l’impresa distaccava proprio personale per lavori di manutenzione, sono stati inoltre scoperti cinque lavoratori completamente in nero.

Truffa aggravata il reato I sette denunciati dovranno tutti rispondere di truffa aggravata ai danni dello Stato. Per gli aspetti connessi ai danni erariali è stata interessata la procura regionale della Corte dei conti di Perugia, così come per gli aspetti amministrativi relativi al recupero delle somme indebitamente percepite e l’irrogazione delle sanzioni è stata interessata sia la direzione provinciale del lavoro sia l’Inps di Perugia.

Da Cgil sostegno a gdf Pieno sostegno alla azione della guardia di finanza per l’operazione nei confronti dell’azienda che impiegava lavoratori che risultavano essere in cassa integrazione viene dalla Cgil Alta Umbria con il segretario Alessandro Piergentili. «Come Cgil non possiamo che sottolineare l’azione della gdf e il fatto che l’utilizzo improprio dello strumento di cig non solo danneggia i lavoratori che ne hanno necessità e che pagano attraverso la busta paga – sottolinea Piergentili – ma arreca danno al sistema complessivo introducendo elementi di competizione tra le aziende illegali e che abbassano la soglia di tutela dei lavoratori e lavoratrici».