di Marta Rosati

«Punizione premeditata, condotta vendicativa, violenza inaudita, legame affettivo trascinato con ricatto morale, menzogne, lucidità e freddezza; prima, durante e dopo il crimine. Nessun pentimento. Mark Samson ha una personalità allarmante». La Procura di Roma chiede l’ergastolo. Tre le aggravanti ha spiegato il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini: premeditazione, legame affettivo e futili motivi. «Mark non ha avuto pietà – ha argomentato -, nessun ripensamento. Ha infangato la memoria di Ilaria Sula, ha passato tutte le sere dopo l’omicidio a divertirsi. Mai un cedimento, mai la verità fino in fondo. Non ha avuto pietà di lei nemmeno nel restituire i suoi ultimi istanti di vita. Se non contestabile in senso tecnico, questa è comunque crudeltà. E non esiste raptus. Samson non ha mai perso lucidità».

«La affogo nell’acquario, deve chiedere scusa in tutte le lingue». Così Mark Samson scriveva ad alcuni amici in vista dell’appuntamento con Ilaria Sula, la studentessa 22enne di Terni che aveva chiesto una pausa dalla relazione. L’ha uccisa a coltellate, dopo averla presa a pugni, poi ha chiuso il corpo in una valigia gettata successivamente in un dirupo. Martedì 19 maggio 2026, a distanza di un anno e due mesi circa dal terribile delitto di via Homs a Roma, nell’ambito del processo per il femminicidio di Ilaria Sula, nell’aula bunker di Rebibbia, davanti alla Corte d’Assise, è stata chiesta la condanna all’ergastolo.

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Mark Samson, che ha scelto di non partecipare a questa udienza, è accusato di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. La giovane, studentessa della Sapienza, 22 anni, fu picchiata, stordita e poi finita a coltellate tra il 25 e il 26 marzo del 2025.

«Samson – ha esordito il Pm Maria Perna – intrappolava Ilaria in una storia di totale controllo fingendosi uno studente modello, approfittava dell’ospitalità di Ilaria nella casa condivisa con altre ragazze. Samson, è emerso, è stato capace di mentire con tutti. I dissidi tra i due sono nati quando Ilaria si è resa conto di chi fosse veramente il ragazzo che aveva accanto. A turbare la ragazza anche uno sputo che Mark, un giorno, a un semaforo, rivolse a un lavavetri che insisteva per effettuare il servizio sulla vettura di Mark. Le bugie dell’imputato sull’università, a fine febbraio 2025 svegliano in Ilaria la volontà di prendere le distanze dal suo fidanzato. Aveva chiesto una pausa. Lui, per rimanere attaccato a lei, inventò di avere subito un furto in casa dei genitori, di avere paura, trovando ancora rifugio da lei. La finzione di Mark, si è protratta anche dopo il delitto, indice di una personalità veramente allarmante. Tant’è che Samson confessa solo quando è inchiodato alle sue responsabilità. In commissariato ha abbracciato il padre di Ilaria e negato di sapere qualcosa sulla scomparsa della giovane dicendo di amarla. Clamoroso il disvalore della sua condotta. Dal telefono della giovane, quando già l’aveva uccisa e si era sbarazzato del corpo, cercava di convincere familiari e amici che Ilaria fosse scappata con un ragazzo a Napoli. Per gettare discredito sulla ragazza, la chiamava troia e puttana e intanto spiava le sue conversazioni private; una morbosa e ossessiva attività di controllo da quando si era impossessato delle credenziali di accesso agli account social della ragazza che aveva intanto chiaramente, lucidamente e in modo trasparente, chiesto una pausa».

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«Rabbia, frustrazione e rancore sono quelli che accumula Samson spiando Ilaria dopo che la ragazza gli dice di voler incontrare nuove persone e di sentirsi tradita, per le menzogne, dal ragazzo col quale pensava di condividere tutta la vita. Sono quei sentimenti che poi hanno portato il 23enne a premeditare l’omicidio» prosegue il Pm in aula. «Scopre che Ilaria sta pianificando un incontro con un ragazzo e non lo riesce a tollerare. Tramite ricatto morale riesce ad avere la vicinanza della ragazza ma quando va a svegliarla nella notte per baciarla, lei si dice stanca di consolarlo e allora la sua rabbia esplode. In un messaggio a un amico scrive ‘Finirò in galera, ma lei è solo mia. Lo deve capire. La metto all’angolino. Io soffro come un maiale e lei se la spassa. Che puttana!’».

Il Pm, ripercorrendo gli ultimi giorni di Ilaria, con particolari già emersi nel corso del processo, arriva alla giornata dell’omicidio, quando Mark chiede a sua madre di non entrare nella sua stanza, proprio lì dove si è consumato il delitto: «Non è stato possibile ricostruire nel dettaglio cosa è avvenuto quella notte; dalla rappresentazione di Mark tramite lettere dal carcere, c’è incoerenza con le dichiarazioni dell’imputato fornite a più riprese. La molla omicida sarebbe scattata alla lettura di un ulteriore scambio di messaggi tra Ilaria e il ragazzo col quale si sentiva. Ma non c’era nulla di più intimo in quella conversazione. Collocare temporalmente il delitto, sulla base di quanto dichiarato da Samson e di sua madre, è impossibile. Mark ha una capacità di mentire e manipolare tale da non consentire di ricostruire esattamente quello che è avvenuto nella sua stanza tra il 25 e il 26 marzo. Non aiuta in questo senso la madre, che ha un atteggiamento servile nei confronti del figlio». La donna in questione ha patteggiato due anni per aver aiutato Mark a occultare il cadavere di Ilaria e a pulire la stanza dal sangue. La sera che l’ha richiamata a casa sua ‘il suo cucciolone, body guard’, Samson era stato a casa di Ilaria, quando lei non c’era, fino al tardo pomeriggio. Se avesse voluto chiarire qualcosa con lei, avrebbe potuto aspettarla lì, incontrarla in strada, ma evidentemente aveva pianificato l’omicidio. Di sicuro sappiamo che tra i due c’è stato un rapporto sessuale di cui non possiamo dire molto di più perché sono discordanti le versioni di Mark e di sua madre anche sulla presenza di un preservativo usato, una scatola di profilattici a terra. Mark non è credibile, non è coerente, ma perché uccidere dopo aver fatto l’amore? Solo premeditazione».

«L’appuntamento solo una vendetta premeditata, la voleva punire e lo aveva anticipato. Samson racconta tutto con tono monocorde. Nessun pentimento. Ha ucciso con freddezza e lucidità. Il coltello era già nella stanza. La mortadella e i panini da tagliare per la colazione, in casa, non c’era. Ce lo ha detto la madre. Ilaria è stata uccisa con inaudita violenza, Mark l’ha presa a pugni anche quando era caduta a terra. Le ha tappato la bocca per non farla urlare e si è preoccupato solo che il padre fosse già fuori casa. Perché lui forse avrebbe chiamato la polizia. Ilaria è stata finita quando già era incosciente, tramortita dai colpi».

«La condotta del 23enne è stata fredda e lucida, prima, dopo e durante – dice ancora alla Corte il Pm -. Gettato il corpo della ragazza in un dirupo, come un rifiuto, in un monte in cui aveva festeggiato con lei un anniversario di fidanzamento, se ne va a mangiare una piadina con grande appetito; nelle sere successive va a ballare, esce con gli amici e quando si ha notizia della scomparsa di Ilaria dice ‘Vado a dare un aiuto a cercarla’. La madre, complice, adesiva, forse succube, che lo ha solo aiutato a sbarazzarsi del corpo di Ilaria ha detto di temere che lui si uccidesse, ma sapeva benissimo che era tornato alla vita normale. Usciva, si divertiva».

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