di Marta Rosati
«Nella condanna giusta e sacrosanta coniugate l’esigenza di verità e giustizia con quella del reinserimento sociale che un fine pena mai non concederebbe a un giovane che ha sbagliato per immaturità». È quanto hanno chiesto alla Terza sezione penale della Corte d’Assise del Tribunale di Roma i difensori di Mark Samson, responsabile di aver ucciso nel marzo del 2025 la fidanzata 22enne Ilaria Sula, che chiedeva spazi e voleva una pausa dal giovane. La studentessa ternana de La Sapienza, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, è stata aggredita poi accoltellata a morte. Il suo corpo chiuso in una valigia e gettato in un dirupo.
Gli avvocati dell’imputato, ristretto in carcere già da oltre un anno, martedì mattina hanno tentato di smontare la tesi di Procura e parte civile rispetto alla premeditazione del delitto. Con riferimenti a conversazioni, messaggi e atteggiamenti dell’assassino, i due legali hanno insistito sull’assenza di un piano criminale studiato, evidenziando ‘immaturità e improvvisazione’ nell’agire di Samson. «Mark non ha avuto pietà di Ilaria ma della verità sì».
Nella discussione della difesa davanti al collegio dei giudici, inoltre, gli avvocati hanno proposto la tesi del ‘delitto d’impeto per reazione psicogena abnorme’ che il 23enne avrebbe avuto quando, dopo la notte trascorsa assieme a Ilaria e un rapporto sessuale consumato tra i due, la giovane, distratta dal telefono, avrebbe mostrato a Mark che chattava ancora col ragazzo col quale stava pianificando un incontro.
Nell’arringa, l’avvocato Foti ha fatto riferimento al sentimento della gelosia, calcando la mano sulle differenze che in questo senso vi sarebbero tra uomini e donne. Secondo quanto riferito in aula, Mark non sarebbe dunque riuscito a frenare quella sua «gelosia carnale» che nell’universo femminile invece sarebbe di tipo «emotivo». Gelosia che tuttavia la difesa non ritiene componente esclusiva dell’omicidio, quindi non interpretabile come futile motivo: «Mark si aspettava chiarezza da Ilaria e poi è stato provocato dalla giovane».
Respinta la definizione dell’imputato di ‘freddo e lucido calcolatore’ fornita dalla Procura: «Non si sarebbe trovato a cercare solo dopo il crimine il materiale per occultare il cadavere, non si sarebbe sbilanciato a sparlare di lei con amici e conoscenti, né avrebbe utilizzato tanta violenza, né avrebbe atteso la mattina successiva all’invito a casa». E rispetto a questo, con riferimenti alle tracce di caffeina nello stomaco della vittima e altri elementi indiziari, è proprio nella mattina del 26 marzo 2025 che la difesa colloca il delitto. Quanto all’aggravante dei futili motivi, la difesa ha argomentato: «Mark non ha approfittato della relazione sentimentale, di fatto avevano chiuso, serve dimostrazione sull’abuso del legame affettivo».
Il ragazzo alla sbarra è accusato di omicidio volontario aggravato da premeditazione, legame affettivo e futili motivi. La difesa ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche, equivalenti o prevalenti. Per la parte civile sarebbero insufficienti giovane età e incensuratezza, ma i legali dell’assassino: «Mark, subito dopo l’arresto, ha portato gli inquirenti sul luogo di occultamento del cadavere, così come poi fa ritrovare il telefono di Ilaria, nonché fornisce la sim della videocamera installata nella sua macchina. Elementi fondamentali per la ricostruzione dei fatti come l’essersi sempre sottoposto a esame». La difesa, nel concludere, ha espresso tristezza per la vicenda e gratitudine per la compostezza dei familiari in aula, rimettendo ovviamente alla Corte la decisione finale prevista per il prossimo 27 ottobre.
All’esterno del Tribunale sale la tensione. Il carico emotivo dei genitori di Ilaria, composti in aula sfocia nello sfogo di Flamir, il padre: «Ci vorrebbe la pena di morte». E via al confronto con gli avvocati dell’assassino della figlia.
